Baby Bump

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Baby Bump

“Baby Bump è il ritratto della violenza che può esserci nel diventare grandi e narra dell’undicenne Mickey House, che sfugge alla dura realtà dei cambiamenti che stanno accadendo al suo corpo per rifugiarsi in un mondo fantastico, accompagnato dal suo amico animato, il topo-canguro Jerboa, il suo alter ego con le orecchie da elefante. Ma Mickey non deve solo vedersela con le sue orecchie a sventola (anche se effettivamente potrebbe considerarle il suo più grande handicap), ragion per cui ha intenzione di ricorrere alla chirurgia plastica, e sogna di tagliarle per poterle incollare alla sua testa; a dire il vero, ha perso oramai il controllo su tutto il suo corpo, e sul rapporto con sua madre, che peraltro non presta alcuna attenzione ai segni della maturazione del figlio. Ricco di immagini sessuali, Baby Bump accompagna il processo di crescita di Mickey dando vita a un mondo pieno di fantasia e colori (col il direttore della fotografia Adam Palenta ancora una volta a fianco di Czekaj). Mickey è immerso in un impressionante mondo che sembra uscito da un fumetto, in cui le dimensioni fisiche sembrano essere tanto sproporzionate quanto l’immagine che ha di se stesso e del suo corpo. Essendosi occupato non solo della direzione, ma anche della scrittura della sceneggiatura, in questo film Czekaj non ha paura del rischio e di sperimentare primi piani e sequenze animate. Ha persino reintrodotto l’ormai raro split-screen, e così facendo, si ha l’impressione che il corpo filmico stesso si trovi incredibilmente sotto pressione per maturare. E’ tutta una questione di spingersi oltre i propri limiti, sia quelli fisici che quelli cinematografici…” (Sabine Kues, Cineuuropa.org)

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Baby Bump è visibile in streaming (con sottotitoli in italiano) al seguente link
http://www.mymovies.it/film/2015/babybump/live/

CRITICA:

Mickey House ha undici anni. Non si sente più bambino ma neppure adulto. E’ maschio o è femmina? La vita a scuola non è delle migliori visto che ogni giorno si deve passare sotto il metal detector. Anche quella con la mamma non è delle più facili perché Mickey fatica a comprenderne la vita relazionale e sessuale. Se poi a tutto ciò si aggiunge un personaggio dell’animazione televisiva che sembra guidarne gli atteggiamenti tutto finisce con il complicarsi ulteriormente.
Di opere cinematografiche che trattano il passaggio dall’infanzia alla pubertà, sia sul versante maschile che su quello femminile, è ricchissima la filmografia di moltissimi Paesi. Kuba Czekaj ne è pienamente consapevole e ha quindi deciso di muoversi su un terreno praticamente inesplorato. Racconta così tra irrealtà e surrealismo la fase di passaggio del giovanissimo protagonista aderendo in più di un’occasione alle modalità narrative del fumetto.
E’ un film, questo, saturo di escrezioni, di colla, di foruncoli che debbono essere schiacciati ma tutto avviene con la leggerezza di un cartoon con esseri umani in cui la fatica di crescere si concentra sul corpo e sulle sue molteplici modalità d espressione della gioia o del disagio. Se mamma chatta con un tipo che si masturba in giacca e cravatta e a scuola la sua urina è richiesta come ‘pulita’ a Mickey non resta che sperare di comprendere se il suo futuro preveda la presenza di un pene o di un seno o addirittura di un ventre gravido. Magari anche di enormi orecchie che lo assimilino alla voce guida disegnata da cui forse sarebbe bene liberarsi. Perché comprendere chi si è e quali siano le pulsioni e le tendenze che finiamo con il sentire come nostre è un lavoro complesso che si finisce con il compiere da soli. Czekaj ce lo racconta con uno stile a cui non difetta l’originalità. VOTO: 3/5 (Giancarlo Zappoli, mymovies.it)

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Le influenze di un film come Baby Bump sono molte e piuttosto riconoscibili, diviso com’è tra un’estetica di fondo che ricorda molto l’Harmony Korine di Gummo e un’edulcorazione stilistica Wes Andersoniana ormai abusata nella sua ossessione con le simmetrie e le composizioni centrate delle proprie inquadrature. Più che su una sceneggiatura fondata su degli atti, dei climax e delle scene di senso compiuto, Baby Bump si regge su una struttura che è puramente audiovisiva, un po’ come fosse un’opera di video arte o un lunghissimo videoclip.
Si spazia infatti molto a livello creativo tra scene puramente musicali, scritte colorate che fungono da karaoke, immotivati split-screen che mirano ad associare scene parallele per puro gusto estetico e sequenze in animazione che paragonano il personaggio protagonista al topolino di un “celebre” cartone animato trasmesso di continuo sulla televisione via cavo. C’è anche una ben evidente e interessantissima ossessione nei confronti della carne e delle sue mutazioni, tra pancioni che si ingrossano terribilmente, uova giganti, peni mozzati e brufoli da scoppiare, con derive visionarie e allucinatorie quasi degne di un Cronenberg degli esordi.
Ciò che però si potrebbe leggere come un mero esercizio stilistico e produttivo nasconde in realtà uno sforzo ammirevole di esprimere nel modo più forte e disturbante possibile le sensazioni di un’età in cui i cambiamenti ormonali possono creare dei veri squilibri mentali e possono essere fonte di numerose debolezze caratteriali. Baby Bump è quindi in realtà un film schizofrenico come capita di vederne davvero di rado. E fa di certo onore ancora una volta al progetto Biennale College il fatto di saper alternare così sapientemente tra prodotti puramente commerciali (oltre che di qualità) e altri, come questo, così atipici e fuori dal normale ma che promettono di fare molta strada nei festival di tutto il mondo una volta terminata la Mostra al Lido. (Victor Musetti, Cinefatti.it)

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