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Questo film del regista e attivista gay Sridhar Rangayan, oltre al suo valore di testimonianza, acquista un ulteriore valore storico per essere stato il primo film a tematica LGBT inserito nel programma di distribuzione nazionale patrocinato dal governo indiano. In India c’era stato finora solo un altro precedente, quello del doc “Purple Skies” di Sridhar Rangayan (visto in Italia al penultimo Florence Queer Festival), trasmesso all’inizio di quest’anno da una emittente nazionale, che per la prima volta aveva dedicato una serata ad un argomento ritenuto tabù. Il regista Rangayan ha dichiarato, sorpreso ed entusiasta che “Questa decisione è una cosa grossa, soprattutto considerando la tematica altamente controversa e molto politica. Il film è onesto ed evidenzia i problemi della comunità senza spettacolarizzarli. Mi complimento con la maturità e l’attitudine del governo per aver incluso questo film. Questo permetterà ad una vasta e variegata audience di vedere l’opera, di rendere note al grande pubblico le storie riguardanti la comunità LGBT, duramente colpita dalla decisione della Corte Suprema di considerare l’omosessualità un crimine”.
Il tema del film è quello della sezione 377 del codice penale indiano che criminalizza i rapporti tra persone dello stesso sesso con pene che vanno dai 10 anni alla reclusione a vita. L’alta Corte di Delhi ha depenalizzato l’omosessualità nel 2009 ma nel 2013 la Corte Suprema ha sentenziato che “non ci sono prove che dimostrino che la legge 377 venga interpretata in modo abusivo dalla polizia”, giustificandone il contenuto. Il regista Rangayan, con un lavoro durato più di sette anni, durante i quali ha viaggiato per tutte le maggiore città indiane, dove ha intervistato membri della comunità LGBT (gli attivisti Manohar Elavarthi, Sumathi Murthy e Vinay Corradini), oltre ad avvocati e giuristi (come B.T.Venkatesh, Arvind Narrain) e vittime della legge 377 (come Kokila e Marturano), vuole dimostrare, attraverso diverse testimonianze personali, che la legge in questione viene applicata brutalmente dalla polizia, con torture ed abusi, e viene usata da ricattatori che perseguitano gli omosessuali. Il regista ha dichiarato: “Giudici e persone al potere continuano a dire che la legge [377] viene applicata solo raramente. Questo film vuole aprire loro gli occhi, mostrando vari esempi di abusi, estorsioni, persecuzioni che vittimizzano la popolazione LGBT, nonostante decenni di lotte condotte dai movimenti semi-clandestini LGBT, che le autorità vogliono considerare ‘invisibili’ “. Il film ripercorre anche il cammino del movimento LGBT indiano negli ultimi venti anni, dalle prime timide iniziative pubbliche alle partecipate manifestazioni di oggi. Dice l’attivista Udaipur: “Dopo aver visto il film vi renderete conto che quello che la comunità LGBT chiede è un diritto umano fondamentale, vivere e amare con dignità. Questo non dovrebbe essere negato a chiunque in qualsiasi paese del mondo e da qualsiasi legge. La sezione 377 deve essere abolita immediatamente, così da fermare questa ignobile violenza e sfruttamento”.

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Filmmaker and gay activist Sridhar Rangayan embarks on a personal journey to expose the human rights violations faced by the LGBTQ community in India due to a draconian law Section 377 and homophobic social mores of a patriarchal society. The gritty documentary BREAKING FREE features searing testimonies of gay and transgender persons who have been victimized or exploited, as well as wide-ranging interviews with advocates and activists. See-sawing between despair and joy, anguish and hope, the film offers an insider view of the Indian LGBTQ community and is a documentation of its movement from invisibility to empowerment.

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