Amici per sempre

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Amici per sempre

I dodicenni Dexter ed Erik, che frequentano la stessa classe con un poco d’antipatia l’uno verso l’altro, tanto più che circola la voce che Dexter sia portatore di AIDS, abitano in due villini adiacenti, con una staccionata in comune che divide i loro giardini. Sono ragazzi molto soli: Linda, la mamma di Dexter, lavora in un supermercato e non ha molto tempo da dedicare al figlio, gracile di salute, che pur ama e chiama affettuosamente “dolcezza”; Gail, la mamma di Erik, è un’alcolista che vuol bene al ragazzo ma lo trascura a motivo del bere diventando irritabile e nervosa. Quando, un pomeriggio, Erik sente tossire Dexter dall’altra parte della staccionata lo invita a giocare a battaglia navale e, incurante delle dicerie e delle provocazioni dei coetanei, gli diviene inseparabile amico e tenta a modo suo di aiutarlo ad uscire dal male di cui ignora la pericolosità con diete discutibili a base di merendine dolci e d’infusi d’erbe, talvolta addirittura velenose. Gradatamente i due amici cominciano ad avventurarsi in scorribande fuori dai loro recinti protetti, finché Erik, venuto a conoscenza che uno specialista di New Orleans sta sperimentando positivamente nuove terapie per la cura dell’AIDS, e non avendo il senso delle distanze, riesce a convincere Dexter a una fuga verso quella meta, che – ne è convinto – restituirà la salute all’amico. Il viaggio dei due ragazzi, dapprima in un gommone, poi su un battello di gente senza scrupoli, è un insieme di eccitanti novità, imprevisti e rischi, che mettono a dura prova la precaria salute di Dexter. Finalmente riescono a telefonare a Linda che si precipita a riprendere i due fuggitivi e a ricoverare il figlio in una struttura ospedaliera adatta. Erik non abbandona l’amico: è sempre accanto al suo letto, anche contro il parere della madre, alcolista e nevrotica, ma pure allarmata per il rischio che il figlio corre di contrarre il terribile male. L’inventiva di Erik per tenerlo allegro e fargli dimenticare il male non conosce limiti, ma le cure non giovano. (Cinematografo)

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2 commenti

  1. verona2016

    Non c’e nulla di gay in un’amicizia tra ragazzi..
    BELLISSIMO FILM…. molto molto ricco di sentimenti..
    mi ha commosso molto..erano anni che non piangevo..come 1 fontana…x un film ..:(
    sono ancora umano..:)

  2. istintosegreto

    Non si tratta di un film a tematica gay.
    I protagonisti sono due bambini soli. Entrambi senza padre, e con madri spesso assenti a causa del lavoro. Sono vicini di casa. Si scrutano, si cercano, diventano amici. Dexter è fisicamente debole a causa della malattia, e questo stimola in Erik un senso di protezione. Il sentimento cresce, ma la malattia incombe. Erik decide di compiere un viaggio con l’amico in cerca di una cura (da cui il titolo originale). Il viaggio sarà infruttuoso, ma permetterà ai ragazzi di crescere interiormente e saldare definitivamente il loro legame.
    I film è infine un inno alla forma d’amore più grande e duratura: l’amicizia.

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trailer: Amici per sempre

https://youtube.com/watch?v=Q6mIH2-jdMo%26hl%3Dit%26fs%3D1

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Critica

“Il racconto, che procede senza scosse protetto dalla nobiltà dell’assunto e da qualche polemichetta verso il business della malattia, è tutto nelle mani, e anche già nelle pose, di due piccoli grandi attori che non sbagliano una mossa. Joseph Mazzello, che conta già nel curriculum le emozioni e le lacrime di film come ‘Presunto innocente’, ‘Jurassic Park’, ‘River Wild’, ‘Viaggio in Inghilterra’; e Brad Renfro che diveggia anzitempo da mini Actor’s Studio, fa il carino, e ha al suo attivo il thriller ‘Il cliente’. Tra gli adulti è Annabella Sciorra che piace, per quello che dice e come lo dice, mentre il dottor Bruce Davidson sta sullo schermo cinque minuti, ma si fa ricordare.” (Maurizio Porro, ‘Il Corriere della Sera’, 12 Agosto 1996)

“Il messaggio del film è molto chiaro. Quando la scienza e la medicina sono impotenti, la solidarietà umana e l’amore possono almeno infrangere le barriere di pregiudizi e luoghi comuni che isolano i malati terminali. La regia, volutamente essenziale e priva di orpelli, rende efficacemente il diario di un’amicizia e il dramma della malattia, vista con gli occhi di un bambino. I giovanissimi interpreti, Joseph Mazzello e Brad Renfro, colpiscono per la spontaneità ed il talento precoce.” (Isabella Napoli, ‘Il Giornale di Sicilia’, 26 Febbraio 1996)

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