AL VIA LA BERLINALE 2012 - TUTTI I FILM DEL PREMIO TEDDY

Il Teddy Award, premio ufficiale della Berlinale, giunto alla 26ma edizione, è un festival nel festival ed è, sia per quantità che qualità, equiparabile ai migliori festival di cinema gay

Info dal sito ufficiale del Teddy Award (trad. Gaia Borghesi)

Il TEDDY AWARD, premio ufficiale della Berlinale (9-19 febbraio 2012), è sicuramente uno dei più prestigiosi e antichi premi gay del cinema internazionale. Quest’anno, la festa della 26ma edizione dei premi Teddy avrà luogo il 17 febbraio, sul finire della Berlinale, con l’assegnazione dei premi per il miglior film, miglior doc e miglior corto a tematica lgbt, selezionati tra tutte le opere presentate nelle varie sezioni della Berlinale. Il padrino della cerimonia di premiazione, alla quale parteciperanno più di 3000 ospiti, sarà il sidaco gay di Berlino, Klaus Wowereit. Per onorare la decisione del Parlamento Europeo che nell’ottobre 2011 ha incluso tra le motivazioni valide per la richiesta di asilo anche le persecuzioni basate sull’identità di genere, interverrà alla cerimonia il Dr Nicolas Beger di Amnesty International, uno degli esperti europei del Comitato Consultivo del progetto ‘Trans Respect versus Transphobia worldwide‘. Durante la cerimonia si esibiranno l’icona Marianne Rosenberg, i Peaches, il team artistico di Mirko Köckenberger e gli Stereo Total.

Tra i giurati che proclameranno i vincitori troviamo anche il nostro Alessandro Rais, palermitano, storico del cinema, fondatore e direttore della “Sicilia Film Commission” (che supportò la produzione del film ‘Viola di mare’, primo film a completa tematica lesbica girato in Sicilia), direttore della ‘Filmoteca Regionale Siciliana’ nonchè fondatore e direttore artistico del Sicilia Queer Filmfest. Gli altri giurati sono il turco Bilge Tas, lo spagnolo Joako Ezpeleta, la canadese Magali Simard, la slovacca Monika Visniarova, il sudafricano Nhlanhla Ndaba, il cinese Yang Yang e il brasiliano João Federici.

Oltre ai premi per i film, vengono assegnati anche due premi individuali ad artisti che si sono distinti con tutta la loro opera. Quest’anno vengono onorati con questo premio, lo Special Teddy, la regista tedesca Ulrike Ottinger e Mario Montez, il padre di tutte le superstar.

Ulrike Ottinger

Dopo un inizio di carriera tra Monaco e Parigi (pittura, fotografia, spettacoli), l’impegno in ambito cinematografico di Ulrike Ottinger è cominciato con il trasferimento a Berlino, culla di proiezioni psichiche e politiche di cui l’artista si è sapientemente servita durante tutti gli anni Ottanta come ispirazione per sfruttare al meglio il mezzo cinematografico. L’inquadratura decostruttiva di Berlino si riflette nella differenza fatta dai film della Ottinger. Nei suoi film, infatti, le diversità non si fermano tra le varie unità(di identità culturale, nazionale o sessuale per esempio). Nell’incontro con l’altro, che questi film esplorano, l’io trova se stesso, oltre se stesso, attraverso e in relazione all’altro. E questa è la differenza che mette il cinema della Ottinger su un piano diverso. Nei film della Ottinger è molto importante anche l’incontro interculturale, soprattutto per quanto riguarda le popolazioni nomadi, che sono presenti sia nei suoi documentari che nei suoi lungometraggi. Ciò che, comunque, ha spinto Ulrike Ottinger ad avvicinarsi al cinema è il fatto che si tratti di un mezzo di giustapposizione, che può quindi trasmettere meglio le tensioni, per esempio, tra i parametri di ciò che è considerato storico e ciò che si considera moderno, tra prospettive statiche e dinamiche, tra parametri universali e particolari. Il suo primo lungometraggio, “Madame X – Eine absolute Herrscherin”, prefigura tutti i suoi film successivi e ha fatto della Ottinger una figura alquanto controversa. Questo film apparentemente “lesbico-femminista e pirata” ha messo in discussione alcuni presupposti della teoria femminista. Il cinema di Ulrike Ottinger, che si muove di stazione in stazione incrociando nuove fermate, è esattamente il tipo di viaggio che si può fare soltanto cominciandolo ancora e ancora.

Mario Montez

Mario Montez è la drag queen che ha calcato le scene del teatro e del cinema underground newyorkese tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, diventando una superstar. Montez ha iniziato lavorando con Jack Smith, con il quale condivideva la passione per Maria Montez, una dominicana star di Hollywood degli anni Quaranta, e proprio da lei Mario ha coniato il suo nome d’arte e la sua identità artistica. Mario Montez ha lavorato con continuità con Smith per film e spettacoli per tutti gli anni Sessanta.
Diventa presto una delle personalità più importanti del giro di Andy Warhol e la prima superstar drag della Factory dell’artista. Oltre al contributo dato nel settore cinematografico, Montez ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita del “Theatre of the Ridiculous”, l’innovativo movimento teatrale newyorkese queer. Montez era famoso per la sua creatività e abilità di costumista e truccatore, ma anche per la sua disponibilità ad assistere i giovani artisti nel loro debutto. Montez si ritira dalle scene nel 1976 e resta ad Orlando, Florida, per i successivi 35 anni. Nel 2009 ha fatto la sua prima apparizione pubblica dagli anni Settanta come ospite speciale al “LIVE FILM! JACK SMITH! Five Flaming Days in a Rented World,” di Berlino, un festival curato da Susanne Sachße. Da allora, Montez ha ravvivato la sua carriera con film, spettacoli e presentazioni pubbliche a New York, Berlino e Breslavia (Polonia).

