Amatemi

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Amatemi

Nina si è sposata a vent’anni con l’amore della sua vita. Dopo una lunga notte di laceranti discussioni e silenzi colmi di verità nascoste, viene lasciata dal marito. L’avvenimento si trasforma lentamente in un’occasione per la riscoperta di se stessa e della propria sessualità, a lungo repressa. “Improvvisamente, e senza preavviso alcuno, Nina viene lasciata dal marito. Si ritrova sola, sprofondata nel silenzio della sua casa. Crollate le sue certezze, in un primo momento sembra non avere le risorse per reagire nella sua vita privata come nel suo ambiente di lavoro. Il suo problema è la disabitudine a pensare la propria vita in prima persona, semplicemente a partire da se stessa. Quando realizza questo, e si libera in un solo mattino di tutto il suo passato, una leggerezza improvvisa la porta a ritrovare bellezza, sensualità e soprattutto il coraggio di andare verso gli altri, senza pregiudizi e senza aspettative. Ritrovando questa identità leggera Nina scopre di non avere paura degli altri. Uomini o donne che siano. E quando la sua bocca rossa si avvicina al microfono per pronunciare quella frase che è il titolo del film “Amatemi” Nina si rivolge a tutti quelli che ha conosciuto, a tutti quelli che conoscerà, ma soprattutto a se stessa… ” (Renato De Maria) Nel film Donatella Finocchiaro ha una storia con una ragazza. Anche lei lavora nel centro commerciale e anche lei è stata lasciata dal marito. Con la sua femminilità che si esprime felicemente e con le sue iniziative mostra a Nina una possibilità diversa di vivere.

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Un commento

  1. thediamondwink

    Seguendo la storia di Nina mi sembra di rivivere certi momenti di una vita comune, una vita di amori finiti e popolata di sconosciuti, incontrati nella speranza di trovare la persona giusta o l’amore eterno. Il film è molto semplice, innocuo oserei dire, ma intenso, sia per le vicissitudini della protagonista, che per la storia che racconta, una storia, quella delle “conoscenze” e del sesso, che accomuna molti, etero e gay.

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trailer: Amatemi

https://youtube.com/watch?v=NNLxdeBxN2M%26hl%3Dit%26fs%3D1

Varie

Il regista Renato De Maria descrive il film “Amatemi”.

segue da sopra:

… “Amatemi” è un ritratto di donna. Una foto iperrealista con una donna al centro. Un racconto al femminile che si sviluppa in un non luogo. E’ un non luogo il posto dove Nina lavora, un centro commerciale. Sono non luoghi le strade che percorre, gli scenari che fanno da sfondo alla sua figura. La vita di Nina scorre in un acquario, tra le vetrine di grandi negozi sparsi come astronavi luminose ai lati delle strade, dietro i cristalli delle automobili, attraverso i quali lei guarda il mondo, e nei palazzi dalle architetture iper moderne dove si nasconde. Un mondo asettico e trasparente. Senza rumore. E’ invece concreta, calda, palpitante l’emozione che scorre nel suo intimo. Quello che racconto di Nina è un’evoluzione, una trasformazione che avviene in un contesto di modernità esasperata.
Una donna che trova il coraggio di essere indipendente con la spregiudicatezza di mettere in gioco tutta la sua femminilità, con leggerezza ma fino in fondo. C’è una protagonista assoluta in questo film: Isabella Ferrari. Un’attrice che ho voluto utilizzare puntando, anche sfacciatamente, non solo sulla sua capacità interpretativa ma anche sulla sua bellezza. Una bellezza che ho perfino esasperato nei colori: vivaci, erotici. E contestualizzato in una cornice di cristallo che rendesse ancora più netta la sua immagine.
Dal colore delle labbra, al biondo fluente e morbido dei capelli, al corpo esibito nelle sue forme più femminili. La trasformazione di Nina spinge verso un erotismo che vuole essere gaio, colorato, vivace e non morboso.
Poi c’è l’ambientazione, che non è solo una scelta scenografica, ma un racconto sociale del moderno. I rapporti umani sono modificati e costantemente ridefiniti dalla forma città.
Noi mostriamo una città che non esiste, ma che è la raccolta di tanti scenari incontrati semplicemente facendo correre l’automobile di Nina. Donna sola in movimento. La statale che Nina percorre tutti i giorni, e da un certo punto in poi, anche di notte, è la forma della città che scorre, il modernismo architettonico che si sviluppa lontano dai centri abitati, ma vicino ai centri commerciali, il non luogo dove Nina lavora. Il centro commerciale che è vissuto più come luogo di incontro che come aggregato di negozi è molto spesso un’astronave luminosa, tra altre astronavi che si susseguono come una giostra luminosa, e che vendono automobili, attrezzature per palestre, tinelli e cucine. Un’abbagliante esposizione attraverso cristalli trasparenti, che non sono vetrine, ma schermi sul mondo.
Il mondo esterno che incornicia la vita di Nina è un acquario spettacolare, un’immensa vetrina di cristallo, dove uomini e donne appaiono come pesci colorati. Tanti colori, e molto silenzio. Un silenzio acquatico dove il sorriso di Nina, e il suo poetico e leggero proclama, “Amatemi”, se non rompono il cristallo da cui tutti noi siamo circondati, almeno ci aggiungono una luce calorosa, quella che è dentro ognuno di noi, anche se scorriamo anonimi su una statale qualunque.
Il mio film è qui, in questo contrasto tra la modernità fredda e futuribile del contesto, e il calore senza tempo del palpito di Nina, la sua emozione intima e preziosa, che spero sia di tutte le donne, e forse di tutti noi.

