Albert Nobbs

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Albert Nobbs

Coinvolgente dramma gender di Rodrigo García con una straordinaria Glenn Close nel difficile ruolo di un maggiordomo del Morrison’s Hotel di Dublino alla fine dell’800. Non il classico ‘travestimento’ alla Yentl di una donna etero nei panni di un maschio, bensì il caso di una donna lesbica con divisa maschile che cerca moglie e conoscerà un decoratore accasato (Janet McTeer) che in realtà è una donna omosessuale convivente con la propria compagnia. Una vertigine di genere che trova massima espressione nella scena più bella del film: le due donne, finalmente in abiti femminili, corrono su una spiaggia con movenze e falcate da veri uomini (e sono interpretati da due donne!). L’immobilità trattenuta, lo sguardo disperato, il desiderio imploso nell’espressione quasi statuaria di un’eccezionale Glenn Close la fanno sparire completamente dietro al personaggio che sembra incarnare con una familiarità assoluta. In ruoli minori troviamo anche l’Alice burtoniana Mia Wasikowska, brava protagonista dell’ultimo, delicatissimo, dramma di Gus Van Sant “Restless”, l’avvenente Jonathan Rhys Meyers nei panni di un visconte festaiolo e la mai dimenticata Brenda Fricker, premio Oscar per “Il mio piede sinistro”. Pur senza avere grandi guizzi nella progressione narrativa, “Albert Nobbs” vanta una ricostruzione storica e d’ambiente piuttosto accurata e forse mai si era vista al cinema una storia d’identità intergenere così credibile in un’epoca storica dove imperversavano invece ordinari travestimenti teatrali o goliardici mascheramenti carnevaleschi. (R. Schinardi, Gay.it)

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Questo film al box office

Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 24/02/2012 al 26/02/2012 17  56.200  1.040
dal 17/02/2012 al 19/02/2012 13  131.742  1.780
dal 10/02/2012 al 12/02/2012 11  215.354  2.871

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10 commenti

  1. thediamondwink

    Glenn Close tristemente eccezionale, dico questo perchè il film non mi è piaciuto, ma la sua interpretazione è stata sublime. E’ vero che il film ha molti argomenti su cui discutere, ma l’ho trovato scialbo, insipido, a tratti ovvio e soprattutto la fine è stata raccontata male. Brava Glenn, niente altro!

  2. harrypotter347

    Film, secondo me, bellissimo anche e soprattutto grazie alla grande interpretazione della Close che credo abbia dato veramente il meglio di sé. È vero, ha un finale triste ma che aiuta a riflettere. Non tutti i salmi devono x forza finire in gloria. Certamente da vedere.

  3. antonella66

    Mi è piaciuto molto,peccato che tuttti e ribadisco tutti i film tra donne hanno sempre una fine tragica o negativa, ma è mai possibile lasciar finir bene un film tra donne, io non mi rivedo in nessun film in tal senso , che messaggio viene dato a tutte le donne che amano altre donne,siamo positivi ce lo meritiamo!!!

  4. Film triste. Gradevole nella prima parte di “affresco storico”, quando però si vuole far procedere la trama verso una direzione ben precisa diventa lento, non del tutto giustificato e pieno di sguardi inespressivi che, nelle intenzioni del regista, dovrebbero significare molto ma in realtà annoiano e basta.
    La prima parte è buona, la seconda no

  5. msSchneeheide

    Molto delicato. La recitazione minimalista della Close (basta l’accendersi di una piccola luce negli occhi chiari, o un angolo della bocca che si solleva appena) rende bene la misteriosa figura che è il signor Nobbs. Gentile, contenuto, i suoi pensieri e il suo sentire sono un mistero forse anche per lui stesso. Non è un film dalle tinte forti, ma colpisce

  6. roberto67

    Vale la pena di vedere il ritorno della grande Glenn Close in un film a misura della sua bravura. Per il resto la pellicola è deludente, rimane troppo in superficie per un argomento così drammatico e importante. Gli aspetti sociali e affettivi sono accennati. La materia c’era, ma…non è stata sfruttata dagli sceneggiatori e dal regista. Peccato…

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trailer: Albert Nobbs

https://youtube.com/watch?v=ini59bYhaUY

Varie

Glenn Close ha interpretato per la prima volta il personaggio del titolo in una produzione teatrale del 1982, ed ha trascorso molti anni tentando di realizzarne un film. Il progetto stava per entrare in produzione all’inizio degli anni Duemila, con la regia di István Szabó, ma si fermò per mancanza di fondi. Oltre ad essere la protagonista della pellicola, Glenn Close è anche fra i produttori e ha firmato la sceneggiatura insieme a John Banville.
La produzione avrebbe dovuto cominciare nel luglio 2010 ma è stata rimandata a dicembre, quando Mia Wasikowska e Aaron Johnson hanno sostituito Amanda Seyfried e Orlando Bloom.