Tra i molti film che concorrono per il Teddy Award 2012 segnaliamo il film di apertura della Berlinale, “Les adieux à la Reine” di Benoït Jacquot, originale interpretazione degli ultimi tre giorni di regno di Marie Antoinette, circondata dall’amore di due sue fedelissime aiutanti; “Westerland” eccezionale opera prima di Tim Staffel basata sul romanzo “Jesús und Muhammed“, che racconta di come l’amore possa salvare una vita senza prospettive; in “Glaube, Liebe, Tod” (Belief, Love, Death) di Peter Kern abbiamo un tardivo coming out tra figlio e madre 82enne preludio a drammatiche violenze; “L’âge atomique” di Héléna Klotz, con lo stile di Gus Van Sant ci immerge nell’avventura di due amici nella notte parigina; in “Mommy is Coming” Cheryl Dunye ci offre un racconto umoristico del viaggio sessuale di tre donne; “Parada” di Srdjan Dragojevic con una vivacissima storia ci mostra le strategie di sopravvivenza messe in atto dai gay in Serbia; “Jaurès” è l’ultimo impegnativo film del regista Vincent Dieutre che ci racconta la nostalgia di un amore gay ormai finito; “Sleepless Knights” di Stefan Butzmühlen e Cristina Diz è una bella storia d’amore tra Carlos, che sta trascorrendo l’estate in campagna dai genitori, e il giovane poliziotto Juan.
Tra i tanti documentari segnaliamo “Call Me Kuchu” documentario sulla vita e le battaglie dell’africano David Katos, perseguitato e ucciso perchè gay; “König des Comics” di Rosa von Praunheim racconta con pungente ironia la vita e il lavoro del più grande fumettista gay; “Vito” di Jeffrey Schwarz è una interessante biografia di Vito Russo, l’autore del libro “Lo schermo velato”, bibbia dei cinefili gay.

Di seguito tutti i lungometraggi, sia di fiction che doc, che concorrono per il Teddy Award 2012, ai quali vanno aggiunti Leave It On The Floor di Sheldon Larry e My Brother The Devil di Sally El Hosaini che potete vedere nelle nostre schede.

Les adieux à la Reine
di Benoït Jacquot
France / Spain 2011, 100 min

Competition (concorso principale)

Versailles, luglio 1789. Cresce l’inquietudine alla corte di re Luigi XVI: le persone hanno un atteggiamento insolente e la rivoluzione è alle porte in tutta la nazione. Dietro le quinte dei palazzi reali si mettono a punto piani di emergenza. Sebbene nessuno creda che questo comporti la fine dell’ordine prestabilito, parlano tutti di fuggire, compresa la regina Marie Antoinette e il suo entourage. Una delle donne al soldo di Marie Antoinette è Sidonie Laborde, membro molto importante della Corona. Consapevole del fatto che il suo piano di fuga potrebbe non avere buon esito, la regina dà istruzioni affinché la ragazza possa salire sulla sua carrozza travestita da regina, mentre Marie Antoniette fuggirebbe dal palazzo di notte senza essere vista. All’inizio Sidonie è orgogliosa di aver ricevuto un simile onore, ma si rende presto conto che la richiesta della sua signora non ha niente a che vedere con l’affetto che sente per lei. Basato sul prestigioso romanzo di Chantal Thomas, il film di Benoït Jacquot ritrae i primi giorni della Rivoluzione Francese visti attraverso gli occhi dei servitori di Versailles. Un dramma storico, a tratti ironico, con l’ambizione di tracciare un parallelo con il presente.

   
Westerland
Di Tim Staffel
Germany 2012, 90 min
Sezione: Perspektive Deutsches Kino

L’isola di Sylt in inverno è un posto gelido, bello e desolato. Sulla spiaggia c’è un giovane uomo, Jesús, che in qualche modo è approdato qui, non si sa come. Cem ha un lavoro temporaneo al clerk’s office cittadino e spera di studiare architettura più avanti. Incrocia Jesús proprio quando quest’ultimo sta per mettere fine alla sua vita mettendosi un sacchetto di plastica in testa. Questo inizio rocambolesco segna il principio di una laconica storia d’amore. Nel suo film, il regista Tim Staffel mostra cosa succede quando una persona con entrambi i piedi ben piantati per terra, famiglia, amici e un futuro già tracciato, incontra qualcuno che non ha niente e nessuno e che non crede più in se stesso. Che cosa ne faranno l’uno dell’altro? Che cosa succederà loro come coppia? Quanta pressione può sopportare la loro relazione? Per quanto riguarda Cem, si rende conto che tutto ciò che aveva sempre desiderato potrebbe non essere più così importante, mentre Jesús, per il quale nulla era più importante, capisce improvvisamente che adesso c’è qualcuno che significa qualcosa per lui e per il quale è importante a sua volta. Un lieto fine quindi? Non proprio! La loro dipendenza reciproca comincia presto a erodere il rapporto di coppia dall’interno.

   
Bugis Street Redux
di Yonfan
Hong Kong / China 1995/2012, 103 min
sezione: Panorama

E’ la stagione dei monsoni Singapore. A Bugis Street, il centro della vita notturna multi-sessuale e della libido incondizionata, un gruppo di persone edonistiche si è stabilito allo strambo hotel dell’amore SinSin. Le vite di questa banda di creature veramente perverse, e polimorfe sono dedicate esclusivamente ai sogni, alla bellezza, al desiderio e al piacere. La sedicenne Lian, arriva dal continente. E’ arrivata in questo microcosmo allegramente isterico per iniziare a lavorare come domestica. Non passa molto perché la ragazzina diventi la mascotte di queste regine della mondanità, coccolata da tutti, in particolare dal sofisticato e misterioso Drago. Diventare grande in questo ambiente turbolento comporta per Lian una buona dose di dolore e di addii per la sua giovane età, ma la porta anche ad una laconica quanto saggia consapevolezza: la vita e l’amore sono proprio come questo hotel: nient’altro che un andirivieni costante.
Il regista Yonfan, uno dei maggiori esponenti del cinema asiatico indipendente, si riaffaccia sul panorama della Berlinale con questa brillante versione restaurata del suo lavoro del 1995. Il cast aveva sollevato un polverone all’epoca. Delineato e fotografato con opulenza, il lavoro è un richiamo al diritto di autodeterminarsi nella vita e in amore.