Renato De Maria

CRITICA:

Come si riconosce un film italiano d’autore? Dal karaoke. Ossia dalla scena cruciale – arriva sempre, puoi giurarci – con il (o la) protagonista che guidando l’auto piglia a cantare a squarciagola su un motivetto alla radio. In ‘Amatemi’ accade due volte. (…) Modelli: Antonioni, Zurlini e Truffaut. Cast simpatico, ma la sophisticated comedy resta un po’ nelle intenzioni.” (Michele Anselmi, ‘Il Giornale’, 3 giugno 2005)

“Non è molto né dal punto di vista narrativo, né come costruzione di una psicologia. Non si può, però, non dare atto a Renato De Maria di aver messo con una certa efficacia l’accento sul disagio di una donna che percorre un difficile itinerario per ritrovare un’accettazione della vita e la formula migliore per imparare a viverla. Non tutto è espresso in modo convincente e le molte figure maschili che via via si inseriscono nel tragitto della protagonista non hanno una vera compiutezza, però quel piccolo dramma sentimentale ha proporzioni plausibili e la cornice che l’accoglie – un centro commerciale dove Lina è impiegata – ha il suo giusto peso, con le scenografie asettiche e le sue luci metalliche, in una vicenda che tende a proporsi quasi in luoghi astratti. Isabella Ferrari, al centro, sciorina con abilità tutta la gamma del suo travaglio. Senza cedimenti”. (Gian Luigi Rondi, ‘Il Tempo’, 3 giugno 2005)

“In ‘Amatemi’ Renato Di Maria sceglie la commedia ‘moderata’: né troppo comico né troppo graffiante, modulazione di una canzonetta romantica con garbo – c’è nella colonna sonora Riccardo Sinigallia – sui set iperrealisti della metropoli adriatica. (…) Viene da pensare che l’orizzonte del desiderio femminile come maschile è un po’ ristretto per lo stesso De Maria che firma la sceneggiatura insieme a Francesco Piccolo, nome di punta nel pool degli sceneggiatori che formattano il cinema italiano su formule ‘da pubblico’. Un metodo cui ‘Amatemi’ è un esempio compiuto. Peccato perché De Maria ci aveva davvero incantati per humour e irriverenza ai tempi del suo primo film ‘Il trasloco’, ovvero gli anni 70 a Bologna e in Italia con verità leggiadra di immaginari che mai era accaduto di vedere. Un talento che a tratti entra in questo ‘Amatemi’ sempre però ingabbiato dalle regole produttive, a cui sacrificare gioco, sensualità, divertimento di mercato. Dove anche facce di talento – nel cast c’è tutto il cinema italiano – non si saprà mai se ce l’hanno messo davvero il talento. Mentre le intuizioni del regista finiscono per soffocare senza libertà.” (Cristina Piccino, ‘Il Manifesto’, 3 giugno 2005)

“Renato De Maria con il suo ‘Amatemi’ scommette, vincendo, su una prova d’attrice. Isabella Ferrari torna dopo cinque anni al cinema e regala a Nina la malinconica tenerezza della donna sola, i colori vividi della rinascita emozionale, la sfrontatezza della seduzione senza preclusioni. Le frenate del film sono segnate dal suo stesso percorso; l’andamento è scostante quando invece richiederebbe una uniformità di stile e di atmosfere. Gustose le due sequenze con Marco Giallini dal sapore musical-trash che rispolverano pezzi d’annata come ‘Odio l’estate’ e ‘Tanta voglia di lei’. Perfetto il cameo di Valerio Mastandrea.” (Leonardo Jattarelli, ‘Il Messaggero’, 3 giugno 2005)

“La protagonista, Nina (Isabella Ferrari), è una trentacinquenne che di lavoro legge messaggi pubblicitari in un centro commerciale. Nina è sposata da 15 anni con Claudio (Pierfrancesco Favino), il loro matrimonio va avanti stancamente, fino a quando una sera, improvvisamente, lui le comunica che il loro amore è finito e se ne va via di casa per sempre. Dopo un periodo di profonda depressione, Nina, grazie all’aiuto dell’amica Giulia (Donatella Finocchiaro), riprende ad un certo punto gusto alla vita, si riscopre bella e sexy e si apre a nuovi incontri, trovando forse, dopo molte esperienze, una nuova storia d’amore con un allenatore sportivo serbo.
In una delle sue uscite notturne, Nina viene improvvisamente baciata da un’altra sua amica, Camilla, nel bagno di una discoteca. Quando racconta questo fatto curioso a Giulia (specificando che non si può dire che la cosa le sia piaciuta, perché lei non è mica…), viene a sapere che tra Camilla e Giulia è in corso una movimentata relazione amorosa. In una scena successiva vediamo Camilla e Giulia tranquillamente abbracciate sul divano di fianco a Nina, mentre guardano un vecchio film.
Apprezzabile l’interpretazione di Isabella Ferrari, anche se il film probabilmente, non verrà ricordato negli annali della storia del cinema, ne tantomeno come film a tematica LGBT.” (R. Mariella)

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