VIP 2014

L’elenco dei personaggi italiani più gay-friendly del 2014. Al primo posto i sindaci che hanno lottato per i matrimoni gay

Come sapete è nostra tradizione presentare a fine anno un elenco di personaggi italiani che, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, con il loro lavoro o con le loro dichiarazioni hanno promosso una percezione ed una conoscenza veritiere del mondo LGBT.
Da quest’anno abbiamo allargato a 360° la tipologia dei personaggi presi in considerazione. In pratica abbiamo considerato, oltre al settore spettacolo, anche quello politico istituzionale, che spesso da noi non ha confini così precisi, vedi ex presidenti e attuali leader.
Abbiamo anche discusso l’inserimento in questo elenco di una figura come Papa Francesco che però abbiamo scelto di rimandare a quando la sua tenace battaglia riformista riuscirà ad ottenere qualche risultato. Purtroppo la sua è una lotta contro secoli, o meglio millenni, di bieca omofobia, sebbeno Cristo non abbia mai detto nulla contro gli omosessuali, che pure a quei tempi non mancavano.

Ma torniamo ai nostri giorni. Il 2014 italiano è stato un anno importante per il mondo LGBT, ma sicuramente più preparatorio che concludente. Al cinema, ma anche in TV, abbiamo avuto molte opere italiane che comprendevano personaggi gay, purtroppo, ad eccezione di poche, non sempre di altissima qualità. Al cinema abbiamo anche visto bellissimi film stranieri, quasi tutti di ottima qualità, per i quali dobbiamo ringraziare i volenterosi distributori italiani, come ad esempio Vieri Razzini e Cesare Petrillo di Teodora che ci ha esaltati con “Pride“, o il direttore di Koch Media, Umberto Bettini, che ci ha permesso di gustare il raffinato “I toni dell’amore“, o il direttore Paolo Minuto della neonata Cineclub Internazionale che ci ha portato il bellissimo “Pelo Malo“. Un grazie particolare anche a Margherita Amedei, direttrice di Sky Cinema che ci ha permesso di vedere in prima assoluta, lo struggente “The Normal Heart“.

In politica, grazie alla perspicacia di molti sindaci, per mesi abbiamo letto intere pagine di quotidiani dedicate alla battaglia per la trascrizione dei matrimoni gay, una forte spinta perchè si arrivi ad una legge specifica sui matrimoni gay o come volete chiamarli. Abbiamo messo al numero uno di questo elenco il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha sempre difeso i diritti degli omosessuali fino a conferire ad Arcigay Milano la prestigiosa onoreficenza dell’Ambrogino d’Oro. La sua figura anche in rappresentanza dei tanti altri sindaci che hanno sfidato opposizioni e prefetture con le registrazioni dei matrimoni gay, come Ignazio Marino a Roma (con una splendida cerimonia ufficiale), Luigi de Magistris a Napoli, Virginio Merola a Bologna, Emilio Bonifazi a Grosseto, Furio Honsel ad Udine, e tanti altri.

Il presidente Renzi ad ottobre ha promesso una legge sulle unioni civili gay, come quella tedesca, che contempla anche l’adozione per i genitori biologici. Ieri l’ha ricordata nel suo programma di governo per il 2015. Speriamo che il prossimo anno si contendano il primo posto di questa classifica, lui o Papa Francesco.

Nel 2014 sono state tantissime anche le opere teatrali con tematiche gay e soprattutto si sono realizzate anche quest’anno le due rassegne di teatro LGBT, quella romana “Garofano Verde” curata dal critico di Repubblica, Rodolfo di Giammarco, e quella milanese “Illecite visioni”, curata dallo scrittore Mario Cervio Gualersi, che ha fatto discutere per l’encomiabile iniziative di aprire il teatro gay ad opere dedicate ai giovanissimi. Entrambe le rassegne hanno avuto un ottimo successo.

Anche i festival di cinema gay godono di buona salute e ogni anno ne nascono di nuovi. Quest’anno è partito il Salento LGBT Film Festival, grazie all’impegno delle bravissime Gaia Barletta e Jovanna D’Alema dell’associazione LEA e all’aiuto dell’instancabile Giovanni Minerba, che inseriamo in classifica anche in rappresentanza dei tanti altri direttori di festival gay.

Nel campo della cultura e più precisamente della letteratura abbiamo contato ben 29 libri di altrettanti autori italiani che hanno raccontato od esaminato tematiche gay. Inserirne uno in questo elenco ci sembrava fare torto agli altri, per cui vi rimandiamo alla nostra pagina libri dove li trovate tutti.