   
Call Me Kuchu
di Malika Zouhali-Worrall, Katherine Fairfax Wright
USA 2012, 90 min
sezione: Panorama Dokumente

Il decreto anti-omosessualità che alcuni gruppi religiosi in Uganda stanno cercando di far passare, chiede l’incarcerazione per gli omosessuali giungendo, in "casi estremi", anche la pena di morte. In uno stato in cui il 95% della popolazione accetta la criminalizzazione dell’omosessualità, un gruppo di attivisti queer si sta battendo per impedire che questo disegno di legge venga approvato.
Questo film descrive la vita di David Katos, il primo attivista dichiaratamente gay dell’Uganda, e dei suoi colleghi. La sua è una vita costantemente pervasa dalla paura di subire un attacco, ma è caratterizzata anche da momenti di festa e felicità. Nel film ci sono anche i sermoni sarcastici e colmi d’odio dei fanatici cristiani, ma ci fa conoscere anche il vescovo Christopher Senyonjo, l’unico esponente del clero a porsi dalla parte della vessata comunità omosessuale, offrendo ai gay la sua protezione durante gli attacchi.
Gli eventi prendono una piega tragica quando David Kato viene trovato morto nel suo letto in seguito a un pestaggio. Quando al funerale di Kato il parroco comincia a recitare un odioso sermone anti-gay causando molto frastuono, Senyonjo si fa avanti ancora una volta per dare a Kato una degna sepoltura e per sedare i tumulti della comunità.
In modo cautamente aperto, questo film ritrae un ambiente particolarmente omofobico e denso di fanatismo cristiano, che comunque sta contribuendo a rinforzare la comunità LGTB dell’Uganda.

   
Cherry
di Stephen Elliott
USA 2011, 102 min
sezione: Panorama Special

La diciottenne Angelina lavora in una lavanderia a gettoni ed è determinata a fare qualcosa di importante nella sua vita. Dopo aver risparmiato un po’ di soldi, per aver posato per alcune foto di nudo, usa il denaro messo da parte per sfuggire al contesto trash di cui è parte e dalla famiglia disgregata e scappa così a San Francisco con il suo migliore amico. Dopo aver svolto diversi lavori, scivola lentamente nell’industria pornografica di San Francisco, dove, usando una moniker Cherry, la sua aura di ingenuità mista a sensualità la porta presto al successo e le dà la possibilità di esplorare la propria sessualità. Questa donna, giovane e sicura di sé, deve anche far fronte ai molti pregiudizi che qualcuno ha nei confronti del suo lavoro; un avvocato che vuole "salvarla" finisce per avere problemi di dipendenza. Trova infine un amico comprensivo e partner nel suo regista, che ha problemi simili con il suo amante. In poco tempo, Angelina decide di provare a dirigere il suo film porno.
Nel suo debutto cinematografico, il regista Stephen Eliott crea un ritratto di una giovane donna in cerca di se stessa e del suo posto nel mondo che è privo di falsi moralismi e di voyeurismo approcciando il tema della pornografia con uno sguardo fresco e spassionato.

   
Detlef
di Stefan Westerwelle, Jan Rothstein
Germany 2012, 90 min
sezione: Panorama Dokumente

C’è stato un tempo in cui la bandiera arcobaleno significava qualcosa di più che la promessa di un certo stile di vita. "Detlef" ci riporta indietro nei giorni turbolenti del movimento per i diritti dei gay e getta luce su un capitolo quasi dimenticato della storia tedesca, un momento di cambiamento socio-politico in cui fu combattuta e vinta la battaglia per i diritti fondamentali per gay e lesbiche. Il sessantenne Detlef Stoffel vive con la madre, di 91 anni, bisognosa di cure costanti. Detlef, che non ha molta scelta, spesso pensa che la sua condizione sia restrittiva, frustrante, ma anche stimolante. Ci invita comunque ad esaminare il suo affascinante archivio personale, che rivela un tempo movimentato, emozionante ed esilarante di quando sembrava che i sogni utopici fossero realizzabili. Compagni di viaggio ed altri contemporanei ricordano l’atmosfera di speranza che ha prevalso nel 1972, quando è stato fondato il Stoffel Bielefeld Gay Group, IHB: sono scesi in strada ed hanno pubblicizzato la loro causa. "Detlef" getta uno sguardo riflessivo, laconico e spesso deludente su un’epoca della nostra recente storia.

