"Felix Cossolo 40 anni in movimento. 1975-2015: Un viaggio nella storia della militanza gay"

E’ il titolo del prezioso libro scritto da un veterano del movimento gay italiano

Mercoledì 16 dicembre 2015 presso il C.I.G. Centro di Iniziativa Gay/Arcigay di Milano abbiamo assistito ad un incontro davvero interessante con Felix Cossolo che ci ha presentato il suo libro:

Felix Cossolo 40 anni in movimento. 1975-2015: Un viaggio nella storia della militanza gay

Curato da Felix Cossolo insieme a Lucia Manzilli.

Ha fatto gli onori di casa Fabio Pellegatta, Presidente di C.IG. Arcigay Milano. All’incontro ha anche partecipato Paolo Rumi con alcuni suoi interventi, come al solito ben documentati e brillanti.
Dopo un rinfresco, durante il quale sono state proiettate molte fotografie storiche che Felix ha commentato, è iniziato l’incontro vero e proprio in cui egli ci ha raccontato, senza risparmiarsi e senza peli sulla lingua, di come la storia della sua vita si sia intrecciata con gli eventi degli ultimi quarant’anni del movimento gay italiano.


Felix Cossolo

Ultimamente i film a tematica italiani sono davvero pochini, possiamo però consolarci con la lettura di alcuni recenti buoni libri che trattano di storia e cultura LGBT. Alcuni molto seri, come il monumentale ‘Tutta un’altra storia‘ di Giovanni Dall’Orto e ‘La biblioteca ritrovata‘ di Francesco Gnerre. Questo nuovo libro ‘Felix Cossolo 40 anni in movimento. 1975-2015: Un viaggio nella storia della militanza gay‘ è qualcosa di completamente diverso. Lo si può sfogliare come una elegante rivista, grazie alle tantissime foto presenti, oppure leggerlo come un manuale di storia LGBT, attraverso i tanti contributi presenti, scritti da molti dei protagonisti della nostra vita culturale (tra gli altri Franco Grillini, Francesco Gnerre, Andrea Pini, Beppe Ramina, Giovanni Dall’Orto, Stefano Bolognini, Giampaolo Marzi, Giovanni Minerba, Fabio Pellegatta ecc.). Molte sono le interviste che Cossolo ha fatto nel corso del tempo: a Fernanda Pivano, Dario Fo, Giuni Russo, Mario Mieli ecc. Praticamente tutti i protagonisti della nostra storia LGBT sono citati nel libro. A tenere il filo del discorso è il racconto di Cossolo stesso dei suoi ricordi di questi quaranta anni di movimento, che egli ha vissuto da protagonista come militante del Fuori, redattore della rivista Lambda, organizzatore degli storici campeggi gay italiani, co-fondatore della prestigiosa rivista Babilonia, creatore di altre riviste come Marco, Maschio, Supermaschio, Hot Line Gay Magazine, libraio con la prima libreria gay Babele, ideatore della Gay street di di Milano, via Sammartini, dove era la prima sede di Babele e si trovavano i suoi locali, tra quali l’After Line.
Questo libro per la sua forma molto accattivante dovrebbe piacere soprattutto ai più giovani, alcuni dei quali purtroppo pensano che le poche libertà di cui ora godono siano sempre esistite e piovute dal cielo.

Nonostante sia davvero di piacevole lettura, il libro non ha ancora trovato un editore (nemmeno tra quelli gay) disposto ad investirci sopra. Cossolo quindi, con il suo spirito pratico che lo ha sempre contraddistinto, ha deciso di pubblicarlo a sue spese, per il momento in 550 copie, facendolo stampare dal tipografo storico delle sue riviste. Questo in attesa che si faccia avanti un editore serio. Per questo motivo al momento il libro è piuttosto difficile da trovare; a Milano solamente nei locali e nell’edicola di via Sammartini.


Felix Cossolo e Fabio Pellegatta, presidente CIG Arcigay Milano

Qui di seguito riportiamo alcune delle cose che ci ha raccontato Felix durante l’incontro, della sua vita e degli eventi della storia del movimento LGBT che lo hanno visto testimone.

