Redazione

SECONDA GIORNATA AL TORINO GAY LESBIAN FILM FESTIVAL

Film, doc e il ricordo di Alfredo Cohen

Il primo film che abbiamo visto in questa seconda giornata del festival è stato il vietnamita

Cha và con và… BIG FATHER, SMALL FATHER AND OTHER STORIES
di Dang Di Phan

stella3-5

Il Vietnam è una recente rivelazione nel panorama LGBT, con una comunità gay visibile e una produzione di film a tematica gay molto interessante.
Il film ambientato a Saigon (Ho Chi Min City) agli inizi degli anni 2000, ha per protagonista Vu, un ragazzo da poco arrivato in città per studiare fotografia. Con lui, in una baracca sul fiume, vive il suo amico di sempre Thang, un ragazzo molto bello, dedito però a piccoli traffici che lo metteranno sempre più nei guai. Vu predilige come modelli delle sue foto Thang e i giovani operai delle fabbriche e si scopre sempre più attratto da Thang, che lo ricambia con una fortissima amicizia e una intimità sempre maggiore. Quando Thang si mette con una ragazza, inizia un ambiguo trio accettato da tutti e tre. Attorno a loro ruota una compagnia di giovani amici, tutti con pochissimi soldi, che cercano di divertirsi come possono. Saigon appare come una classica città in via di sviluppo, con tanta miseria, violenza e i residui di un regime ancora autoritario, ma la città sta cambiando ed offre spazi di libertà e democrazia altrove impensabili. I nostri giovani protagonisti amano la discoteca, la musica l’estetica e lo stile di vita occidentale, uno di loro accetta di farsi sterilizzare per comprare con la ricompensa statale il telefonino alla ragazza. Dopo una violenta rissa di strada Vu, Thang e altri due amici sono costretti a scappare e decidono di rifugiarsi in casa del padre di Vu in un villaggio vicino alla foresta. Lì tutto è legato alla tradizione, comanda il maschio e le donne devono obbedire e lavorare segregate in casa. Il padre di Vu adora suo figlio, il suo erede maschio e ha deciso da anni chi sarà la sua moglie, quando però una notte scopre il figlio trafficare col corpo di Thang che sta dormendo, decide di accelerare le cose facendo precipitare gli eventi. Qui il film offre scene di grande impatto visionario e surreale con protagonisti la notte, il fiume, il fango, la foresta e la violenza e la fragilità degli uomini. Il film è tutto attraversato da una forte vena pessimista, ma una cosa positiva la mostra: il compimento del processo di coming out del protagonista.

Ricordando Alfredo Cohen
di Enrico Salvatori

stella3-5

Nel pomeriggio abbiamo assistito alla proiezione di un documentario molto atteso, “Ricordando Alfredo Cohen” di Enrico Salvatori, uno dei personaggi più interessanti, ma purtroppo meno conosciuti delle origini del movimento per i diritti degli omosessuali in Italia.
Il film è in realtà un semplice assemblaggio di una quarantina di minuti di spezzoni provenienti dagli archivi RAI, ma è davvero interessante.
Da citare in particolare uno spezzone della trasmissione Acquario, in cui Maurizio Costanzo intervista contemporaneamente Orietta Berti e Alfredo Cohen, che raggiunge un livello di comicità e di non senso davvero insuperabili. Molto interessante anche un servizio del TG2 sullo spettacolo di Cohen ‘Mezza femmina’ rappresentato a Roma. Il film parte con una esibizione del 1979 di Cohen in Costa Smeralda, mentre canta Valery, la canzone dedicata ad una amica transessuale, scritta con Battiato, che poi diventerà Alexander Plaz portata al successo da Milva. Prima della proiezione Enrico Salvatori ci ha introdotto il personaggio. Cohen era nato a Torino ed è mancato circa un anno e mezzo fa. E’ stato uno dei padri fondatori del Fuori tra il 71′ e 72′ , il primo movimento gay italiano. Cohen era un teorico, sfogliando le pagine delle riviste Fuori o poi di Lambda, in ogni numero c’era o una sua poesia o un suo documento teorico. Cohen era anche l’artista, il poeta del movimento. Già nel 1974 mette in scena ‘Dove vai amico’ il primo spettacolo di cabaret a tematica gay, e da lì praticamente ogni anno ci sarà un suo spettacolo. Il 1976 era stato un anno fondamentale nella storia del movimento gay, perché alle elezioni politiche Angelo Pezzana viene eletto nelle liste Partito Radicale, partito col quale il Fuori si era federato, per cui il Fuori si istituzionalizza, provocando una rottura storica con i movimenti più a sinistra, in cui milita anche Mario Mieli. Alla fine di quest’anno, Cohen registra nove canzoni, dell’album ‘Come barchette in un tram’ negli studi RCA per l’etichetta Fit prodotto da Franco Battiato, che allora era molto sperimentale. Le note dell’album sono scritte da Fernanda Pivano. Si tratta fondamentalmente di canzoni cabaret, o teatro canzone. Il disco si avvale della copertina di Ugo Nespolo. Poco dopo uscirà “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli. La RAI dal 1975 è in piena riforma, RAI2 è più attenta alle tematiche del diverso e del laico. Già nel 1978 Cohen viene intervistato mentre era in scena il suo spettacolo “il signor Pudore’ da una trasmissione che si chiamava’ Come Mai’, sul mondo giovanile.