   
Glaube, Liebe, Tod (Belief, Love, Death)
di Peter Kern
Austria 2011, 64 min
sezione: Panorama Special

Piccola ma agile, l’ottantaduenne Maria Schmidleitner sta per trascorrere qualche ora con il figlio obeso Peter (63 anni) in una casa galleggiante nel rurale stato di Brandeburgo. Mentre sono in macchina in autostrada, in viaggio verso la barca, Peter insiste per dare un passaggio ad un giovane autostoppista contro la volontà della madre, ma non appena il giovane interviene sul perenne conflitto tra madre e figlio, viene rapidamente lasciato di nuovo sul ciglio della strada. Appena giunti a bordo della casa galleggiante, la donna fa dei patimenti del figlio le proprie armi e fa innervosire Peter con le sue continue domande sulla sua pressione sanguigna e sui suoi livelli di glucosio. Ma tutto ciò che Peter desidera è il suo amore. Il coming out tardivo di lui, i ricordi sentimentali di Hitler di lei e i loro continui litigi, ma anche il loro affetto reciproco, finiscono bruscamente quando il motore della barca si inceppa. Con la barca fuori uso e madre e figlio completamente in panico, improvvisamente si scopre che a bordo c’è un clandestino. Se da un lato Peter si sente attratto verso lo straniero, sua madre teme invece di perdere il senso di civiltà e di nazionalità. Tutto a un tratto, la piccola imbarcazione diventa un teatro di violenza e di omicidi. In "Glaube, Liebe, Tod" Peter Kern critica sia la paura data dallo "scontro di civiltà" che l’incapacità di amare.

   
König des Comics (King of Comics)
di Rosa von Praunheim
Germany 2011, 80 min
sezione: Panorama Dokumente

Humour, ironia e osservazioni taglienti come rasoi sono le sue armi liberatrici contro il pregiudizio bigotto, mentre lo stile di vita omosessuale, i cliché gay, la sensibilità maschile, i desideri e le frustrazioni, le nevrosi urbane, l’influenza del passato e della religione sulla società sono i temi che Ralf König, il più noto illustratore di fumetti della Germania insieme a Moers e Brösel, ha fatto propri. Il documentario "King of Comics" rende omaggio ad un artista all’apice della sua creatività. La vita di König e la sua arte sono strettamente intrecciate con l’emergente comunità gay degli anni Settanta. Tutto ebbe inizio in un villaggio in Westfalia, dove, in tenera età, il disegno lo ha aiutato a fare outing. I suoi "scarabocchi adolescenziali" (sic) ben presto si sono evoluti in uno stile fumettistico sicuro, ancora impregnato di un senso dell’umorismo che è sia frivolo sia anarchico. I temi e gli interessi di König sono da tempo andati oltre l’omosessualità per abbracciare tematiche più universali e filosofiche e senza dubbio l’artista continuerà a sondare le profondità della convenzione sociale "ad absurdum".

   
Kuma
di Umut Dag
Austria 2011, 93 min
sezione: Panorama

Quando Ayse celebra il suo matrimonio quasi tutti nel suo villaggio in Turchia credono che abbia sposato Hasan, che è solo pochi anni più vecchio di lei. Ma in realtà, viene mandata a Vienna come seconda moglie del padre di Hasan, Mustafa. Arriva in Austria e riceve un’accoglienza mite da parte della sua nuova famiglia. In un primo momento, i figli di Mustafa, alcuni dei quali sono più vecchi di Ayse, voltano le spalle alla ragazza. Solo Fatma, moglie di Mustafa da molti anni e che ora sta morendo di cancro, sembra sinceramente contenta: così infatti la famiglia può assicurarsi qualcuno che succeda a Fatma nel ruolo di moglie fedele ed obbediente musulmana.
Nasce così un’amicizia speciale tra le due donne, ma questo rapporto verrà presto messo alla prova quando la famiglia dovrà affrontare un colpo del destino.
Il regista Umut Dag descrive il complesso microcosmo di una famiglia turca a Vienna, mostrando una grande sensibilità nell’indagare il rapporto tra il vecchio e il nuovo, lealtà e amicizia, senza la paura di affrontare emozioni profonde.

   
L’âge atomique
di Héléna Klotz
France 2011, 67 min
sezione: Panorama

"L’Age Atomique" fa un viaggio nella vita notturna parigina per terminare nell’abbandono e nella delusione di una foresta remota all’alba. Cosa stanno cercando Victor e Rainer quando di notte prendono un treno verso il centro apparentemente claustrofobico di Parigi? Il paradiso artificiale di un night club, divertimento, sesso, droga, ma anche oblio. Piena di profonda tristezza e malinconia, questa non è la Parigi della razionalità e dei lumi, ma un luogo pericoloso dove incontri occasionali, preoccupazione, noia e frustrazione possono improvvisamente trasformarsi in aggressività, violenza e disgregazione emotiva. Seguiamo i due amici nel loro viaggio notturno, che diventa sempre più carico di un erotismo inespresso attraverso la gestualità e lunghi sguardi. Da un punto di vista formale e per le tematiche che affronta, "L’Age Atomique" ricorda i film di Robert Bresson e di Gus Van Sant. In tutto questo, la regista, Helena Klotz, non pretende di comprendere appieno i suoi personaggi – qualcosa di fondamentale rimane misterioso, sfugge ad una spiegazione – ma ci invita comunque a dare un’occhiata più da vicino ad oggetti e persone.

   
Mommy Is Coming
di Cheryl Dunye
Germany 2012, 64 min
sezione: Panorama

Claudia e Dylan hanno una relazione tutto sommato felice. Tuttavia Dylan si convince che la Berlino queer deve sicuramente avere qualcosa in più da offrire rispetto ad una relazione lesbica monogama. Così le donne decidono di partire per un viaggio di scoperta: Dylan scopre un nuovo club del sesso, dove giovani donne amichevoli la aiutano a tracciare la propria mappa erotica. Dal canto suo, Claudia diventa Claude e, presso l’hotel in cui lavora, incontra Helen, matura e attraente, con la quale scopre un nuovo approccio all’amore. Stare con Claude fa quasi dimenticare ad Helen che lei è venuta a Berlino per vendicarsi di suo marito Hans, sessualmente ormai poco presente, e per vedere sua figlia Dylan. Alla fine, tutto e (quasi) tutti si ritrovano in un letto d’albergo… La famosa regista underground americana Cheryl Dunye ha un debole per il sesso, il divertimento, le sfumature di genere e il superamento dei tabù. Si diletta così nel racconto umoristico del viaggio sessuale di tre donne che è sia un punto di riferimento sia un’auto-interpretazione queer di uno scenario pornografico. La Dunye è nota al pubblico della Berlinale per "Donna Anguria" (1996), vincitore di un Teddy. Torna poi sulle scene nel 2010 con "I Gufi".

