Angeli ribelli

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Angeli ribelli

Della stessa regista della mini serie lesbica “Fingersmith” il film affronta il problema dell’educazione cattolica nei riformatori irlandesi nel periodo della 2^ guerra mondiale, sulla scia del bellissimo “Magdalene” di Peter Mullan (ma ricorda anche “L’Attimo fuggente” di Peter Weir). Anche se il film non ci presenta grosse novità, riesce comunque a coinvolgere lo spettatore per la finezza delle interpretazioni (Aidan Quinn è strepitoso come al solito) e un’intenso sguardo di complicità con cui la regista ci presenta le varie situazioni, cercando di differenziarle. La violenza esercitata da un religioso sui ragazzi non ha nessuna giustificazione e viene presentata in tutta la sua assurità. Mentre i rapporti omosessuali a cui un giovane religioso costringe i ragazzi sono presentati sì come un male, ma un male a cui il religioso non riesce a resistere, quasi indipendente dalla sua volontà, e che nel finale, con un sincero e doloroso pentimento, sembra quasi assolvere. La regista ha voluto fare pesare, più della pedofilia, l’inclinazione omosessuale del frate, raccontandoci anche la sua difficile infanzia, e nella scena dello stupro ci raffigura quasi un rapporto tra due adulti (i due volti sono inquadrati alla stessa altezza), anziché una violenza su un ragazzino.

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6 commenti

  1. zonavenerdi

    Film in cui l’inclinazione omosessuale del frate conta più della pedofilia. Ipocrisia del mondo cattolico, che educa i giovani nell’ipocrisia e talvolta li sfrutta come in questo caso. L’insegnante laico è un personaggio positivo.

  2. daniele

    Film, socialmente impegnato, vale a dire – semplificando un po’, forse troppo – un po’ troppo programmatico e didascalico.
    Si lascia guardare, pur nel suo essere poco accattivante.

  3. thediamondwink

    un film che stenta a partire, sin dall’inizio sembra che stia per accadere qualcosa di eccessivo ed invece si arriva alla fine con qualcosa di già visto! Ma è bene che vengano prodotti e girati questi film, per ricordarsi e far ricordare quello che accadeva all’interno di questi riformatori. Condivido il parere già espresso degli altri: la trama non è niente di accattivante e nemmeno la storia.

  4. Film dovuto, e sicuramente molto sentito.
    La sceneggiatura è di Patrick Galvin; lo stesso autore del libro da cui è tratto il film. I bambini che recitano non sono attori professionisti, la regista ha fatto un ottima scelta. Il montaggio, e la regia non sempre sono fluide e riuscite. Ma è un film forte e sincero. Perde tantissimo non visto in originale!
    The Catholic Reformatory and Industrial School sono stati chiusi solo nel 1984.

  5. Jim Puff

    Niente di originale, ma un corretto e coinvolgente racconto sulla difficile vita dei ragazzi rinchiusi nei firormatori gestiti da religiosi cattolici.
    L’insegnante laico riuscirà a cambiare il modo di amministrare l’ordine e la giustizia nel riformatorio ma a carissimo prezzo.
    Bravi i giovani attori forse anche di + degli adulti.

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Irlanda, 1939. William Franklin, reduce dalla Guerra Civile in Spagna, è l’unico insegnante laico dello staff di preti cattolici del riformatorio di St.Jude. Franklin insegna poesia e letteratura e grazie al rapporto di fiducia che si è instaurato con i ragazzi, la maggior parte dei quali è quasi analfabeta, riesce a far emergere il talento nascosto in ognuno di loro. Tra tutti, ce n’è uno che si distingue, Liam Mercier. Ma i metodi di insegnamento di Franklin, basati soprattutto sulla fiducia, sono nettamente in contrasto con il sistema repressivo del resto del corpo insegnante, con a capo il severo Fratello John, che non si esime dall’usare crudeli punizioni pur di ottenere la disciplina. Franklin ingaggia una personale battaglia per difendere i suoi ragazzi e cambiare il sistema repressivo di St. Jude…

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