Che mi dici di Willy?

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Che mi dici di Willy?

Molte lacrime e qualche sorriso in un film non troppo autocompiaciuto ma in certi momenti scontato come i tv-movie sull’argomento. I rapporti interpersonali sono onesti e naturali, e la rappresentazione delle paure connesse al sesso e alla morte è pungente ed efficace. Quando vediamo persone che si ammalano e muoiono, ci prende una paura personale e reale. Il film comunque non è depressivo: ci sono anche risate e momenti di gioia meravigliosi. Il finale, con gli amici morti richiamati con la memoria, è furi tono. Il titolo originale ricalca la formula con cui i gay partecipavano nei necrologi la loro situazione affettiva: compagni da molto tempo. Memorabile la battuta: Cosa pensi che accada dopo la nostra morte? Andremo a fare sesso ancora.

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19 commenti

  1. Ho dato un 9 al film perché l’ho trovato ottimo, ben girato, realistico e mai noioso. La tragicità della malattia fa rabbrividire ed è eccellente in modo anche crudo in cui essa viene reppresentata. E’ sicuramente questo l’aspetto che più mi ha toccato. A costo di sembrare cinico e contraddittorio però aggiungo che non sono stato commosso. Si parla di storie d’amore ma… Questi personaggi non fanno uso di droghe iniettabili e l’unico modo per essere infetti è per loro il sesso non protetto con “il primo che capita” (cui si accenna anche nel film). Mi si dia del moralista ma non vedo molto amore nel tradirsi più o meno consapevolmente con rapporti occasionali e a rischio, specialmente dopo aver appreso di una minaccia tale quale l’HIV. Sono gay e questo libertinismo accettato e giustificato mi infastidisce sempre più. Il mio 9 al film nasce anche da questo: rende bene l’idea di come tutto sia permesso al di là del rispetto e della mutua affidabilità che in una coppia dovrebbe esserci.

  2. Vivamente consigliato ai più giovani, come me, perchè si fa fatica persino ad immaginare l’orrore, ancora più angosciante e spaventoso, che dovette attraversare le menti di giovani venti/trentenni, nell’età in cui si ritiene di avere la vita in pugno, quando l’ombra di un flagello mortale sembrava non lasciasse scampo a chi volesse vivere a pieno la propria vita e i propri sentimenti. Il finale, pur sulle note di “Post mortem bar”, è da dimenticare.

  3. Questo film invece, ci mostra la vita di un gruppo di gay che faranno i conti con tutte le tappe di quell’epidemia,da quando non si sapeva neppure cosa fosse ai tentativi di cura addirittura con erbe medicinali, fino alla consapevolezza e all’acme. Più di qualche ingenuità nella sceneggiatura, insieme ad un ritratto un po’ mitigato (tutti i personaggi sono accettati, ben inseriti, fanno vacanze da sogno, rimarranno insieme fino alla fine) ne minano il valore artistico, ma il film ha il pregio di mostrare con un buon livello di realismo ciò che l’epidemia rappresentò, senza troppe concessioni alla compostezza visiva, anzi, in qualche scena, mostrando anche insistentemente il deterioramento fisico a cui i malati andranno incontro.
    Il cast è affatto male: su tutti si stagliano il bel Campbell Scott e soprattutto Bruce Davison, per questo ruolo meritatamento candidato agli Oscar.

  4. Si tratta della prima vera incursione sul grande schermo del flagello che rappresentò l’epidemia di AIDS. La televisione fu più coraggiosa, perchè già nell”85 ci fu la “Gelata precoce” di Gena Rowlands e Ben Gazzara. Si tratta, quindi, di una pellicola importante, se non altro storicamente, pur con tutti i suoi evidenti limiti. A cominciare dallo stile della regia e dalla caratterizzazione dei personaggi, che sembra più da soap opera che da grande cinema. Tuttavia il film rende con un taglio quasi documentaristico ciò che dovettero affrontare soprattutto gli omosessuali di fronte all’ inesorabile avanzata di questa piaga terribile, curiosamente proprio nel periodo in cui non sembrava impossibile un percorso di emancipazione e di riconoscimento, che proprio l’AIDS contribuì, invece, irrimediabilmente a paralizzare. Della portata sociale della malattia si occuperà molto bene, secondo me, il successivo Philadelphia.

  5. TORELLOMI

    Il film tratta di un gruppo di amici, più o meno giovani, che che si scontra per la prima volta, all’inizio degli anni ’80 in California, con una nuova e devastante realtà che si chiama “AIDS” e colpisce per lo più gli omossessuali(Testuale). Una delle pellicole sul tema “AIDS” più belle e con un finale davvero commuovente ma che ha in sè un alito di speranza. Bellissimi i dialoghi

  6. thediamondwink

    non male, forse la sceneggiatura un pò incasinata, ma lo consiglio per chi non conoscesse ciò che accadde agli albori della scoperta dell’AIDS …
    Gli attori non mi sono piaciuti, scialbi!

  7. neutronik80

    Non mi è piaciuto molto. L’ho trovato lento e non sempre ben armonico. non è detto che perché parli di un tema tragico come quello dell’AIDS debba per forza essere elogiato a capolavoro. L’ho trovato freddo. Ho apprezzato molto di più An Early Frost!