Moltissimi i personaggi del mondo dello spettacolo che, come sempre, spendono parole in nostra difesa in vari media, come Selvaggia Lucarelli, Carlo Gabardini, Ambra e Orietta Berti (madrine del Togay), Mika, ecc.

Un particolare grazie anche al popolo italiano che per la prima volta nel 2014 si è espresso in maggioranza (il 55%, ad inizio 2013 erano solo il 42%) per l’approvazione dei matrimoni gay. (Rilevazione condotta da Demos ad ottobre 2014)

LA CLASSIFICA VIP 2014

1

Giuliano Pisapia

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano dal 1 giugno 2011, si è sempre distinto nell’impegno per i diritti civili degli omosessuali. Già nel luglio 2012 istituisce a Milano il registro delle unioni civili, sia per etero che per gay. Nel 2014 si unisce alla carica pro gay di tanti sindaci italiani, tra i quali ricordiamo il precursore Luigi De Magistris a Napoli, Virginio Merola a Bologna e Ignazio Marino a Roma (che ha pure partecipato al gay pride romano), solo per citarne alcuni, che nel 2014 hanno condotto una vera e propia battaglia per il riconoscimento delle nozze gay contratte all’estero. Per mesi le loro iniziative, contrastate da alcuni magistrati e soprattutto dal vice presidente del Consiglio Angelino Alfano, hanno riempito le cronache politiche dei maggiori quotidiani locali e nazionali. E’ stata sicuramente la spinta più importante nel 2014 affinchè l’Italia si svegli e riconosca l’uguaglianza dei diritti, al pari di quanto avvenuto in quasi tutti i Paesi europei. Nel mese di ottobre Giuliano Pisapia ha trascritto il matrimonio di sette coppie gay, nonostante gli attacchi della Curia, del ministro Alfano e delle prefetture. All’Arcivescovo Scola Pisapia risponde che Milano “un’anima ce l’ha, deve solo farla conoscere meglio e anche esibirla. Milano è una città aperta, a chi viene da lontano, a chi professa un’altra religione, a chi ha un’idea diversa di famiglia”. Ad Alfano ha risposto dicendo: “Non c’è alcuna legge che vieti di trascrivere matrimoni contratti legittimamente all’estero da residenti in Italia. Considero quindi legittimo il mio operato e, più in generale, posso solo auspicare che il Parlamento, come ormai richiesto dalla maggioranza degli italiani, faccia passi in avanti sui temi dei diritti civili”.Ancora più significativo e coraggioso l’Ambrogino d’Oro, il più prestigioso riconoscimento al valore civile assegnato dalla municipalità milanese, che quest’anno ha premiato l’impegno decennale del CIG Centro di Iniziativa Gay – Arcigay Milano. Curioso che la stampa abbia in gran parte ignorato questo premio, con l’eccezione di alcuni quotidiani di destra che lo hanno ricordato più in segno di spregio, verso la scelta del sindaco, che di merito dell’associazione gay . Tra le altre iniziative della municipalità milanese ricordiamo l’inizio dei lavori di ristrutturazione e valorizzazione di Via Sammartini, la storica gay street di Milano.
   
2

Francesca Pascale

Francesca Pascale è la compagna di Silvio Berlusconi, presidente del partito Forza Italia, un partito di destra che si è sempre opposto ai diritti degli omosessuali, almeno fino a quando è intervenuta Francesca nel dibattito politico. Coraggiosa e determinata, incurante dell’assalto che avrebbe dovuto fronteggiare nel suo partito, Francesca è stata il personaggio ‘politico’ che più di tutti quest’anno ha difeso e manifestato pubblicamente per i diritti degli omosessuali in Italia. Sostenuta dal movimento gay ed in particolare da Alessandro Cecchi Paone e da Vladimir Luxuria, Francesca ha presentato un disegno di legge firmato Forza Italia per le unioni civili comprensivo delle unioni gay, dicendo: “Ho riconosciuto gli errori commessi in passato da molti esponenti del centrodestra che mi auguro si ispirino da qui in avanti ai principi liberali di rispetto di ogni singolo individuo contro ogni discriminazione di genere… Si parla tanto di Europa per i problemi economici. Ma sui diritti sociali, quando pensiamo di avvicinarci al resto delle nazioni europee?… Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso. Non ha insegnato a fare differenza tra gay ed etero”. Nel mentre aderiva ufficialmente al Calabria Pride e subito dopo prendeva la tessera Arcigay insieme a quella di GayLib: “Ho scelto di iscrivermi alle due associazioni, perché è importante unire i pensieri politici, credo che non ci debbano essere differenza tra destra e sinistra, tra laici e cristiani, l’amore è una scelta che prescinde da categorie sociali, religioni.” Intervistata sul suo attivismo a favore dei diritti civili risponde: “Mia madre già nel ‘68 scendeva in piazza per battersi per i diritti delle donne. Ho la nausea di certi politici che invece di fare i conti con la realtà preferiscono voltarsi dall’altra parte, facendo marcire questo paese. Il 78 per cento degli italiani vuole il riconoscimento dei diritti civili, ma ci sono dei politici che preferiscono l’ipocrisia”. Invitata da Luxuria, riempie le pagine dei media con la sua partecipazione alla chiusura del gay village romano e ancora di più con la famosa cena ad Arcore dove lei e Luxuria ottengono da Berlusconi il via libera per unioni gay.
   