   
Look At Me Again (Olhe pra mim de novo)
di Kiko Goifman, Claudia Priscilla
Brazil 2011, 77 min
sezione: Panorama Dokumente
 
"Olhe pra mim de novo" è un road movie che ci porta nelle semi-aride distese del nord-est del Brasile. Il nostro duro, fresco compagno di viaggio è Silvyo Luccio ("Sono nato donna, scopertami lesbica, sono ora diventato un uomo"), un pensatore in una fase di transizione e di trasformazione, che sta affrontando un viaggio a ritroso nel suo passato tradizionalista, religioso-fondamentalista, e pieno di pregiudizi. Sotto vecchie ferite, umiliazione e dolore c’è un incontro atteso con ansia con la figlia e la speranza di riconciliarsi con lei.
"Olhe pra mim de novo" ritrae un uomo pieno di resilienza, che ha rotto la stantia trinità del catechismo che vede solo etero, omo e bisessualità, al fine di intraprendere un percorso diverso, alla ricerca di nuovi orizzonti. Davanti a lui c’è una strada che sotto il solleone attraversa regioni segnate da povertà opprimente, ardente fede religiosa, superstizione e machismo; ad attenderlo anche diversi incontri con persone straordinarie.
   
Parada
di Srdjan Dragojevic
Serbia / Croatia / Macedonia / Slovenia 2011, 115 min
sezione: Panorama Special

Facendo della trasgressione un principio comico, questa farsa turbolenta sui sex toys e su cliché e stereotipi si è rivelata un successo inaspettato in Serbia e in altri paesi della ex Jugoslavia. In "Parada" un’operazione salva-vita eseguita sul terrier pitbull di un gangster unisce due mondi molto diversi: il machismo vecchio stampo incontra l’ossessione tipicamente gay per l’interior design, l’omofobia incontra un arcobaleno di generi sessuali ed alcuni ex nemici, come serbi, musulmani bosniaci, kosovari-albanesi e veterani della guerra croata, che si trovano costretti a formare un tenue legame con un gruppo di attivisti gay. Questo gruppo eterogeneo viene inviato in una missione impossibile e suicida, probabilmente per proteggere da un eventuale assalto un nuovo tentativo di organizzare un Gay Pride, a causa della paura generata dai nazionalisti e dalle organizzazioni neonaziste: l’obiettivo è rendere l’evento un successo. Questo film di Srdjan Dragojevic getta uno sguardo sulle strategie di sopravvivenza messe in atto dai gay in Serbia e in una società che ancora oggi, anni dopo la guerra dei Balcani, è ancora frammentata e spaccata in due. Come ci si aspetterebbe da ogni commedia degna di questo nome, non importa quanto tumultuosa sia la trama, nella vita reale la tragedia è sempre in bilico sullo sfondo, a pochi passi.

   
Ulrike Ottinger – die Nomadin vom See
di Brigitte Kramer
Germany 2012, 86 min
sezione: Panorama Dokumente

Ulrike Ottinger è un’artista e regista eccezionale. Il suo universo cinematografico ha influenzato intere generazioni. Come giovane donna, ha portato il mondo internazionale dell’arte alla sonnolenta cittadina di Costanza. Tutto è cominciato sulle rive del Lago di Costanza, dove è nata Ulrike Ottinger e dove ancora spesso passa il tempo. La regista Brigitte Kramer ha scelto di far cominciare il suo film sul Lago di Costanza dal momento che anche lei è nata lì e a sua volta prova un grande amore per queste acque. Questo è anche il luogo dove proprio lo sviluppo artistico della regista ha avuto inizio, grazie anche all’incontro con la Ottinger e con il suo lavoro. Altri compagni di viaggio e amici che compaiono in questo film sono Katharina Sykora, storica dell’arte, il collezionista e curatore Ingvild Goetz, lo storico del cinema Ulrich Gregor ed il filosofo e attore Bernd Scherer Irm Hermann. Servendosi di questo terreno comune come punto di partenza per un’esplorazione dell’opera della Ottinger, questo documentario offre uno sguardo appassionato nella vita dell’artista e del suo lavoro. Nel 2011, la produzione creativa di Ulrike Ottinger è stata celebrata in due importanti mostre personali e retrospettive dei suoi film, ha anche ricevuto il Premio Hannah Höch. Inoltre, la Berlinale di quest’anno onorerà Ulrike Ottinger con lo Special Teddy – Queer Film Award.

   
Unter Männern – Schwul in der DDR (Among Men – Gay in East Germany)
di Markus Stein, Ringo Rösener
Germany 2011, 91 min
sezione: Panorama Dokumente

"Among Men – Gay in East Germany" affronta la questione di come vivevano gli uomini gay e potrebbero vivere la loro vita sotto il "socialismo reale", in cui l’ideologia GDR considerava l’omosessualità come un residuo della decadente moralità borghese e la reputava dannosa per una società socialista. In questo documentario incontriamo sei uomini che parlano apertamente delle loro esperienze sociali e intime, alcuni di loro per la prima volta, e conosceremo svariate persone molto diverse tra loro, in modo quasi contraddittorio. A un estremo c’è Frank Schäfer, un barbiere ed individualista scaltro e intraprendente, dall’altra, Eduard Stapel, un teologo accademico, che ha fondato una rete GDR a livello di associazioni omosessuali e sul quale Stasi ha messo gli occhi. Anche se l’omosessualità non era più stata punita dagli anni Cinquanta, la congiura del silenzio, la pressione a conformarsi alla società e alla discrezione sessuale sono rimaste. "Among Men" ci presenta una serie di uomini forti e volenterosi, che sono stati obbligati a scendere a patti con la loro omosessualità, ciascuno con le proprie strategie, molto diverse tra loro ma tutte finalizzata alla mera sopravvivenza.

