Cannibal

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Cannibal

Il film descrive, fedelmente e senza risparmiarci nulla, il famoso caso di Armin Meiwes, il “Cannibale di Rotenburg”, che nel 2001 riuscì a trovare con un annuncio in internet una vittima volontaria, disposta a farsi uccidere e mangiare.
Il regista, attivo nel genere horror, ha evidentemente messo tutti i suoi sforzi negli effetti speciali, e in questo riesce benissimo, visto che il film è inguardabile nelle sue scene più raccapriccianti. I dialoghi sono quasi inesistenti e il sottofondo musicale è molto stravagante (e questo ci ricorda i b-movie sadomaso giapponesi “Beautiful Mistery” e “Muscle”).
Abbiamo nonostante tutto voluto segnalarlo per come descrive, in modo non banale, la personalità del cannibale.
Il protagonista inizia a sviluppare i suoi istinti già da bambino quando, invece di spaventarsi, ascoltava affascinato la madre leggere le inquietanti fiabe dei fratelli Grimm… segue sulla scheda (R.M.)

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segue da sopra (contiene il finale)

… Crescendo si appassiona per tutto quello che riguarda la morte, i cadaveri, le dissezioni chirurgiche, le torture, Hitler e cosi via… Da adulto apparentemente sembra una persona rispettabile e sensibile, ma in casa tramite internet inizia a cercare delle possibili vittime. In questo modo incontra dei ragazzi (e anche una ragazza, ma in quel caso neanche lui è molto convinto) che reagiscono male e scappano quando si rendono conto che non si tratta semplicemente di giochini sadomaso. Finalmente un giorno entra in contatto con un uomo seriamente intenzionato a morire. Quindi si prepara con scrupolo all’incontro, studiando come si macellano i maiali e attrezzando un suo casolare in campagna di tutto quello che potrà servire, compresa la telecamera che registrerà tutto.
La vittima, che nel film non ha un nome ( è indicato solo come “la carne”), si presenta all’incontro con la frase “sono la tua carne… non farmi soffrire” e si dimostra essere il più determinato dei due, quello che fino all’ultimo dirà all’altro quando e come agire. Il protagonista appare invece molto insicuro di sé, perché si rende sempre più conto che nella realtà non tutto è cosi facile e perfetto come era nelle sue fantasie e nelle sue prove, e solo alla fine lo vedremo acquisire piena padronanza dei suoi istinti .
Una volta arrivati nel casolare, i due passano del tempo assieme giocando e coccolandosi come una qualsiasi coppia innamorata, quindi la vittima scopa l’altro, dopo di che gli ordina di strappargli il pene con un morso. L’altro però esita e morde senza la forza necessaria a troncare di netto; ” la carne” quindi, urlando di dolore, lo caccia via, lasciandolo umiliato e piagnucolante.
Nel secondo tentativo tutto va invece secondo i piani. Il cannibale taglia il pene dell’altro con un coltello (con uno spaventoso effetto speciale), lo cucina in padella ed entrambi lo mangiano, ma lui non riesce ad evitare di sputarlo. Poi lascia dissanguare la vittima e lo trascina ancora vivo nella stalla, mentre liquidi immondi escono da ogni orifizio. Gli taglia la testa senza smettere di baciarlo e lo macella (anche qui con effetti speciali raccapriccianti). Sotterra le ossa, tranne la testa che tiene d’ora in poi sempre vicino a se e cucina parte della carne, imbandisce una grande tavolata, e mangia. Infine, si sistema e fa ritorno in città.
Questo fatto di cronaca ha ispirato diversi altri film tra i quali citiamo: ‘Dein Herz in Meinen Hirn (Your Heart in My Brain) di Rosa von Praunheim e ROHTENBURG ( Butterfly: A Grimm Love Story) di Martin Weisz. (R.M.)

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