3

Vladimir Luxuria

Vladimir Luxuria, prima parlamentare transgender di un Parlamento europeo, riesce ogni anno ad entrare in questa classifica. Sono tantissime le iniziative per i diritti degli omosessuali a cui ha partecipato, spesso come ospite di prestigio, anche nel 2014, ad iniziare dai vari Pride ormai distribuiti quasi in ogni Regione d’Italia, e non si contano i suoi interventi sui vari media. Qui vogliamo ricordare tre momenti che hanno avuto un ampio risalto sulla stampa. Il primo è stata la partecipazione alle Olimpiadi di Sochi, dove ha esibito la bandiera arcobaleno ed è stata fermata dalla polizia che in Russia vieta qualsiasi propaganda omosessuale. Chiedeva aiuto ad Imma battaglia con questo sms: “Mi hanno fermata, sto in una stanza con le luci al neon in faccia e mi stanno interrogando. Mi hanno presa con la bandiera con su scritto “Essere gay è ok”, e mi hanno portata via. Parlano solo in russo e non capisco niente, sono brutali e aggressivi, aiutami”.Poi la querelle con Giorgia Meloni, attuale presidente di Fratelli d’Italia, sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali (iniziata con il twit di Luxuria che diceva “spero che nessun bambino venga abbandonato da un padre a 12 anni come è successo alla vostra Giorgia Meloni”). Infine le iniziative portate avanti insieme a Francesca Pascale, con la quale si sentiva ogni giorno, a sostegno di una legge sulle unioni civili. Prima l’invito al gay village di Roma e poi la cena a casa di Berlusconi. Alla fine Luxuria dice: “‘Ho ricevuto una telefonata di Berlusconi che mi ha confermato un dipartimento sui diritti civili in Forza Italia”. Vogliamo ricordare anche le minacce che questa estate Luxuria ha dovuto sopportare da parte di un gruppo della malavita romana, minacce violente e plateali per cui è stata messa sotto scorta per un certo periodo.
   
4

Camilla Seibizzi

Camilla Seibezzi, consigliera delegata contro la Discriminazione del Comune di Venezia, dopo che lo scorso anno ha condotto una battaglia per la richiesta di sostituire, sui moduli scolastici, «madre» e «padre» con «genitore», quest’anno è stata sulle barricate per una lotta contro l’omofobia, ad iniziare dalle scuole pubbliche dell’infanzia. Ha fatto acquistare dal Comune 46 libri per i 10 asili nido e per le 36 scuole dell’infanzia veneziane, compresi alcuni libri di favole o storielle che vogliono contrastare l’omofobia (come “Piccolo uovo”, storia di due pinguini maschi che adottano un uovo illustrata da Altan). La destra, con in testa l’UDC, è andata su tutte le furie, minacciando la crisi se i libri venivano distribuiti. Camilla, che ha dovuto sopportare minacce ed insulti sui vari social, alla stampa che l’intervistava, ha spiegato: “In Europa il 25% dei gay tra i 16 e i 25 anni si suicida perché discriminato. Provo rabbia e amarezza infinite: queste sono vite che si perdono. Conosco gente che vive un’intera vita di sofferenze, di ripiego senza una realizzazione. Ma perché? Si nasce biondi, o rossi, mori o alti, bassi e grassi. Senza poter scegliere. E non è che uno sceglie di essere gay: si è così, punto e basta”. Camilla ha formato una famiglia gay con la sua compagna Stefania e la figlia Francesca, ben consapevole delle difficoltà incontrate, cerca con il suo impegno di risparmiare ad altri le discriminazioni e l’omofobia che ancora pilotano tante istituzioni pubbliche.
   
