Redazione

LA GIORNATA DEL TGLFF DEDICATA ALLA TUNISIA

L’evento principale della terza giornata del festival è stato il focus ‘Tunisia: quale primavera ?‘ che ha preceduto la proiezione dei film Boulitik di Walid Tayaa e Face à la mer di Sabry Bouzid


(video a cura di Antonio Schiavone)

Già alle11,30 della mattina si era tenuta una conferenza stampa dedicata alla Tunisia con la presenza del regista di Face à la mere Sabry Bouzid , dell’avvocatessa tunisina Fadoua Braham, del presidente del ordine dei medici di Torino Guido Giustetto e di due esponenti delle associazioni tunisine LGBT. Nella sessione delle 16 si sono aggiunti Fabio Canino, che ha fatto da moderatore e il parlamentare europeo Daniele Viotti. Ha coordinato gli incontri Alessandro Golinelli, che oltre ad essere scrittore e selezionatore di film per il festival TGLFF è anche da sempre impegnato per la sensibilizzazione dei cittadini italiani ai problemi legati ai diritti civili nei paesi arabi. Era in sala anche Paolo Hutter, altro storico militante di queste cause.

Recenti atti di cronaca hanno fatto giungere sino a noi notizie preoccupanti sul peggioramento della condizione degli omosessuali in Tunisia, dopo che i cambiamenti seguiti ai tumulti della Primavera araba avevano fatto pensare invece ad una svolta positiva riguardo ai diritti umani. Anche se la nuova costituzione tunisina ha depenalizzato l’omosessualità, nel codice penale (eredità dei coloni francesi) sono rimasti articoli che consentono ampia discrezionalità alla polizia di arrestare e sottoporre a maltrattamenti e anche a test anali i sospettati di omosessualità. Ultimamente anche a livello dell’intera società molto è cambiato in peggio: negozi e taxi espongono cartelli in cui si vieta l’ingresso ai gay e noti personaggi televisivi si possono permettere di parlare dell’omosessualità come una malattia e dì qualcosa da combattere. Ultimamente però in Tunisia c’è anche qualche segno positivo. Nel 5 settembre del 2015 , dopo l’inizio della Primavera araba, è stato arrestato un ragazzo perché gay, insieme a tanti altri, nessuno voleva difendere questo ragazzo tranne questa giovane avvocatessa eterosessuale, Fadoua Braham della Association Tunisienne de Soutien des Minorités che lo ha assistito gratuitamente e grazie al suo intervento è stato liberato. Un altro caso ha coinvolto un numeroso gruppo di ragazzi arrestati assieme in un appartamento e anche questo caso ha avuto grosso rilievo anche sui social network. Temi come i test anali sono diventati di dominio pubblico e sempre più ragazzi arrestati hanno il coraggio di opporsi a tali test. Giovani rappresentanti delle associazioni omosessuali tunisini hanno ora il coraggio di metterci la faccia e di portare le loro rivendicazioni anche all’estero.

Il medio metraggio Face à la mer di Sabry Bouziz è una delicata storia di un coming out. Yacine ìl giovane protagonista è un pittore gay con un ragazzo e con una cerchia di amici in cui la coppia è dichiarata. Yacine è orfano ed è stato cresciuto dalla sorella, rimasta nubile, che lo adora. Quando però Yacine dice alla sorella di avere un compagno, lei reagisce con una scenata fuori dalle righe e lo caccia di casa. La società tunisina giudica male una donna che non si sposa, figuriamoci un uomo che ama un altro uomo. Ma si sa, alla fine l’amore vince su tutto.

Questo pomeriggio è stato tutto dedicato all’omosessualità nel mondo arabo. Si era iniziato con il corto ‘The Culprit’ (il colpevole) di Michael Rittmannsberg che ci mostra come oggi in Iran amare un altro uomo porti non solo al disonore della famiglia ma anche all’impiccagione.
In The Society (Al mujtamaa) di Osama Rasheed dei giovani uomini omosessuali sfogano il loro risentimento verso la società irachena che li emargina oltre ogni limite.
Il terzo film, il documentario Oriented di Jake Witzenfeld è tutta un’altra cosa. Parla di un piccolo gruppo di giovani arabi che vivono a Tel Aviv. Si tratta di giovani piuttosto benestanti, che possono permettersi viaggi in Europa, che passano molto tempo al telefono o al computer e vivono esattamente come i giovani omosessuali israeliani. Il loro principale problema, oltre a quello di dichiararsi alle loro famiglie palestinesi è se andare o no a letto con i ragazzi israeliani. Uno di questi ragazzi arabi fa coppia fissa con un giovane israeliano e se la passa bene a parte i disagi di tutti legati alla situazione politica di Israele. Questo ragazzo all’inizio del film racconta che lo aveva cercato la BBC per una intervista, però loro cercavano un arabo omosessuale israeliano infelice mentre lui era felice. L’unico arabo omosessuale felice il tutto il pomeriggio dedicato al cinema arabo.


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