Il vero nome di Felix è in realtà Felice, ma la prima parte della sua vita non fu per niente felice, per questo quel nome gli sembrava una presa in giro, cosi decise di cambiarselo. Felix nasce a Bari nel 1956, ha un fratello gemello e sua madre muore il giorno stesso della loro nascita; per questo il padre, che aveva già altri figli, decise di chiuderlo in vari istituti, gestiti da suore tanto manesche quanto le famigerate suore dei collegi irlandesi che abbiamo visto in alcuni film. A 13 anni Felix riuscì a tornare in famiglia, perché il padre aveva trovato una nuova compagna, ma le sofferenze non erano finite. Quando inizia la storia illustrata nel libro, Felix ha 18 anni e frequenta a Bari la quinta ragioneria, non si accetta, non ha ancora avuto una storia omosessuale ed è in cura per problemi psicologici all’astanteria neuro-psichiatrica del Policlinico. Quando il padre scopre, leggendo una sua lettera, che Felix è omosessuale, lo caccia di casa e lo riprende solo dopo l’intervento del professore di francese di Felix. I rapporti col padre col tempo migliorano, ma per molto tempo egli considerò il figlio come un malato da aiutare a guarire. Quando ancora era in crisi, Felix aveva due riferimenti: uno era il Fuori di Torino (ogni settimana scriveva una lettera a Francesco Merlini, che gestiva la posta del Fuori e attendeva con ansia la risposta), l’altro era Massimo Consoli, che pubblicava un bollettino che si chiamava OMPO; a lui una volta Felix scrisse una lettera in cui diceva di volersi suicidare . Consoli la pubblicò e cercò di aiutarlo.
Poco prima degli esami finali Felix ha finalmente la sua prima esperienza di storia omosessuale, e questo lo aiuta ad uscire dai suoi problemi psicologici. Agli esami arriva tranquillo e prende 58/60. Dopo questa storia Felix con altri amici omosessuali entra nel Partito Radicale, l’unico allora aperto verso gli omosessuali, per poi fondare un gruppo del Fuori a Bari. Per pubblicizzare il suo gruppo, Felix scrisse al Quotidiano dei lavoratori e al Manifesto dando come recapito telefonico il numero di casa, così spesso le chiamate arrivavano agli altri membri della famiglia Cossolo. Le iniziative del gruppo erano pubblicizzate sui vari giornali della sinistra rivoluzionaria e i radicali baresi temendo attentati o interventi della polizia erano molto tiepidi nei confronti delle iniziative dei ragazzi del FUORI. Così quando nel 1976 Cossolo parlò al Congresso del Fuori a Roma, se ne lamentò pubblicamente. L’intervento venne ampiamente riportato e strumentalizzato dai giornali. In coda al congresso, poterono intervenire anche gli esponenti dei collettivi omosessuali autonomi al Fuori, tra gli altri parlarono Corrado Levi e Mario Mieli venuti da Milano. A Bari quell’anno anche il gruppo di Cossolo candidò alle elezioni un omosessuale.
Sempre quell’anno dopo gli esami di stato, Cossolo andò in vacanza a Mikonos, in sacco a pelo, con il traghetto, trovando lì una realtà omosessuale ben diversa da quella barese.
Poi si iscrisse all’università, ma abbandonò dopo pochi esami. Avendo preso contatti con i COM, Collettivi Omosessuali Milanesi, decise di trasferirsi a Milano, dove per due mesi fu ospite dei COM nella famosa casa occupata di via Morigi. Ma senza soldi e senza lavoro fu poi costretto a tornare a Bari. Ebbe poi la fortuna di essere chiamato per il militare a Torino. Era in contatto con Francesco Merlini e altri esponenti del Fuori torinese che lo aiutarono. Di giorno faceva il servizio militare nei Bersaglieri e la sera si cambiava la divisa in casa di Merlini e andava a fare il volontario al Fuori. Finito il militare Felix decise di restare a Torino; Pezzana gli propose di lavorare a tempo pieno nel partito radicale e nel Fuori, però non gli poteva pagare uno stipendio, cosi si stabilì che ogni mese si doveva fare una colletta tra otto dei soci più benestanti chiedendo loro 10.000 lire a testa. Poco contento della cosa Felix decise poco tempo dopo che era meglio andare a lavorare come operaio in FIAT alla catena di montaggio a Mirafiori, pur mantenendo il suo impegno di volontario al Fuori. Alla FIAT organizzò un piccolo gruppo di omosessuali metalmeccanici che fecero anche una manifestazione in Piazza San Carlo, in un periodo in cui la FIAT era occupata; fecero anche altre iniziative davanti a Mirafiori, dove invitarono ad esibirsi tra gli altri Franca Rame e Ciro Cascina. Durante una manifestazione di tutti i metalmeccanici in Piazza San Carlo, si presentarono loro, una ventina, tutti truccati e scheccanti, ma in tuta, portando un cartello che diceva ‘Gli omosessuali sono solidali con la classe operaia’. C’era anche la RAI. Quando lo speaker dal palco salutò la delegazione degli omosessuali, attorno a loro si formò un imbarazzante vuoto.
Felix era anche militante di avanguardia operaia oltre che radicale, questo era possibile perchè il Partito radicale permetteva la doppia tessera.
Negli anni 75-76 I giovani legati alla sinistra rivoluzionaria (troskisti, Lotta continua, Avanguardia Operaia…) cominciavano lentamente a fare i primi dibattiti pubblici sul personale, la sessualità, il femminismo, il nudismo, l’omosessualità. Felix partecipò a Licola in provincia di Napoli ad un festival del proletariato giovanile; c’erano più di 20.000 persone e a un certo punto decisero di mettersi tutti nudi. Poi ci fu il festival di Re nudo al Parco Lambro a Milano, dove Ivan Cattaneo, che era un militante gay già da prima di Felix, si esibì e fu sonoramente fischiato dai compagni ‘militonti’.