5

Giovanni Minerba

Giovanni Minerba, direttore e fondatore del Festival di cinema gay torinese, terzo al mondo come rilevanza, è giustamente tra gli abbonati a questa classifica, un po’ in rappresentanza dei tanti animatori dei festival gay sparsi in tutta Italia, molti dei quali devono la loro nascita (e sopravvivenza) anche alla sua gratuita collaborazione, ma soprattutto perché ogni anno riesce a proporsi in tante altre iniziative di promozione dei diritti e della cultura gay. La più rilevante di quest’anno è stata l’ottenimento da parte del Comune di Torino di una strada dedicata ad Ottavio Mai, dietro richiesta del consigliere Luca Cassiani. Sulla targa si legge “Via Ottavio Mai – regista e attivista omosessuale”. Ottavio è stato il compagno di Minerba ed insieme a lui cofondatore del Festival e regista di vari film. Minerba ha dichiarato: “Può risultare superfluo, ma lo ripeterò all’infinito, questa decisione del Comune di Torino che arriva da una iniziativa dell’amico Luca Cassiani, è per me una delle cose più importanti della mia vita, come lo è stato Ottavio! Grazie!!!” Minerba, pugliese d’origine, ha quest’anno collaborato attivamente alla realizzazione del primo Festival di cinema gay nella città di Lecce, il “Salento LGBT Film Festival” che ha avuto come slogan la frase: “Finalmente a Lecce qualcosa di normale”, organizzato dalle bravissime Gaia Barletta e Jovanna D’Alema. Qualche mese prima Minerba aveva rinnovato il suo festival torinese con un nome ed un logo nuovi dichiarando: “E’ un Festival antico, che non tradisce la sua anima e allo stesso tempo sente il bisogno di trasformarsi, di stare al passo con i tempi, perché il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi”.
   
6

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, 49enne, una laurea in giurisprudenza, un passato di direttore delle Risorse Umane di varie banche a Londra e Mosca, è stato quest’anno il primo gay dichiarato a partecipare ad un governo italiano, in qualità di sottosegretario alle dipendenze del ministro Maria Elena Boschi (Riforme e Rapporti con il Parlamento), nel governo Renzi. Ivan vive a Milano col suo compagno Federico e due gatti. In Parlamento, dalla sua elezione del marzo 2013, ha dato battaglia sui diritti con varie iniziative, come la sua proposta di legge per riconoscere il matrimonio omosessuale e permettere le adozioni ai gay, oltre ad essere sempre in prima fila nella battaglia per l’approvazione della legge contro l’omofobia, da lui promossa ed ora, dopo l’approvazione della Camera, arenata al Senato. Purtroppo ha dovuto rinunciare ad essere nominato sottosegretario con la delega per i diritti dei gay per l’opposizione di Giovanardi che minacciava l’uscita degli alfaniani dal governo se questo fosse accaduto. Scalfarotto è stato anche protagonista di una forte polemica nata con le assurde affermazioni di un avvocato che davanti ad un pubblico di studenti del liceo Cavour equiparava il matrimonio gay al rapporto tra un uomo ed un cane. Scalfarotto, davanti agli studenti, ha risposto che “Il mio compagno non è un cane. Chi si permette di bollare rapporti d’amore come rapporti con caratteristiche di bestialità, vive fuori dal mondo civile”
   
7

Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek è stato sui nostri schermi da marzo 2014 con il suo ultimo film “Allacciate le cinture”, un film che ha ottenuto un buon incasso, oltre 4,5 milioni di euro, undici candidature ai David di Donatello e sei ai Nastri d’argento (vincendone tre). Il film regala a Filippo Scicchitano un bel ruolo gay (un po’ pettegolo e irrisolto, come succede a tanti, e dietro suggerimento di Ozpetek che gli confidava: “Noi gay siamo delle ‘lavannare’ e mettiamo le nostre cose sulla piazza!”) e presenta una curiosa coppia lesbica interpretata da Carla Signoris e Elena Sofia Ricci. Ozpetek che ha accompagnato il film in varie città, si è presentato anche al festival gay torinese (insieme al suo compagno Simone), dove è stato assalito da una marea di domande di spettatori gay e cinefili. Ad una domanda specifica ha così risposto: “Io sono contro ogni tipo di etichetta, di suddivisione per categorie. Prendete il Festival Cinema Gay per esempio, magari sarà pure scomodo dirlo qui a Torino, ma questo genere di iniziative pone l’accento su una diversità che non esiste o meglio, non va intesa come tale. Io parlo di amore nei miei film, e l’amore non fa differenza. È amore. E una storia è una storia… Voglio dire che si può parlare di amore e diritti legati al medesimo, delle coppie fra persone dello stesso sesso, senza creare dimensioni appartate, steccati, che oltre a discutere di questi temi, creano di per sé, anche solo dal punto di vista concettuale, una discriminazione”. Siamo d’accordo, basta che se ne parli, in un modo od in un altro.
   
