Anno Uno

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Anno Uno

Il film è stato un completo flop sia in patria che all’estero, nonostante goda di qualche estimatore che lo ritiene divertente senza essere mai offensivo, anche quando tocca delicati temi biblici come le storie di Caino, Abele, Abramo e Isacco. La storia, più fantastica che grottesca, ci presenta Zed e Oh, due cavernicoli che vivono nella preistoria. La loro esistenza trascorre pigra tra la caccia e la raccolta di quanto offerto dalla natura. Zed, nutritosi dei frutti dell’albero del Bene e del Male, viene bandito dallo sciamano della tribù e per lui e Oh inizia un lungo viaggio attraverso terre sconosciute, nel quale incontreranno popoli e personaggi mitici, quasi tutti di carattere biblico. La seconda parte del film è tutta ambientata all’interno della città di Sodoma (“dove tutto quello che succede non esce mai dalle mura della città”), e gran parte della comicità viene costruita sull’incontro tra il giovane etero Oh (Michael Cera) e l’omosessuale Gran Sacerdote (interpretato da un sempre bravissimo Oliver Platt) che vuole concupirselo. Il cinema ritiene da sempre che questa sia una situazione esilarante, tipica di tante commedie, sorretta sovente da un un alto livello di omofobia popolare. Anche questo film segue questo canone, appesantendolo con il ritratto repellente di un omosessuale pelosissimo e viscido, al quale lo schiavo Oh non ha la possibilità di rifiutarsi. Fortunatamente oltre alle carezze sul boscoso petto del Sacerdote non vediamo altro, che viene invece raccontato dal giovinetto con ferali battute (come il pelo rimasto sulle sue mani che ha anche altre provenienze…). Nel film anche personaggi e situazioni lesbo.

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CRITICA:

“Anno uno non è ‘Brian di Nazareth’, anche se Ramis lo copia e quando Black arringa la folla a non credere in nessun messia c’è da urlare al plagio. Manca qualsiasi provocazione intellettuale, tutto è macchietta scatologica o pessimo humour omofobo. Black mangia delle fèci e Cera si fa la pipì in faccia dopo essere stato appeso a testa in giù. E sono due tra le gag migliori. Dallo sceneggiatore di ‘Animal House’ nonché regista di ‘Ricomincio da capo’ e ‘Terapia e pallottole’, ci si aspettava più spirito e meno idiozie. Disastro commerciale e critico in Usa. Giustizia divina.” (Francesco Alò, ‘Il Messaggero’, 13 novembre 2009)

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