Nel 1974 Angelo Pezzana aveva deciso di federare il Fuori nel partito Radicale, però non tutti nel FUORI erano radicali. Quindi si crearono dei collettivi autonomi a Milano, Roma, Bologna e in altre città.
Nel 1977 nasce la rivista Lambda, che prende il posto della testata ‘Fuori!’ . Sotto la direzione di Felix Lambda diviene presto la voce dei collettivi autonomi. Pezzana formalmente era il direttore responsabile, perché Felix allora non era registrato all’albo dei giornalisti. Nel 1978 però Pezzana si dimise, quando uscì un articolo satirico di Felix che egli non condivideva. L’articolo era una finta intervista a Marco Pannella (sull’onda delle finte interviste della rivista satirica ‘Il Male‘), in cui egli accennava alla sua omosessualità. Poco prima era uscita su Sorrisi e Canzoni un’intervista a Pannella scritta da Sabina Ciuffini, dove lei tirava un sospiro di sollievo scoprendo che Pannella viveva con una donna ed era molto macho.
Il dissenso di Felix verso Pezzana e il Partito Radicale era anche dovuto allo spostamento verso destra di tutto quel partito. Ad esempio, il partito radicale in origine era anti-militarista, poi Emma Bonino fece delle dichiarazioni a favore dell’intervento militare in medio oriente. Diversi esponenti radicali, come Capezzone, Rutelli, Quagliariello, la Roccella e Pezzana stesso, si sono spostati sempre più a destra. Ci fu allora tutto un gruppo di sei radicali che vennero eletti in Parlamento; era stato allora deciso per statuto che i radicali eletti dovessero essere sostituiti a rotazione. Doveva quindi entrare in Parlamento anche Pezzana e questo era un evento molto importante: il primo omosessuale dichiarato ad entrare in Parlamento. Però quando Pezzana fu eletto, si dimise dopo solo due giorni e non si è mai capito il perché. Questi due giorni gli hanno comunque permesso di maturare la pensione di parlamentare. In più Pezzana e molti altri esponenti radicali avevano una posizione filo-israeliana e quindi anti-palestinese, che Felix non ha mai condiviso.