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Maria Sole Tognazzi

Maria Sole Tognazzi, ultima dei quattro figli di Ugo Tognazzi, ha scelto di stare dietro la macchina da presa regalandoci finora bellissimi film. Già ne “L’uomo che ama” ci aveva presentato una bella coppia gay, Carlo e Yuri, con un liberatorio coming out famigliare. Nel 2014 ha annunciato che sta preparando il film “Io e lei”, con la collaborazione alla sceneggiatura dello scrittore gay Ivan Cotroneo, e come protagoniste Margherita Buy e Sabrina Ferilli (per la prima volta insieme sullo schermo) in una intensa storia d’amore lesbo. Maria Sole ha detto che non sarà un remake de Il Vizietto ma “un pudico, gentile ma lontanissimo omaggio a uno dei primissimi film a sdoganare, 36 anni fa, l’immagine della coppia omosessuale”, questa volta tutta femminile. Sulla vicenda dice: ” in genere l’omosessualità femminile è raccontata con storie di ragazzine, qui è diverso, le due donne rappresentano due mondi separati. Federica è architetto, è stata sposata, ha un figlio, è timida, riservata. Marina è un’ex attrice, ha un’enoteca, viene da una famiglia più popolare, lesbica da sempre, forte, schietta, molto divertente. Non è una coppia gay orgogliosamente dichiarata, se Marina è serena con se stessa e con le proprie inclinazioni, Federica ha qualche resistenza: è la prima volta che si innamora di una donna”
   
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Veronica Pivetti

Veronica Pivetti, un’attrice che ha iniziato la sua carriera a sette anni come doppiatrice, è diventata un’icona gay già dal lontano 1999 quando interpretava la serie tv “Commesse”, una delle prime serie targata Rai a presentare una felice coppia gay convivente (Romeo e Antonio). Quest’anno ci ricambia l’attenzione con il suo primo film da regista, intitolato “Ne Romeo, ne Giulietta”, tutto sulle problematiche gay. Racconta la storia di un adolescente (interpretato da Andrea Amato, visto recentemente nei Cesaroni) che scopre la propria omosessualità e decide di fare coming out coi propri genitori, una coppia aperta e progressista, ma più nelle parole che nei fatti. La madre è interpretata dalla stessa Pivetti, che spiega così l’origine del film: “Lo avevo in mente da molti anni, una commedia, anche se con momenti molto duri, che ritengo necessaria perché oggi si parla molto di omosessualità, ma nella realtà non è cambiato quasi nulla.”
   
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Ivan Cotroneo

Ivan Cotroneo, scrittore e sceneggiatore gay dichiarato, non ha bisogno di presentazioni per i nostri lettori. Anche nel 2014 è sempre stato in prima in linea, sia con i suoi lavori che con le partecipazioni a diversi eventi. Vincitore del Nastro d’Argento per la miglior serie web (Una mamma imperfetta, ricca i riferimenti lgbt), ha partecipato alla rassegna romana di “Garofano Verde” con la sua opera “Un bacio”, testo tratto da un suo romanzo breve che racconta un fatto di cronaca avvenuto in California, con protagonisti un adolescente gay, innamorato del suo compagno di scuola che lo rifiuta, e una prof lesbica che segue da vicino la vicenda (alla lettura hanno partecipato Iaia Forte, Enzo Curcurù e Matteo Lai). Ma la cosa che ci ha reso oltremodo felici è che questo romanzo diventerà anche il suo secondo film (dopo “La kryptonite nella borsa”). Cotroneo ha anche partecipato alla XV edizione della Milanesiana dove ha letto un suo bellissimo racconto sul destino di una donna omosessuale nell’Italia di oggi, che il Corriere della Sera ha pubblicato integralmente (potete leggerlo qui)
   