  8. reader81

    Questo è ciò che si può definire film-documento.
    Ho ritrovato con piacere un cast composto da attori tutti quanti famosi, ma all’epoca dell’uscita del film: 1990, ancora all’inizio della propria carriere.
    Fa molto riflettere il fatto che si metta inluce come nessuno aveva la minima idea di ciò che stesse capitando, e che si assistesse inermi a un lento e doloroso spegnersi delle persone care. Fa ancora riflettere che oggi, nonostante i miglioramenti nelle terapie, a distanza di decenni, non si sia trovata una vera cura.

  9. l’ho visto oggi su mgm e devo dire che mi è parso un film un po’ melenso e a volte noioso anche se i temi trattati sono stati trattati con efficacia. il finale è davvero indimenticabile e commovente. alla faccia di ciò che è stato scritto. willy è grandissimo!!!!!!!!

  10. nelcuore

    Credo che chi giudichi palloso questo film si aspetti di veder in un film la solita storia d’amore scontata e a lieto fine. La storia d’amore c’è, anzi più d’una, ma il messaggio del film è tutt’altro. Se io non avessi visto questo film tanti anni fa, forse oggi non sarei qui a digitare davanti ad un pc. Grazie al regista.

  11. Caro francesco il film riporta piuttosto fedelmente quello che si è vissuto nei primi anni ottanta quando si assisteva inconsapevoli ed impotenti all’avanzata dell’hiv che ha falcidiato un’intera generazione; infezione per la quale ancora oggi non esiste cura efficace. Non è una semplice rappresentazione di morti di aids ma la rievocazione di un periodo storico tragico della comunità gay mondiale.Il film è bellissimo.

  12. Caro francesco il film riporta piuttosto fedelmente quello che si è vissuto nei primi anni ottanta quando si assisteva inconsapevoli ed impotenti all’avanzata dell’hiv che ha falcidiato un’intera generazione; infezione per la quale ancora oggi non esiste cura efficace. Non è una semplice rappresentazione di morti di aids ma la rievocazione di un periodo storico tragico della comunità gay mondiale.Il film è bellissimo.

  13. andrea

    ho visto questo film molto tempo fa ma se non ricordo male uno dei protagonisti dice verso la fine del film: io ci voglio essere il giorno che troveranno la cura.beh…me lo ricordo ancora e ancora sono daccordo con lui

  14. Alfredo

    E’ innegabile che è un film particolarmente triste, però mi ha colpito positivamente per come questo gruppo di amici viva l’amore e l’amicizia; in maniera ammirevole.

  15. Francesco

    Un film molto toccante e triste. Il film è anche un pò palloso perchè la trama consiste semplicemente in una carrellata di rappresentazioni di morti di aids di tutti i personaggi del film, però se questo tipo di film aiutano a riflettere ed a sensibilizzare allora ben vengano!

  16. terzo piano

    Un film molto tragico che racconta il percorso dell’epidemia dell’aids vissuta da un gruppo di amici. E’ una versione tragica anni novanta di “Boys in the band”. Film anche romantico, tenero, molto verosimile. Molto carino Campbell Scott che apre il film facendo un bagno nudo nell’oceano.

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Varie

Otto giovani omosessuali, Alan (fratello di Lisa, una ragazza già fidanzata), soprannominato “Spino” per la folta barba, Willy, Howard, David, Sean, John, Paul e Bob hanno successo nel lavoro, e appartengono in gran parte al mondo degli scrittori, sceneggiatori e attori dei teleromanzi, mentre Spino è un avvocato. Essi vivono agiatamente e sereni, e fra alcuni di loro ci sono legami amorosi, come fra Willy e Spino, David e Sean, Howard e Paul. Ma nel luglio del 1981 il New York Times parla per la prima volta di una malattia totalmente sconosciuta, che comincia a far vittime, specialmente fra i gay e i drogati: l’AIDS. Rapidamente i vaghi allarmi si tramutano in terrore; il primo del gruppo ad ammalarsi è il giovane John, che in poco tempo peggiora e muore, presto seguito dal suo compagno Bob. Ora gli amici superstiti sono spaventati; temono il contagio anche fra loro mentre vengono emarginati dalla società. Perciò cominciano a vivere in un incubo, e anche i loro incontri ne risentono. Intanto Paul è ricoverato in ospedale per una grave lesione al cervello, causata dall’AIDS. Poi è la volta di Sean, brillante sceneggiatore, cui la malattia devasta presto il corpo e la mente: il suo compagno David lo assiste con dedizione e in seguito lo cura in casa propria, nonostante i medici gli abbiano sconsigliato di farlo per timore del contagio. Sean spira serenamente, confortato dal fedele David, che l’anno seguente muore anch’egli. Ancora una volta i superstiti si riuniscono per il funerale, ricordando il coraggio dimostrato dall’amico morto e il suo brillante senso dell’umorismo. Intanto Spino cerca di far valere i diritti di Howard, che, come molti altri gay, è stato privato della casa e del suo lavoro di attore, mentre Willy aiuta gli ammalati soli, facendo per loro anche i lavori domestici. Dopo 9 anni dal primo allarme, di quel gruppo di amici sono rimasti in vita solo Willy e Spino, che si trovano su una spiaggia deserta con Lisa: sono tristi e amareggiati, ma sperano sempre che la terribile malattia sia sconfitta, e, mentre rivedono come in sogno gli amici scomparsi, si augurano un futuro più sereno.

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