L' Arbre et la forêt

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L' Arbre et la forêt

Frédérick vive gestendo una serra di alberi. Per sessant’anni quest’uomo non ha solo coltivato semi e piantine ma anche un grosso segreto. Solo sua moglie e il figlio primogenito hanno sempre saputo la verità. Improvvisamente questo figlio muore; i rapporti tra padre e figlio erano sempre stati conflittuali, ed ora Frédérick decide di spiegarne il motivo ai parenti più intimi, rivelando loro il suo segreto. Quando Frédérick era ventenne, la Francia era occupata dai nazisti e lui venne deportato a Schirmeck, un campo di concentramento nei Vosgi, a causa della sua omosessualità. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Frédérick, terrorrizzato da quanto aveva vissuto, scampato miracolosamente ad una sicura morte, vuole solo dimenticare e costruirsi una nuova vita, evitando tutto quello che prima era stato e che lo aveva portato verso l’orrore. Sceglie così di sposarsi e costruirsi una famiglia.

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trailer: L' Arbre et la forêt

https://youtube.com/watch?v=GcmqltJ7Gj0%26hl%3Dit_IT%26fs%3D1

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Frédérick ascolta Wagner e la sua valchiria tutte le mattine alla stessa ora. Ribaltando dal letto !gli e nipoti nella grande casa di campagna dove vive da sempre. Per sessant’anni ha solo coltivato e accudito gli ettari di foresta che sono il patrimonio della famiglia. Ma uno di questi alberi, il più solenne, il più alto, il più solido, rappresenta il segreto, il grande segreto di Frédérick. Quando Frédérick era ventenne, la Francia era occupata dai nazisti e lui venne deportato a Schirmeck, un campo di concentramento nei Vosgi. È la ragione della sua deportazione ad essere stata manipolata nel tempo. Dopo la !ne della Seconda Guerra Mondiale, Frédérick, terrorrizzato da quanto aveva vissuto, scampato miracolosamente ad una sicura morte, vuole solo dimenticare e costruirsi una nuova vita. Sceglie così di sposarsi e costruirsi una famiglia. Alla morte del !glio maggiore, la confessione. Abili registi del colpo di scena Ducastel e Martineau ci consegnano un nuovo piccolo gioiello di cinema. Imperdibile. (Migay 2010)

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