Nel 1977 ci fu a Bologna una grossa manifestazione del Movimento degli Indiani Metropolitani e di Autonomia Operaia. I collettivi andarono a Bologna, mentre i radicali decisero di non aderire. Felix e altri militanti decisero di lasciare il partito Radicale. A quella manifestazione parteciparono circa 500 persone dei collettivi gay autonomi al Fuori, che fecero anche un loro corteo che fu praticamente il primo gay pride italiano. Mario Mieli salì sul palco togliendo il microfono a Dario Fo e insultò i presenti dando loro dei pecoroni.
L’Arcigay non nasce da una costola del Fuori e del Partito Radicale, ma dai collettivi autonomi. A Bologna c’era un collettivo che si riuniva nella sede del partito socialista e si chiamava ‘Collettivo Frocialista’. Questo collettivo, i redattori di Lambda e i rappresentanti dei collettivi provenienti dalle altre città italiane, cominciarono ad incontrarsi regolarmente.

Ci fu un incontro a Roma in un circolo che si chiamava ‘Convento occupato’. C’era stato l’omicidio di un omosessuale a Monte caprino, luogo di cruising in un parco vicino al Colosseo. Per la prima volta il movimento omosessuale romano, allora c’era il circolo ‘Narciso’, indette una manifestazione nazionale, con un incontro in Campidoglio, un corteo e poi un convegno. C’erano Dario Bellezza, Massimo Consoli e altri.
Allora anche tra i dirigenti del movimento pochi accettavano di parlare in pubblico, tanto che le telecamere RAI furono cacciate. Felix nel suo intervento parlò della sua esperienza come omosessuale in fabbrica; il giorno dopo la Stampa di Torino riportò il suo intervento, citando nome e cognome, così in fabbrica lo seppero proprio tutti.
Il collettivo Narciso, essendo legato all’area rivoluzionaria scriveva una pagina settimanale su Lotta Continua che si chiamava ‘La pagina frocia’ e ogni settimana c’erano una serie di interventi, tra i quali quelli di Felix.

I circoli si incontrarono poi ancora a Bologna per chiedere una sede al comune (che poi sarà il Cassero nel 1982). Ci fu una riunione per creare delle redazioni locali di Lambda e dopo la chiusura di Lambda, una riunione per creare la prima redazione di Babilonia. Quando nel 1982 chiuse Lambda, Felix da Torino si spostò a Milano. Con la consistente liquidazione che la FIAT gli offrì per licenziarsi, finanziò il primo numero di Babilonia, il primo giornale culturale e di informazione gay distribuito in edicola a livello nazionale. Il primo numero di babilonia uscì nel 1983, con Ivan Teobaldelli come direttore responsabile. Il numero 0 della rivista fu presentato nel 1982 durante il campeggio gay di Vieste. In copertina c’era un disegno di Schifano ottenuto tramite Corrado Levi, un fallo stilizzato. Babilonia aveva una serie di collaboratori che andava da Tondelli a Dario Bellezza a Mario Mieli, che morirà poco dopo.

Come nasce la decisione di associarsi all’Arci: ad Agape, in una località del Piemonte si teneva un incontro annuale degli omosessuali credenti ospitato dalla Chiesa Valdese. Felix ci andò con Ferruccio Castellano, anche lui della redazione di Lambda, un omosessuale cristiano praticante che è riuscito a creare un embrione di gruppo di credenti omosessuali. All’incontro venne anche Don Marco Bisceglia, un prete della comunità di Lavello in Basilicata. Don Bisceglia invitò poi Felix al Congresso nazionale dell’Arci a Montecatini. In quella occasione don Bisceglia fece delle mozioni a favore degli omosessuali, come la richiesta di una sede in Arci per gli omosessuali romani. Dopo Montecatini l’Arci di Roma diede uno spazio al suo interno a don Bisceglia e anche uno stipendio. Assieme a lui lavorava anche Nichi Vendola che svolgeva lì il suo servizio civile. Due persone gay che lavoravano a tempo pieno nella sede nazionale dell’Arci. Poi il gruppo cominciò ad allargarsi. A Palermo nel dicembre del 1980 si tenne un convegno in un cinema, di omosessuali dell’Arci che proposero la nascita di Arcigay. Don Bisceglia poi si ammalò di AIDS e si allontanò dal movimento gay, riavvicinandosi alla Chiesa.