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Giovanni Coda

Giovanni Coda, già in questo elenco dello scorso anno per il bellissimo ed importante film “Il Rosa Nudo”, che quest’anno ha collezionato premi e riconoscimenti in tanti festival internazionali, l’ultimo dei quali è stato il premio come miglior film al recente Festival Omovies di Napoli, ha annunciato la preparazione del suo prossimo film, intitolato “Morire di bullismo” (Bullied to death). Si tratta di una produzione italo-americana, girata completamente in lingua inglese che dovrebbe essere pronto nella prossima primavera. Le riprese del film sono state realizzate tra esterni ed interni a Cagliari e interpretate nelle parti principali dagli attori americani Tendal Mann e Sheri Mann Stewart. Il film si ispira ad un fatto di cronaca che vide protagonista un ragazzino americano di quattordici anni, morto suicida dopo una serie di gravissimi atti di bullismo scolastico a sfondo omofobo. Ha dichiarato Coda: “Il mio cinema è legato alla sperimentazione e all’impegno civile. Il Rosa Nudo rievoca la persecuzione nazista contro gli omosessuali. Bullied to death si ispira ad una storia vera accaduta nel 2010. Uno scarto di quasi 80 anni e la strada è ancora lunga da fare”. Il protagonista Tendal Mann ha aggiunto: “Sono felice di poter lavorare ad un progetto in cui credo, c’è ancora tanto da fare sul fronte dei diritti civili e umani”. Il film è prodotto da Atlantis Moon Productions, Zena Film, Fare Cinema in Sardegna, con la collaborazione di Sardegna Film Commission.
   
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Raoul Bova

Raoul Bova è uno degli attori italiani più acclamati del momento. Eterosessuale dichiarato, risponde così alla varie illazioni che lovorrebbero dalla nostra parte: “Lo dico apertamente, mi piacciono le donne. Se fossi omosessuale, credo che non avrei nessun problema a riconoscerlo. O forse non lo direi: perché questo obbligo di dichiararsi, di giustificarsi? Nessuno va in giro a dire: piacere, sono etero. Più di metà dei miei amici sono gay. Persone con cui sono cresciuto e andato a scuola, con cui lavoro. È per loro, soprattutto, che mi fa ribrezzo questo modo razzista e retrogrado di usare l’etichetta di omosessuale come una macchia inconfessabile, come una peste”. Quest’anno è stato protagonista, come omosessuale, del film “Scusate se esisto”, unico film con forte tematica gay, insieme al film di Ozpetek, a sbancare il botteghino con un incasso che si avvicina ai 5 milioni e mezzo di euro. Il suo ruolo nel film è abbastanza onesto, anche se contornato da personaggi gay un po’ stereotipati. In passat Bova aveva partecipato, sempre come gay, al film drammatico “Out of the Night”, su un soldato disertore che viene ospitato da una famiglia seducendone il marito che si rivela gay. Purtroppo il film non ha potuto essere terminato per ‘mancanza di fondi’ o forse per qualche altro motivo.
   
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Edoardo Pesce

Edoardo Pesce è un bravissimo attore italiano, già visto in ‘Pasolini, la verità nascosta’ e ‘Romanzo criminale’, che quest’anno ha riempito le cronache dello spettacolo per il suo ruolo da avvocato omosessuale, Annibale, sposatosi con un gay in Spagna, nella sesta stagione della serie di Canale 5, “I Cesaroni”, saga famigliare di grande successo che ha chiuso i battonti con quest’ultima stagione. Pesce aveva così anticipato il suo ruolo: “Tra i due personaggi gay c’è un rapporto consolidato d’amore, complicità e solidarietà. Ho cercato di rendere la normalità del mio personaggio senza mai andare sopra le righe. E quando finalmente Annibale lascerà emergere la sua “Cesaronità” vi assicuro che il risultato sarà esilarante”. Claudio Amendola (Giulio Cesaroni), il capostipite della saga, ha spiegato che con l’introduzione della tematica gay “s’intende dare più spessore e complessità alla storia che nelle ultime stagioni avrebbe sofferto un calo di pubblico per un eccesso di leggerezza”. Purtroppo la serie non ha risosso il successo di pubblico che si attendeva, ma la tematica gay è stata presentata con onestà, naturalmente rispettando i toni da commedia casareccia che vuole soprattutto divertire.
   
