The Amazing Adventures of Kavalier & Clay

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The Amazing Adventures of Kavalier & Clay

È la storia di Joe Kavalier, ebreo fuggito da Praga durante la seconda guerra mondiale attraverso un viaggio molto articolato lungo l’Europa fino a raggiungere, oltreoceano, a New York, il cugino Sam Clay, presso il quale trova ospitalità e conforto per i dolori che il nazismo gli procura in patria. I due cugini molto diversi tra loro, l’uno, Joe, sanguigno e funambolesco, l’altro, Sam, intelligente e sensibile, in lotta contro la propria omosessualità, creano, grazie all’abilità di Kavalier con la matita e ai contatti cittadini di Clay, un nuovo personaggio a fumetti, l’Escapista. Questo eroe è molto diverso dai suoi coetanei e compatrioti disegni a fumetti, il suo obiettivo è la libertà, ha imparato tutte le tecniche della fuga impossibile, si muove con destrezza e convinzione nell’intenzione di liberare il mondo dalla schiavitù… e la schiavitù è rappresentata senza mezzi termini da Hitler col suo delirio di onnipotenza. Il film è ricavato dalle 821 pagine del bellissimo romanzo di Michael Chabon, anche sceneggiatore, vincitore del Pulitzer 2001(in Italia edito da Rizzoli), un autore molto amato dagli omosessuali perchè nei suoi romanzi affronta con passione le nostre tematiche, vedi “I misteri di Pittsburgh” o “Wonder Boys”

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Dalla recensione del libro (sulla rivista Indice) da cui è tratto il film:
“Ambientato essenzialmente a New York, ma con alcuni capitoli in Antartide (la sezione più drammatica, e forse la meno riuscita) e un magnifico prologo nella Praga “magica” del Golem, il romanzo accompagna Joe Kavalier e suo cugino Sammy Klayman (in arte Clay) dal 1939 al 1954: dai primi venti di guerra, insomma, ai sentori di guerra fredda e maccartismo. Un affresco storico imponente, che si mantiene leggero, aereo, grazie alla prospettiva tutta particolare da cui è tracciato: che è quella dell’industria nascente – e nel ’50 già molto in difficoltà – del giornale a fumetti. Le “fantastiche avventure” dei due cugini sono infatti tanto le loro proprie, quanto quelle degli eroi della loro fantasia (l’Escapista, in particolare, una specie di Superman della fuga), che Sammy sceneggia e Joe disegna: facendo la fortuna di Anapol, l’editore improvvisato, ma assicurando un certo benessere anche ai due giovani autori (e guadagnando loro le lodi, fra gli altri, di Orson Wells).
Joe, che a Praga ha studiato prestidigitazione e magia, è riuscito – unico della sua famiglia – a scappare dalla Cecoslovacchia occupata dai nazisti; ma in America resta prigioniero delle responsabilità morali del sopravvissuto. E anche Sammy ha la sua gabbia, bloccato com’è dagli stereotipi sessuali e dai mille freni interiori che non gli permettono di vivere la sua omosessualità (“I suoi sogni giovanili avevano avuto un carattere alla Houdini; erano stati i sogni di una crisalide che lotta nel buio del bozzolo, e impazzisce per la voglia di luce e di aria”). Da questo bisogno di liberazione nasce l’Escapista, eroe della Lega della Chiave d’Oro, che combatte gli agenti della Catena di Ferro, e a ogni nuova avventura sconfigge il perfido Attila Haxoff (Hitler in filigrana). Ai due s’aggiunge la bella pittrice surrealista Rosa Sacks, che avrà una storia d’amore con Joe e qualcosa di più (e di meno) con Sammy, e intanto ispira loro il personaggio della vendicatrice notturna, la prosperosa Luna Moth, con cui il fumetto americano strizza l’occhio ai turbamenti sessuali degli adolescenti, e diventa quasi per adulti.”

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