Redazione

"Un bacio" un film utile e necessario

Secondo lungometraggio di Ivan Cotroneo che denuncia con efficacia la violenza omofobica ancora presente nella nostra società

Pochi giorni prima dell’uscita nelle sale del film “Un bacio” leggiamo nelle pagine di cronaca che a Genova un padre picchia il figlio che si è dichiarato gay. Quasi contemporaneamente a Los Angeles succede che un padre uccide il figlio di 29 anni perchè omosessuale. E siamo in Paesi che si vantano di essere tra i più civili e avanzati del mondo. Bravo Cotroneo, affermato regista, scrittore e sceneggiatore gay dichiarato (praticamente l’unico insieme a Ozpetek nel mondo del cinema mainstream italiano), che affronta coraggiosamente il problema dell’omofobia che nell’ambiente scolastico trova ancora un terreno fertile e indisturbato. Il film è tratto da un suo libro omonimo che purtroppo non era riuscito a scalare le classifiche di vendita nel 2010 quando uscì presso l’editore Bompiani (ora rieditato). Siamo sicuri che il film arriverà a molte più persone, grazie anche alla distribuzione Lucky Red che lo ha mandato nelle sale in 200 copie. Un’altra cosa che ci fa piacere è il fatto che il film non abbia restrizioni ai minori. Quando noi l’abbiamo visto una domenica pomeriggio in una multisala c’erano molte famiglie con figli anche piccoli, intorno ai dieci anni, e se nell’intervallo tutti erano abbastanza sorridenti e chiacchieranti, quando sono iniziati i titoli di coda nessuno si muoveva o parlava, come fossero improvvisamente impietriti sulle poltrone. In effetti, nonostante il tentativo (commerciale? pedagocico?) della sceneggiatura di alleggerire la storia con inserti di danza e canterini, alla fine il film è un potente pugno nello stomaco, e riesce ad avere solo una funzione didattica l’ultima scena del film (che nel libro non c’era) che vorrebbe suggerire un’altro finale, sicuramente troppo futuristico. Il dramma e la tragedia ci sono tutti. Anche molto bene ‘giustificati’, come spiega la professoressa che cerca di addossare la colpa alla ‘provocazione’, alla ‘naturale’ reazione, davanti ad un padre fin troppo determinato nel difendere la diversità del figlio (ma esistono questi padri in Italia?).

Come dicevamo, Cotroneo è ben consapevole della bomba che questa storia può innescare, e cerca di infiocchettarla trasformando in realtà i sogni e i desideri dei protagonisti, che così li vediamo riunire studenti e professori davanti alle loro spavalde esibizioni, sia nella scuola che nella notte davanti alla loro casa. Curiosamente anche la scena del fatidico bacio segue questo rituale, lasciandoci inizialmente incerti sull’interpretazione, cioè se sia un sogno o una realtà. Forse anche questa impostazione, come le precedenti scenette danzanti, aveva lo scopo di attenuarne l’impatto. Sì, perchè è proprio questa scena che ha ammutolito la sala. Più potente dello sparo che sentiremo dopo. L’omofobia è un mostro cresciuto dentro di noi, lasciato crescere nella speranza di distruggerci, di annientarci. E’ tempo di farlo uscire, di liberarcene, come tenta di fare continuamente Lorenzo, un orfano appena adottato da genitori progressisti, che non accetta di nascondere i suoi desideri omosessuali, sicuro che anche a lui debba essere concessa la felicità di tutti. Per questo si veste in modo gaio (e si pittura le unghie), perchè deve essere chiaro a tutti quello che è e quello che desidera. I genitori adottivi lo supportano e lui, nonostante il bullismo dei compagni e i continui insulti, rimane sereno e forte, persistendo nel voler essere se stesso e contrattaccando appena possibile. Troverà sostegno solo in Blu, una ragazza che ha la nomea di essere ‘facile’ (mentre è solo stata vittima di un’altro tipo di feroce maschilismo) e un interesse particolare verso il bell’Antonio, che nonostante sia un portento del basket, viene isolato dai compagni perchè troppo introverso, o tonto per alcuni (insensibili ignoranti). Sono tre adolescenti, ognuno coi propri problemi, nonostante famiglie che li amano (forse troppo?), vittime più o meno consapevoli del pregiudizio altrui, tutti desiderosi di superare i primi ostacoli che la vita gli presenta. I tre giovani protagonisti sono bravi, anche se non eccelsi (sono praticamente esordienti), e riescono a comunicarci assai bene i loro stati d’animo: il malcelato rancore di Blu, il bisogno di sentirsi accolto di Lorenzo, e l’angoscia sotterranea che pervade l’emarginato Antonio.

Il film soffre di qualche discontinuità, anche perchè le problematiche presentate sono molte, dalle relazioni genitori e figli, alla violenza maschilista, al bullismo scolastico che perseguita qualsiasi ‘diverso’, al difficile cammino dell’adolescente verso l’affermazione di se stesso, ecc. ma complessivamente è efficace, e lascia il segno. Un film necessario che speriamo possa aiutare a comprendere le molte situazioni di sofferenza che tanti adolescenti, spesso abbandonati a se stessi, devono combattere e vincere. L’omofobia in primis, una violenza psicologica quando non materiale, ancora senza nessuna condanna normativa nel nostro Paese.

Il regista Cotroneo presenta i protagonisti


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