La Canarina assassinata

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La Canarina assassinata

Debutto alla regia del quarantenne Daniele Cascella, già aiuto regista di importanti autori italiani come Scola e Tornatore, che affronta in questo film corale un argomento senz’altro a lui ben noto: il dietro le quinte del mondo della produzione cinematografica. Lo fa senza pietà e senza ottimismo, ma rimanendo sui toni della commedia grazie ad una buona dose d’ironia e, alla fine, di sottile speranza (i buoni si separano dai cattivi). Nel film che racconta di una troupe cinematografica che si trasferisce in una bellissima villa dove sarà ambientato il film da girare, passiamo in rassegna quasi tutte le figure che lavorano alla costruzione di un film: finanziatori, produttori, registi, sceneggiatori, tecnici, attori, ecc. Un’intera sequenza, dedicata alla selezione del cast (che ci fa godere l’esibizione di Chiara Francini – appena ammirata in “Un altro pianeta”), vuole ricordarci che se non sei raccomandato o non entri nelle grazie dei produttori difficilmente potrai ottenere la parte. Ancora peggio vengono presentati i rapporti tra i membri della troupe: tradimenti, interessi venali o carrieristici, disprezzo per i valori artistici, ecc. In quest’ambito assistiamo al primo incontro amoroso (che per troppa autocensura registica non vediamo realizzarsi) tra due bei giovani (l’aiuto regista e un tecnico) che vengono messi a dormire nella stessa camera della villa con un letto matrimoniale che non si può dividere. Entrambi gay semivelati (nessuno dovrebbe sapere ma in realtà tutti lo sanno) non faticano a riconoscersi ed è sufficente ritrovarsi sdraiati sul letto perchè gli occhi s’incollino e le mani inizino ad accarezzare. Noi dobbiamo però accontentarci di rivederli la mattina seguente quando le cose non andranno proprio come avrebbero dovuto… Complessivamente ci è sembrato un film onesto, forse un po’ dispersivo e poco approfondito (causa anche dei tanti personaggi e temi affrontati), ma capace comunque di trasmettere le idee e la vena polemica che stava a cuore agli autori. Peccato che il film sia uscito in sordina, distribuito solo in quattro copie.

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trailer: La Canarina assassinata

https://youtube.com/watch?v=Un3WzrBZtdc%26hl%3Dit%26fs%3D1

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Un produttore cinematografico, noto per la sua spregiudicatezza e per la sua mancanza di scrupoli, trova “fortunosamente” una location a buon mercato per un film da far dirigere a un regista non più giovane ma dalla coscienza immacolata: una splendida villa immersa in un parco del viterbese. Quando il produttore, insieme ad alcuni attori e al regista, si trasferisce nella villa per la preparazione del film, incontra la proprietaria, Anna, una donna sofisticata, non più giovanissima ma ancora molto bella, che vive sola nella villa in compagnia del suo enigmatico maggiordomo, Raffaele. La finzione del mondo del cinema riverbera negli atteggiamenti e nei rapporti dei suoi protagonisti rivelando senza pietà la sua incresciosa bassezza. Ma la “vita vera”, quella che dovrebbe essere rappresentata da Anna e da Raffaele, si rivelerà non meno finta di quella cinematografica: gli ospiti “cinematografari” non sono lì per caso Dietro la loro presenza c’è una vendetta in attesa di essere compiuta, e che si compirà, certo, a scapito della vittima designata. Ma in un mondo come quello del cinema, dove tutto è finzione, può la morte essere reale? (Cartella Stampa)

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“‘La canarina assassinata’ è il debutto dietro alla macchina da presa di Daniele Cascella, già aiuto di Scola e Tornatore che, da quarantenne, porta sullo schermo questo soggetto dello scomparso Alessandro Ninchi (nipote di Ave e Carlo) in cui si ironizza sul cinema italiano, popolato da produttori cialtroni, attori cani raccomandati, registi disposti ad ogni compromesso. Insomma, un circo in cui cerca di muoversi il protagonista (Ignazio Oliva), giovane autore di talento che si ritroverà su una sorta di set nel set: la bella villa di una bella signora (Caterina Vertova) dove, all’insaputa dell’intera troupe e del produttore, soprattutto, si compirà una macchinosa vendetta” (Gabriella Gallozzi, ‘L’Unità’, 26 settembre 2008)

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