Scritto un centinaio di anni fa dall’eccentrico letterato irlandese George Moore, il racconto breve ‘The Singular Life of Albert Nobbs’ è stato adattato da Simone Bemussa e rappresentato off-Broadway nel 1982 (sempre con Glenn Close nei panni di Nobbs – ruolo che le valse un Obie Award come miglior attrice). Siamo nell’Irlanda del diciottesimo secolo. Albert Nobbs è il migliore dei camerieri che lavorano in un albergo di Dublino. La sua vita è totalmente dedicata a svolgere la sua professione il meglio possibile, in modo da poter guadagnare il denaro necessario per aprire in futuro una sua attività commerciale. Albert Nobbs ha però un segreto: è una donna. Quando nell’albergo arriva un pittore che deve imbiancare gli interni la sua copertura vacilla, ma Albert trova la giusta ispirazione per cercare di sfuggire alla vita di menzogne che ha creato per se stessa. Inizia a corteggiare la bella, impertinente, giovane cameriera Elena, nel quale pensa di poter trovare una compagna, ma gli occhi di Helen sono puntati sul nuovo arrivo: il bello e dannato Joe, il nuovo tuttofare. Mentre Albert spere di riuscire un giorno a vivere una vita normale, si intravede lo spirito libero di una donna intrappolata nell’epoca sbagliata…

CRITICA:

“… una sorprendente Glenn Close dà vita all’anziano cameriere Albert, femmina per nascita ma uomo per il bisogno di trovare un lavoro nella Dublino di fine ottocento. La straordinaria performance (che la mette in prima fila per le prossime nomination) non è però l’unica qualità del film che si addentra anche nelle ambiguità dell’identità sessuale e nella condanna che spesso risulta essere l’origine familiare. Figlia illegittima, Albert cambia sesso per sopravvivere, così come vediamo fare a un altro personaggio, l’imbianchino interpretato da Janet McTeer (anche lei donna travestita da uomo per fuggire alla violenza del coniuge) ma non è detto che chi «conservi» la propria identità si trovi meglio, perché se i ricchi possono dar libero sfogo alle proprie pulsioni, i poveri sembrano capaci solo di perpetuare la violenza in cui sono cresciuti. Sceneggiato con sottigliezza dal romanziere John Banville (oltre che dalla Close e da Gabriella Prekop) il film sconta forse un ritmo un po’ meditativo ma sa trasmettere allo spettatore quegli stimoli che Coppola sembra ormai aver smarrito.” (P. Mereghetti, Corsera)

“Rispetto ai precedenti lavori non si è puntato all’intimismo stilizzato e all’introspezione psicologica, quanto piuttosto alla ricostruzione storica precisa e alla messa in scena elegante. Già di per sé il soggetto di partenza conteneva elementi drammatici e insieme più leggeri in grado di funzionare a dovere. E così infatti succede nella prima parte di Albert Nobbs, retto dalla bella atmosfera e da una Glenn Close che nel costruire la mimica e la vita interiore del personaggio principale è sontuosa… Raffinato, gentile, pieno di trovate di fine umorismo, il film si sviluppa nella definizione della storia in maniera molto precisa. Accanto alla Close un gruppo di attori affiatatissimo, su cui spiccano la grintosa Janet McTeer, un raffinato Brendal Gleeson e la stella ormai consolidata di Mia Wasikowska. L’unico a non convincere pienamente nel ruolo del giovane aitante ma truffaldino è Aaron Johnson. Finché si tratta di raccontare la drammatica vicenda di una donna costretta a fingersi uomo per sopravvivere, Albert Nobbs funziona a meraviglia. Quando però la sceneggiatura cambia direzione e comincia ad inscenare i piani della protagonista per costruirsi un futuro migliore, ecco che i meccanismi narrativi si inceppano e la narrazione diventa meno credibile. L’ostinazione con cui Nobbs ad esempio decide di sposare la dolce e sfortunata cameriera non ha una giustificazione logica abbastanza forte da convincere gli spettatori. Il film rimane comunque guardabile in virtù delle prove d’attore sempre altissime, ma nella seconda metà diventa sicuramente meno avvincente rispetto a quanto settato nella prima…” (Adriano Ercolani, MyMovies.it)

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