VIVA
di Paddy Beathnach

stella4-5

VIVA, del regista irlandese Paddy Beathnach è un ottimo melò ambientato a Cuba, dove vive, da solo, il giovane Jesus. Sua madre è morta, il padre, un noto pugile, non l’ha mai conosciuto, perché è finito in carcere per omicidio quando lui aveva tre anni. Jesus si guadagna da vivere pettinando i capelli delle vecchie vicine e aggiustando le parrucche per un locale di Drag Queen, il ‘Palermo Cabaret’, gestito dall’anziano e protettivo Mama. Il sogno di Jesus è di esibirsi anche lui sul palco. Ma quando gli capita finalmente l’occasione, accade un fatto inatteso: un uomo tra il pubblico gli sferra un pugno in faccia e si rivela essere suo padre uscito di prigione. Da quel momento Jesus si ritrova suo padre in casa, un vecchio bestione violento, quasi sempre ubriaco e senza un soldo. Ovviamente Jesus è disperato, anche perché il padre gli ha vietato di frequentare il cabaret, ma piano, piano, si insinua in lui il desiderio di conoscere meglio questo padre che non ha mai conosciuto e che forse gli è mancato. Nel finale il film accentua i toni melodrammatici diventando un po’ scontato, comunque un film molto godibile, ben fatto, ben recitato con belle immagini e buona musica.

Wo willst du hin, Habibi?
di Tor Iben

stella5-5

Ha chiuso la serata Wo willst du hin, Habibi? di Tor Iben. Del regista tedesco Tor Iben avevamo già avuto la possibilità di apprezzare i suoi due lungometraggi precedenti “The Passenger” (2011) e “Cibrâil” (2010) e alcuni corti. Qui il protagonista è Ibrahim (Cem Alkan, attore turco già presente nel film precedente di Iben) un giovane gay di Berlino nato da genitori turchi. Ibra si è brillantemente laureato e ora cerca lavoro, ha una sua vita gay di nascosto dalla famiglia e un ragazzo che però si è trasferito all’estero. Un giorno gli capita in casa Alexander (Martin Walde) un piccolo criminale, che sta scappando dalla polizia e da quel momento Ibra perde la testa per lui e inizia a seguirlo. Il biondo Alexander è eterosessuale, violento, una specie di SkinHeads, fisico da urlo, visto che fa anche il lottatore in palestra, ma anche lui non rimane insensibile al corteggiamento. Quando Alexander viene aggredito e si ritrova con entrambe le braccia ingessate (ma guarda un po’ che coincidenza..) Ibra ha la possibilità di accudire in tutto e per tutto il suo nuovo amato. Intanto il padre di Ibra scopre la sua omosessualità e la prende malissimo. La storia tra Ibra e Alexander ovviamente non può continuare, almeno da un punto di vista sessuale, ma contro ogni logica ne nasce una splendida amicizia. Probabilmente il miglior film finora girato da Tor Iben, si tratta di un film allegro, divertente, ben girato e ben recitato, inoltre, e ciò non guasta, ha un’alta carica erotica che lo attraversa, anche grazie al sex appeal dei due protagonisti e questo senza scene hot, a parte un paio di chiappe ben mostrate. Ci spiega il regista che la parola Habibi nel titolo significa sia amico che tesoro, coinvolgendo sia amicizia che amore, come nella storia del film, una parola che sta diventando molto comune in Germania. Il regista ha anche voluto mostrare come la comunità turca in Germania, nei confronti dell’omosessualità, stia velocemente cambiando, anche tra le vecchie generazioni, influenzata dall’ambiente circostante.

 


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