   
Vito
di Jeffrey Schwarz
USA 2011, 93 min
sezione: Panorama Dokumente

"Attivista nato", Vito Russo è stato un critico cinematografico di New York, sceneggiatore e attivista LGBT. Per decenni è stato una delle personalità più carismatiche, eloquenti ed ispiratrici del movimento gay americano post-Stonewall. Ha guadagnato la fama per le sue performance dal vivo tratte dalle lezioni del suo libro del 1981 "Lo schermo velato", che ha esplorato la rappresentazione dell’omosessualità nel cinema ed è diventato oggi uno standard di partenza sull’argomento. E’ stato un ospite del Panorama della Berlinale nel 1984, per la proiezione del film omonimo per il quale i registi Rob Epstein e Jeffrey Friedman hanno vinto il Teddy Award nel 1996. Russo era la forza trainante di tre organizzazioni sulla politica, l’arte e lo spettacolo: la Gay Activists Alliance (GAA), la Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD) e ACT UP, un gruppo impegnato nella lotta contro l’Aids. Una ricca selezione di materiale d’archivio e le dichiarazioni da parte di amici e attivisti hanno reso possibile questo ritratto di un individuo energico e instancabilmente attivo che resta una figura imprescindibile della memoria queer. Vito Russo è morto di Aids nel 1990.

   
Wo men de gu shi (Our Story – 10-year "guerrilla warfare" of Beijing Queer Film Festival)
di Yang Yang
People’s Republic of China 2011, 42 min
sezione: Panorama Dokumente
 
Per dieci anni il Beijing Queer Film Festival ha combattuto contro l’oppressione e l’omofobia legalizzata per dare maggior visibilità a tematiche gay e lesbiche in Cina. "Our Story" documenta questa lotta e le tattiche di vera e propria guerrilla usate dagli organizzatori del festival.
 
   
Francine
di Brian M. Cassidy, Melanie Shatzky
USA / Canada 2012, 74 min
sezione: Forum

Dopo essere stata in prigione, Francine si stabilisce in una piccola città del Nord America. Barcamenandosi tra una serie di lavori temporanei, cerca di riconquistare una posizione nella società. Tuttavia, questa sicurezza si rivela effimera e superficiale come i rapporti che cerca di instaurare con le persone che vivono in città. Dato che i suoi rapporti umani vacillano, Francine cerca il sostegno degli animali, cosa che la conduce in una direzione tragicamente sbagliata.
La prima fiction di Brian M. Cassidy e Melanie Shatzky FRANCINE si concentra sulla figura del titolo analizzando un breve capitolo nella sua vita. Il premio Oscar Melissa Leo riesce a veicolare i desideri e le sventure della protagonista in difficoltà con notevole precisione, offrendo una prestazione molto buona. La narrazione non fornisce alcun background psicologico, perché il film cresce sempre di più attorno a questa persona fragile, la cui vita non ha un chiaro percorso, ma consiste piuttosto in una serie di stati emotivi. Man mano che la protagonista si muove attraverso luoghi spettacolari, il suo cammino di vita è molto simile a un satellite orbitante: distaccato, solitario e, infine, destinato a bloccarsi.

   
Jaurès
di Vincent Dieutre
France 2012, 83 min
sezione: Forum

Uno studio. Un uomo e una donna. Immagini in movimento sullo schermo, che lui commenta, stimolato dalle domande di lei. Tutto il filmato è stato girato dalla finestra di un appartamento: vista sulla strada, la metro in costruzione, il canale, le finestre dei palazzi di fronte. L’appartamento appartiene all’amante dell’uomo, l’uomo è un ospite, che vi trascorre le notti, ma mai i giorni. Al lato del canale, alcuni giovani afghani, stanno costruendo alloggi di fortuna mentre l’uomo li osserva, sentendo una crescente simpatia per loro. Le stagioni si susseguono, inverno, primavera, estate.
L’attrice Eva Truffaut e il regista Vincent Dieutre stanno parlando d’amore. Il tono della loro conversazione è sommesso, poco più che un sussurro. Anche se la telecamera è fissa sul mondo oltre la finestra, anche ciò che resta dietro è importante. I rumori provenienti sia dall’interno che dall’esterno. Simon, l’amante, attivista sindacale e per i diritti civili, suona il pianoforte. Per Dieutre, è stato un eroe. "Simon mi ha insegnato ancora una volta cos’è la compassione". La relazione è finita, si parla di lui al passato, con tenerezza e molto rispetto. E’ solo la chiave dell’appartamento di Simon a Parigi, alla stazione della metropolitana Jaurès, che lui non ha mai posseduto.

   
Koi ni itaru yamai (The End of Puberty)
di Kimura Shoko
Japan 2011, 116 min
sezione: Forum

La scolara Tsubara è stranamente ossessionata dalla sua goffa insengnante di biologia Madoka. Mentre il resto della classe risponde alla mancanza di autorità della docente con clamore e disattenzione, lei pende dalle sue labbra, riempiendo il suo taccuino con schizzi e osservazioni sulle sue stranezze e peculiarità. Un giorno, prende finalmente coraggio e approccia Madoka nel suo ufficio, episodio che si traduce inspiegabilmente nello scambio degli organi sessuali da parte delle due donne. Le due si dirigono verso il paese per nascondersi, ma vengono presto scoperte da due compagni di scuola di Tsubara: En, che è segretamente innamorato di lei, seguito da Maru a sua volta attratta da En.
"Koi ni Itaru Yamai", con spirito irriverente e una buona dose di originalità, capovolge i cliché del genere "studentessa giapponese", facendo infine saltare i quattro protagonisti tutti assieme in una coreografia bizzarra. I nomi dei personaggi rappresentano diverse letture del simbolo giapponese per "cerchio". Esordio alla regia del giovane regista Kimura Shoko, questo è senza dubbio un cerchio di amanti davvero curioso: queer, stridente e sorprendentemente serio allo stesso tempo.

