Addio mia concubina

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Addio mia concubina

Film che ha appassionato moltissimi gay in tutto il mondo e che ha rivelato l’attore Leslie Cheung, diventato subito un’icona gay. Negli anni dell’invasione giapponese , Douzi (Leslie Cheung) diventa una star dell’opera di Pechino, specializzandosi in parti femminili. Il suo sodalizio, sulla scena come nella vita, con l’attore Shitou, si incrina quando quest’ultimo sposa la prostituta Juxian e si spezza definitivamente nel 1966, durante la rivoluzione culturale. É un affresco storico che descrive perfettamente la violenza che si nasconde dietro il formalismo dei comportamenti e dietro le passioni sotterranee (vedi l’amore assoluto anche se mai dichiarato di Douzi per l’amico). Da sottolineare la bravura del regista nel rappresentare le ambiguità del palcoscenico e la complessità dei meandri del desiderio.

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6 commenti

  1. E’ un film che ho amato dalla primissima volta che l’ho visto… merita di essere visto, personalmente lo considero uno dei più bei film provenienti dall’oriente che io abbia mai visto.

  2. Jim Puff

    Un grande amore taciuto per il compagno di recitazione e mezzo secolo di storia cinese vissuti da due attori dell’opera di Pechino. Affresco storico e vita sul palcoscenico ben amalgamati creano un film melodrammatico accattivante.

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Dopo aver fatto visita al vecchio maestro, che cerca di spronare Douzi e Shitou ad uscire dal letargo, Juxian annuncia al marito di attendere un figlio. Nel ’45 i giapponesi si ritirano e rientrano i nazionalisti: durante uno spettacolo nasce una rissa e Douzi viene arrestato per collaborazionismo, mentre Juxian perde il bambino. Al processo, nonostante la confessione di Douzi, questi viene assolto grazie alle pressioni di Guan. Con la fuga a Formosa di Chang e l’arrivo dei maoisti Douzi e Shitou tornano in scena, mentre Guan viene condannato e fucilato. Inizia il revisionismo, e l’Opera non sfugge all’autocratica maoista, che con l’impennata dei Cento Fiori porterà addirittura alla sostituzione di Douzi con un giovanetto adottato dai due. La rivoluzione culturale del ’66 vede gli attori bruciare libri ed abiti di scena: Shitou subisce un processo, e viene trascinato in piazza e costretto a denunciare Douzi e a sconfessare il suo amore per Juxian. Trascorso del tempo i due vecchi attori si ritrovano nel vecchio teatro dell’Opera, adattato a palestra, dove recitano per l’ultima volta la scena che li ha resi celebri: Douzi, prima che il compagno possa fermarlo, gli sfila la spada e si toglie la vita.

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