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Alessandro Tiberi

Alessandro Tiberi è stato il protagonista gay di un episodio di “Amore oggi”, primo film-tv prodotto da Sky, sicuramente il più efficace dei quattro episodi che compongono il film. Racconta la storia di un calciatore di successo, omosessuale velato, che decide, costretto dal fidanzato che altrimenti l’abbandona, di venire allo scoperto. Tiberi era qui al suo secondo ruolo gay dopo quello, più tranquillo, della serie “Quo Vadis, Baby?”. I registi Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, hanno dichiarato: “Sky ci ha chiesto una storia su San Valentino, da immaginare in assoluta libertà. Nelle nostre corde c’è sempre stata l’anti-convenzione: volevamo realizzare qualcosa di diverso dalle commedie che si vedono attualmente al cinema. Sono storie realistiche, dunque né ottimiste né pessimiste. Chiunque può riconoscere un amico, un conoscente o un parente in ognuna delle storie che compongono il film”. Il film programmato più volte sui canali Sky è ora disponibile in dvd e merita di essere visto soprattutto per come dipinge l’omofobia sportiva in Italia.
   
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Nicole Bonamino

Inseriamo in questo elenco anche una delle poche donne italiane a fare coming out nel 2014. Nicole Bonamino, giocatrice di hockey su pattini a rotelle, migliore portiere nelle ultime due stagioni del campionato femminile italiano, ha dichiarato: “Mi è sembrato importante portare la mia testimonianza contro i pregiudizi, viste anche le polemiche su Sochi: se non siamo noi a cambiare le cose, non cambieranno mai. L’orientamento sessuale non cambia niente per un atleta e non dovrebbe nemmeno essere un tema di discussione. Ma in ambiente sportivo l’omofobia c’è: respiri un clima di tensione, tanti pensano che sia meglio non dire niente. Invece non c’è niente da nascondere: io non voglio farlo”. Nello sport femminile italiano ci sono solo altre due atlete che si sono dichiarate: la boxeuse Monica Gentili e l’ex campionessa e ora allenatrice di pallavolo Manuela Benelli.
   
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Elisa Amoruso

Elisa Amoruso, classe 1981, è probabilmente una delle ‘registe del futuro’, oltre che già affermata scrittrice. Con la sua prima regia, “Fuoristrada”, film col quale ha vinto una menzione speciale al Rome Film Fest, ha voluto raccontare una storia vera della quale era stata testimone, una bella e originale storia di identità di genere. Ha spiegato così la genesi del suo film: “Ho sentito il bisogno di raccontare questa storia perché si è presentata ai miei occhi con la forza di una storia d’amore unica, prorompente, fondata su un sentimento così forte da superare qualunque barriera sociale e culturale. Una famiglia non convenzionale, un’unione diversa, eppure simile a tutte le altre, fondata sull’amore. Il transessuale è di solito una prostituta, ci si sofferma solo sul disagio e non sull’accettazione: io ho scelto di non forzare la mano, di non cadere nel grottesco ma di tirare fuori l’assoluta normalità. Ho seguito questa coppia unica, nel suo quotidiano, cercando di descrivere i piccoli momenti autentici delle loro giornate, assieme alle grandi prove che questa forma d’amore – così sfuggente e concreta, così poco definibile eppure definita – ha attraversato e attraversa. La storia di due esseri umani, in Italia che compiono scelte importanti, che vanno “fuoristrada”, prendono rotte diverse, strade sconnesse, e si ricongiungono sullo stesso sentiero”. Il film è stato trasmesso dal canale tv Cielo.
   
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Daniele Sartori

Daniele Sartori è una sicura promessa del nostro cinema (di qualità). Fondatore dell’associazione culturale Mismomatic, ha avviato il progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e short film, genere da lui preferito. Ha scritto e diretti corti pluripremiati “L’appuntamento”, “Doris Ortiz”, “What about Alice?”, ha firmato gli spot del Queer Lion Award e ha curato l’immagine ufficiale del Padova Pride Village. Quest’anno ha anche presentato al Venice Film Meeting del Lido di Venezia, durante la Mostra, l’intrigante “Contatto forzato”, un film di 20 minuti carico di tensione e di bellissime immagini, girato interamente al Forte Carpenedo di Mestre, che narra la vicenda di due soldati, un italiano e un tedesco, catturati dai partigiani sul finire della Seconda Guerra Mondiale, che si ritrovano in un ‘contatto forzato’ assai esplicativo. Daniele ha inoltre promosso diverse mostre di videoarte, da Remix-Art, VideoHeart e Lord Byron per 3D Gallery.
   