   
Sekret (Secret)
di Przemyslaw Wojcieszek
Poland 2012, 82 min
sezione: Forum

Ksawery e Karolina sono andati a trovare Jan al suo paese. Ksawery è un ballerino che si esibisce come drag queen e Karolina è il suo agente. Jan è il nonno di Ksawery. Ksawery è gay, Karolina ebraica. Jan custodisce un oscuro segreto sulla Shoah.
A prima vista, un gruppo quasi divertente per una storia di vittimismo e colpevolezza. Ma non è così semplice.
L’identità qui è composta da diversi strati, che non sempre si armonizzano in base alle conoscenze preesistenti e alla fedeltà. Come tale, l’amore di Jan per suo nonno è in conflitto con la sua voglia di scoprire cosa è successo tanti anni prima. Il film si basa su una gamma adeguatamente eterogeneo di artifici visivi e narrativi per esprimere la diversa natura dei rapporti tra i tre protagonisti e diversi strati che formano le loro identità: la tenerezza insieme con la violenza, la normalità quasi casuale a fianco dell’estrema artificialità. Ksawery dice a un certo punto "Sono un cadavere, io sono morto dentro". "Sekret" innesta nella nostra identità, trasmessa dalle generazioni precedenti, un processo che può ferire ma anche guarire.

   
Sleepless Knights
di Stefan Butzmühlen, Cristina Diz
Germany 2012, 82 min
sezione: Forum

Carlos sta trascorrendo l’estate in campagna con la sua famiglia per dare una mano. Sta pensando di non tornare in città, in quanto le prospettive economiche non sono rosee neanche lì. L’Extremadura d’altra parte, scarsamente popolata e per lungo tempo una delle regioni più trascurate d’Europa, sta cercando di risollevarsi. Il turismo e l’ammodernamento si stanno inserendo tra costumi quasi arcaici e una popolazione per lo più di anziani.
"Sleepless Knights" rappresenta tutto questo in modo discreto, quasi casuale, attraverso immagini che hanno a volte una bellezza davvero ultraterrena. Il tema centrale è la storia d’amore tra Carlos e il giovane poliziotto Juan. "Non sembri del posto", sottolinea Juan quando si incontrano. "Io non sono di qui", risponde Carlos, "Io vivo a Madrid." Restare o ripartire è una decisione che qui interessa molti. Extremadura, Madrid, forse anche Monaco di Baviera? Questa incertezza pervade la loro storia d’amore con un peculiare senso di tensione, sullo sfondo di un’estate apparentemente tranquilla e rilassata. Ma sono solo gli anziani che si muovono lungo il paesaggio austero, nei loro strani costumi cavallereschi, che rimangono beatamente sereni.

   
Kronjuvelerna (The Crown Jewels)
di Ella Lemhagen
Sweden 2011, 120 min
sezione: Generation 14plus
 
Pare che Fragancia abbia ucciso Richard, il figlio di un industriale. Ma che cosa è realmente accaduto? Da quando sono nati lo stesso giorno in una piccola cittadina svedese, le loro vite sono state inesorabilmente intrecciate. Da bambino, Richard era alla mercé del suo potente padre tirannico, determinato a far diventare il figlio una star dell’hockey su ghiaccio. Fragancia proviene da un ambiente povero. Si prende cura del fratello disabile e si occupa del padre, un inventore fallito in cerca di fortuna. Giovane e disperato, Richard si innamora di Fragancia, ma lei incontra e si innamora di un altro principe azzurro sul ghiaccio. Poco dopo, suo fratello piccolo scompare, lasciando Fragancia di fronte a un oscuro mistero. E’ annegato in un lago perché, come dice la madre, i bambini dal cuore d’oro non sanno nuotare? Oppure Richard ha commesso un crimine terribile?
   
Magi I Luften (Love Is In The Air)
di Simon Staho
Denmark / Sweden 2011, 88 min
sezione: Generation 14plus
 
Vestiti da toreri, quattro giovani ballano e cantano in un tripudio di luci e glitter. Si festeggia il compleanno di Teresa – con molta musica e molta droga. Sarà una notte lunga e turbolenta, una notte decisiva, anche perché Teresa a sedici anni e ancora vergine. Stasera è determinata a dormire con Stefan, ma Stefan starà al gioco? Neanche stivali rossi che Teresa ha rubato da una vetrina sembrano aiutare.Daniel si strugge per Lina, soprattutto quando canta le sue bellissime canzoni. Anche se la fidanzata di Teresa affermi di aver dormito con una cinquantina ragazzi, non permetterà a Daniel di toccarla. Lina sogna di sedurre una rock star e vuole sfondare come cantante. Daniel darebbe qualsiasi cosa pur di convincere Lina ad andare a letto con lui. Ma neanche un giro rocambolesco a bordo di un Maggiolone rubato fa capire a Lina davvero chi merita il suo affetto.Questo iridescente musical danese è una miscela di frenetiche sequenze e momenti di calma che sposta costantemente i confini di genere. Il film segna il quinto outing della giovane cantante di Høeg Emma Sehested.
   