Nel 1985 la redazione di Babilonia organizzò un galà di raccolta fondi per la lotta all’AIDS al teatro Ciak a Milano. Il primo galà di questo genere. Era presente il sindaco Tognoli, Giuni Russo, Valter Chiari, Loredana Bertè, Lina Sotis, Natalia Aspesi e altri nomi noti. A quel galà partecipò anche il professor Moroni infettivologo delI’ospedale Sacco, che poco dopo diventò uno dei garanti della nuova associazione ASA, che era collegata al Centro di Iniziativa gay di via Torricelli, sede da poco data in affitto dal Comune (prima c’era stato il Centro Gay di via Bodoni).

Nel 1987-1988 Felix in seguito ad un incidente fu ricoverato all’istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano dove, come risultato di un test non richiesto, gli fu comunicato che era sieropositivo. Una suora negligente, non si preoccupò poi di informarlo che un ulteriore controllo non aveva confermato la sieropositività. Essendo ingessato, Felix riuscì a rifare il test al CAVE di via Pace (gestito da Marcello Innocenti) solo due mesi dopo, scoprendo così di essere in realtà sano. Però nel frattempo egli aveva avvisato gli amici e la famiglia della sua malattia e suo padre era salito apposta da Bari. Inoltre per lo stesso motivo Felix decise di vendere la libreria Babele. Felix decise di rendere pubblica la cosa con l’aiuto dell’allora consigliere comunale Paolo Hutter e uscì così un articolo di Ivan Berni su Repubblica.

Nell’aprile 1993 Felix Cossolo aprì l’After Line bar in via Sammartini, il giorno prima insieme a Franco Grillini aveva posto la targa stradale che indicava ‘Via Sammartini Gay Street‘. La notte stessa comparvero nella via diverse scritte omofobe. La notizia fece rumore e ne parlò pure la Parietti a Domenica In. L’After Line (uno dei primi locali gay con le vetrine aperte sulla strada e che non richiedeva nessuna tessera) era sempre pieno, tutti i giorni della settimana, a differenza di quanto accade oggi nei locali. L’After Line entrò poi in crisi quando aprirono l’Elephant, il Ricci e poi il Borgo. Felix decise, primo in Italia, di pubblicare sulle edizioni locali di Corriere della Sera e su Repubblica la pubblicità del suo locale. Grazie a questa costosa pubblicità il locale si riempiva anche a Ferragosto.

Felix nella sua lunga attività imprenditoriale si è ritrovato in certi periodi a guadagnare molti soldi. Soldi che venivano tutti dal settore del porno, che gli permisero di finanziare tutta una serie di altre iniziative; di aprire la libreria Babele, organizzare i campeggi, pagare gli articoli scritti da personaggi come Aldo Busi, Dario Bellezza, Barbara Alberti, Diego della Palma su Hot Line Gay Magazine. Oltre a Babilonia, Hot Line Magazine, alle guide gay, Felix ha creato i giornali Maschio, Supermaschio e Marco. E oltre alla carta stampata c’erano anche Videotel e le chat erotiche. Felix in un appartamento di via Sammartini sopra la Babele e l’Hot Line, aveva fatto installare delle cabine dove si svolgeva l’hot-line telefonico, sia gay che eterosessuale. Su Secondamano e su altre riviste appariva la pubblicità di queste hot-line con indicato il telefono da chiamare. Allora però non c’era la possibilità di avere numeri telefonici a pagamento e nemmeno di addebitare il costo su di una carta di credito. La cosa ridicola era che chi voleva usufruire del servizio doveva prima fare una corsa in posta e fare un vaglia telegrafico.

Roberto Mariella

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