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Simone Cangelosi

Simone Cangelosi, nato a Pisa nel 1968 e laureato in Filmologia al D.A.M.S., è un regista bolognese che lavora da anni alla Cineteca Comunale di Bologna come tecnico de L’ Immagine Ritrovata, l’avanguardistico laboratorio di restauro di pellicole cui si deve il recupero di innumerevoli titoli. In passato ha realizzato, tra le altre cose, “Dalla Testa ai Piedi”, un documentario che racconta della sua transizione da donna a uomo, e il doc “Pasolini’s Last Words”. Nel 2014 ha scritto, diretto e prodotto il bellissimo doc “Una nobile rivoluzione” sulla vita di Marcella Di Folco, carismatica fondatrice e presidente del MIT fino alla prematura scomparsa nel 2010. Nel film Cangelosi ha cucito insieme preziosi materiali, sequenze in cui le immagini di lotta per i diritti del Movimento Lgbt, come i primi Gay pride, si mescolano a istanti di vita privata in cui Di Folco canta, balla, ride, illuminando la scena. Spiega Cangelosi: “Ho deciso che avrei girato questo film il giorno stesso che Marcella morì, il 7 settembre del 2010. La sua vita si è incontrata con la mia in uno dei miei momenti più diffcili, quello della transizione di genere. E’ stata per me un’amica e un punto di riferimento. Ha indicato la strada giusta a moltissime persone, nel nome dei diritti, o meglio del diritto che tutti hanno all’amore”.
   
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Tiziano Sossi

Tiziano Sossi, classe 1962, è uno storico del cinema e videomaker, collaboratore negli anni di diverse testate e canali televisivi, scrittore di vari libri sul cinema e soprattutto regista di tantissimi documentari su personalità gay del mondo del cinema e della cultura internazionali. Quest’anno ha presentato al Sicilia Queer Film Fest, tre suoi documentari, in particolare su Paul Vecchiali ed Edmund White, ed al Festival Mix di Milano il bel lungometraggio su Sylvano Bussotti. In quest’ultima occasione gli è stato chiesto come mai molte persone non dichiarino la loro omosessualità: “Penso sia dovuto principalmente dal senso di colpa che deriva dal cattolicesimo. Una sorta di repressione dovuta all’educazione. Su alcuni gay dichiarati ho girato dei documentari: Paul Vecchiali, Vincent Dieutre, Edmund White. Con Edmund abbiamo fatto anche un discorso sull’educazione repressiva che lui stesso ha sperimentato. Pasolini e Lucio Dalla non hanno mai fatto trapelare molto. A volte accade per privacy, come gli etero famosi che non sbandierano le fidanzate. Non dichiararsi è spesso letto dal movimento omosessuale come codardia, ma l’etichetta data agli esseri umani per l’orientamento sessuale e affettivo crea settori, quando invece bisognerebbe semplicemente essere tutti uniti, non ghettizzare o ghettizzarsi”.
   
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Giuseppe Bucci

Giuseppe Bucci è un regista napoletano che ha prodotto diversi premiatissimi corti a tematica glbt.
Tra il 2012 e il 2013 lo spot “Fuorigioco” e “Una notte ancora” che vince il Festival Omovies (più regia e attore, Ivan Bacchi), il premio speciale della giuria al New York Downtown ed entra nei “best shorts” del BFI London Gay and Lesbian Film Festival ottenendo enorme successo internazionale (finalista a Barcelona, Melbourne, Montreal, Milano, Philadelphia…). Nel 2013 ha scritto e diretto “Luigi e Vincenzo”, vincitore del Florence Queer Festival, che ha ottenuto ovazioni in molti festival gay (in particolare unico cortometraggio italiano a centrare la triplice official selection: Frameline di San Francisco, OutFest di Los Angeles e NewFest di New York 2014) ed è entrato in selezione, come “Una notte ancora”, per la nomination ai David di Donatello. “Luigi e Vincenzo” nel 2014 ha vinto a Parigi il concorso “10 grands moments de solitude” i cui vincitori sono stati proiettati a Cannes nell’ambito delle iniziative che promuovono la Queer Plam ed è stato proiettato all’Europride di Oslo. La parte centrale del corto venne inoltre usata con grande successo come spot del gay pride di Napoli 2013. Sulla difficoltà dell’affermarsi in Italia di film a tematica glbt, a proposito del corto “Una notte ancora”, Bucci ha detto: “in Italia (se si esclude il felicissimo successo nel circuito LGBT) è stato visto da molti in modo curioso, quasi fosse assurdo che si parlasse di una storia d’amore gay in maniera così banalmente quotidiana, così intima. Ma registro anche la soddisfazione di molte persone che davanti a questa storia mi hanno detto di aver visto per la prima volta un rapporto omosessuale come una scelta d’amore e non di sesso. Forse il complimento che mi ha reso più felice. In questo senso la battaglia continua. Una battaglia di civiltà e cultura che mi piace percorrere cercando il dialogo e la comprensione, piuttosto che lo scontro.”
   

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