Nono
di Rommel Tolentino
Philippines 2011, 115 min
sezione: Generation Kplus
 
Ogni volta che gli alunni cantano l’inno nazionale, a Toto, otto anni, viene chiesto di tacere. Ha il labbro leporino e la sua voce alterata fa sempre ridere tutti. Ma questo ragazzo dei bassifondi è un lottatore e non si fa intimidire così facilmente. Il suo compagno di giochi è un ragazzino con problemi di udito, quando questi due sono insieme niente sembra poterli fermare. La madre di Toto non può prendersi cura di suo figlio. E’ troppo impegnata a gestire i suoi uomini. Sogna di andare in Giappone per lavorare come una geisha. Ma se nei momenti critici, Toto potrà sempre contare su sua madre, testarda ma calorosa. Sostiene anche il suo piano un po’ ridicolo per partecipare ad un concorso. Rommel Tolentino ha vinto numerosi premi in Asia per i suoi cortometraggi. Questo suo lungometraggio di debutto parla di una vita che, anche se a volte dolorosa, è comunque soddisfacente. Questo film non ha remore verso le tematiche della discriminazione e dell’esclusione sociale e non teme di rappresentare la diversità come qualcosa che può rendere più ricca la vita.
   
Una Noche
di Lucy Mulloy
USA / Cuba / United Kingdom 2012, 90 min
sezione: Generation Kplus
 
Una sola notte a volte può sembrare molto lunga, soprattutto se si è su una piccola zattera, senza saper nuotare e circondati dagli squali. Ci sono solo 90 miglia di acque tra Cuba e la Florida. Nel disperato tentativo di espatriare, molti cubani scelgono di fare questo rischioso viaggio attraverso il mare. Tra questi c’è Elio, fratello gemello di Lila. Lila ha sempre creduto che non l’avrebbe mai lasciata, dopotutto sono sempre stati insieme da quando sono nati. Ma negli ultimi tempi è stato distratto e ha avuto sempre meno tempo per lei e oggi il suo mondo sembra ruotare intorno al suo nuovo amico. In un edificio in rovina sulla spiaggia trova un paio di assi di legno e due pneumatici e li usa per fare una zattera di fortuna con cui suo fratello e il suo amico, – ora ricercato dalla polizia, stanno pianificando la fuga. Lila decide di rischiare a sua volta e si unisce a loro. Questo film non si limita a ritrarre il lato soleggiato della Havana con le sue strade vivaci, viene bensì esplorata anche la severità della vita in un paese socialista, dove la polizia protegge i turisti e combatte il suo stesso popolo. Per molti cubani la vita è una lotta costante anche solo per le necessità quotidiane. Se si ha un po’ di denaro, si può ottenere qualcosa, a condizione di sapere dove andare. Altrimenti c’è sempre la speranza di una nuova vita oltre il mare.
   
Man for a Day
di Katarina Peters
Germany / United Kingdom / Finland 2012, 96 min
sezione: Perspektive Deutsches Kino
 
Le apparizioni dell’attivista Diane Torr sono ormai leggendarie in tutto il mondo. Negli ultimi trent’anni, il centro del lavoro di questa artista è stata un’esplorazione del teorico, artistico nonché gli aspetti pratici dell’identità di genere. Questo documentario di Katarina Peters segue Diane Torr a Berlino, in cui un gruppo donne si riunisce per scoprire i segreti della mascolinità. Che cosa rende un uomo un uomo e una donna una donna? Quali sono i confini dell’identità di genere? Quanto c’è di naturale? Ogni sperimento della Torr rappresenta una domanda aperta sul comportamento sociale in cui si pone: è possibile interpretare ruoli diversi deliberatamente e creare uno spazio in cui a trasgredire le caratteristiche maschili o femminili originali?
   
Joven & Alocada (Young & Wild)
di Marialy Rivas
Chile 2011, 96 min
sezione: Generation 14plus

Daniela è una giovane e graziosa adolescente cresciuta in una famiglia di severi e onesti evangelici abitanti a Santiago, in Cile. A 17 anni Daniela scopre che la sua inclinazione sessuale è incompatibile con la fede della sua religione. Senza alcuna speranza per i suoi desideri e per il suo futuro, alla fine, ribelle per natura, si decide ad entrare nella comunità underground di un blog di giovani che si dimostrano molto liberi sessualmente. Mentre sul web si comporta come una fornicatrice, nella vita famigliare continua a mostrarsi religiosa e ad andare in chiesa, dove prega Gesù con queste parole: "Mio Signore, controlla bene che a mia madre non venga mai in mente di digitare youngandwild.blogspot.com!"

   
Keep The Lights On
di Ira Sachs
USA 2012, 101 min

Intensa e complessa storia di amore, sesso e droga che coinvolge 10 anni della vita di una coppia gay. Uno, Erik Rothman (Thure Lindhardt) è un regista di documentari, gay dichiarato, l’altro, il bellissimo Paul Lucy (Zachary Booth), è un velato avvocato che lavora nel settore pubblicità. S’incontrano nel 1997 in una dinamica New York City, fanno subito sesso ma contemporaneamente nasce qualcosa di più. S’innamorano e iniziano una intensa relazione. Decidono di mettere su casa insieme, convivono, si amano follemente ma ognuno continua privatamente a combattere contro i propri diavoli, sesso e tossico dipendenza compresi. Un film che ci racconta in modo onesto e credibile le problematiche di una coppia gay contemporanea. Sesso, amicizia, intimità e soprattutto amore vengono mostrati senza inibizioni e con molta naturalezza. Il regista e scrittore Ira Sachs vive abitualmente a New York e nel 2005 ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance (Forty Shades of Blue) mentre nel 2010 il suo corto "Last Address" sulla vita di un gruppo di artisti newyorkesi morti di aids è entrato nella collezione permanente del Whitney Museum of American Art and MoMA e sarà presentato alla prossima biennale veneziana. "Keep the Lights On" avrà la sua prima mondiale al Sundace 2012 ed è stato selezionato per la prossima Berlinale.


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