Quarto giorno del 26mo Torino GLBT Film Festival

La commovente premiazione di Lindsay Kemp, l’incontro coi registi, il primo film gay prodotto ufficialmente in Cina “Bad Romance”, il romantico e impegnato “Muli” che conferma le qualità del regista filippino Adolfo B. Alix, gli splendidi “Quelque jours de repit” e “L’amour fou”

E’ stata la giornata della premiazione di Lindsay Kemp che ha ricevuto il premio alla carriera “Dorian Gray 2011“, istituito dal Festival solo lo scorso anno quando lo ricevette James Ivory. Tanto quanto Ivory era riservato e staccato tanto Lindsay Kemp si è dimostrato affabile e disponibile, aveva un saluto mimato per tutti e con tutti si faceva fotografare reclinando il suo dolce viso verso l’ospite di turno. Prima della consegna del premio è stato presentato un breve doc con le immagini di tutte le sue partecipazioni a film come Sebastiane e Jubilee di Derek Jarman, Messia Selvaggio e Valentino di Ken Russel, Velvet Goldmine di Todd Haynes, e alcune riprese dai suoi spettacoli teatrali più importanti, a iniziare dal famoso “Flowers” che lo fece conoscere e richiedere in tutto il mondo. Il premio, la bella siluette disegnata da Fenati, gli è stato consegnato dalla ballerina e coreografa Loredana Furno, che si è subito detta onorata di questo incarico.

Angelo Acerbi inizia la cerimonia di premiazione con queste parole: “La danza è l’espressione artistica originaria del genere umano e Lindsey Kemp è stata la prima star a coniugarla perfettamente a tutte le altre forme d’arte, dal teatro al cinema alla musica, e a portare il corpo e la sua mimica al centro della scena. Noi la ringraziamo per tutto questo“. Kemp, estremamente commosso, risponde. “Non ho parole per esprimermi. Sono contento di essere qui a Torino con voi e vi ringrazio tantissimo per l’invito e per il premio che è per me un grandissimo onore. Dedico il Premio Dorian Gray a Derek Jarman“. Il direttore Minerba aggiunge. “Il Festival ha deciso di consegnare il premio Dorian Gray a Lindsay Kemp, perché fin dagli anni ’70 la sua dirompente fisicità ha materializzato i palcoscenici di tutto mondo. Un gusto e una sensibilità nella quale la comunità LGBT può riconoscersi“. Nel consegnare il premio, la coreografa Anna Fusco dice commossa: “Io non pensavo assolutamente che un giorno avrei dato un premio ad una persona che ha fatto così tanto per la danza, per il teatro e per il nostro mondo. Grazie per tutto questo.“. Ovazioni dal folto pubblico.

La programmazione dei film di questa giornata, doppiamente festiva per il 1 maggio, conferma l’altissimo livello delle opere selezionate per questa edizione. Può sembrare incredibile ma pensiamo che ormai siano veramente poche le differenze tra un festival come questo e i più blasonati festival generalisti di Venezia o Roma, almeno per quanto riguarda la qualità delle opere presentate. D’obbligo quindi complimentarci coi valenti selezionatori torinesi ma anche con gli artisti ormai maestri che scelgono di continuare a produrre opere a tematica, dando onore e prestigio al cinema queer. Ci spiace che, causa il regolamento del festival, alcuni capolavori ( come ad esempio Contracorriente e Quelque jours de repit) non possano essere in concorso perché già presentati in altre rassegne nazionali.

QUELQUE JOURS DE REPIT di Amor Hakkar

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10/10
  
impegno
poesia
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divertimento
erotismo
queer

Un film che se fosse stato in concorso era assolutamente da primo premio. Il regista, algerino di nascita, già premiato per precedenti lavori, riesce a restituirci, con una storia semplicissima, il dramma interiore di tre personaggi in un momento cruciale della loro vita. Il quarto protagonista del film sono i bei paesaggi della provincia francese che sembrano estendere le angosce dei personaggi, compreso la tipica cittadina apparentemente ordinata e silenziosa in cui Hassan e Mohsen trovano temporaneo rifugio. I due protagonisti, una coppia di omosessuali, sono fuggiti dall’Iran dove rischiano l’impiccagione e sono diretti a Parigi in cerca di una nuova vita. I due, un professore di francese e un suo probabile allievo, si dichiarano amore reciproco anche se nel film li vediamo solo scambiarsi semplici carezze. La tensione emotiva dell’opera, abilmente costruita dagli autori, risiede soprattutto nel destino che attende questo loro sentimento. Già all’inizio della fuga il più giovane chiede al professore se nel caso non fosse arrivato in tempo all’appuntamento, sarebbe partito ugualmente senza di lui, e la risposta è un chiaro sì perché più importante di tutto è fuggire da un paese che lo vuole morto. Il giovane resta comunque deluso. Saliti su un treno devono fingersi di non conoscersi per evitare meglio i controlli. Qui succede che il maturo Moshen (interpretato dal regista Amor Hakkar) fa amicizia con una vedova (splendidamente interpretata da Marina Vlady, attrice cult di Godard e Ferreri) che presto s’invaghisce dell’uomo e l’invita a casa per dei piccoli lavori. Lo sconforto di Hassan è sempre più visibile, ormai vive col terrore di perdere l’amico e rimanere solo… I temi che il film affronta sono molteplici: la morte, l’amore, la persecuzione, il razzismo, la solitudine, la vecchiaia, la solidarietà, ecc. tutti trattati con estrema delicatezza, senza nessuna intenzione didattica, senza moralismi o saccenterie, facendo solo parlare i volti, gli oggetti, gli accadimenti. Un film ed una storia che restano nel profondo dell’anima.

L’AMOUR FOU di Pierre Thoretton

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9/10
  
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erotismo
queer

L’epopea artistica di Yves Saint Laurent viene raccontata in questo bellissimo documentario dal suo compagno di sempre nella vita professionale e privata, Pierre Bergè. Attraverso la biografia dello stilista viene qui raccontata anche la lunghissima e nonostante tutto, splendida storia d’amore tra Saint Laurent e Bergè. Storia segnata anche da molti alti e bassi e separazioni, a causa della fragilità del carattere di Yves, vittima della depressione e in diversi periodi della sua vita dell’abuso di droghe e alcool. Se non ci fosse stato Bergè al suo fianco, a badare a tutta l’organizzazione del suo lavoro , probabilmente Saint Laurent, nonostante il suo genio, non sarebbe riuscito a reggere lo stress di una carriera tanto sfolgorante. Secondo Bergè Saint Laurent era veramente felice solo due giorni all’anno, coincidenti con quelli delle sfilate. Entrambi amanti dell’arte avevano raccolto nelle loro splendide residenze una collezione d’arte straordinaria, che Bergè vendette poco dopo la morte del compagno attraverso una milionaria asta da Christie’s. In tanti si chiesero come abbia potuto liberarsi di tutti quegli oggetti che eranostati tanto cari a Yves . Qui Bergè ce lo spiega, dicendoci che quando si è dovuto lasciare il compagno di tutta una vita e gli si è chiuso gli occhi per l’ultima volta, abbandonare una raccolta di oggetti, seppure splendidi, non gli provocava una particolare sofferenza. Probabilmente, dice Bergè, Yves, legatissimo ai suoi capolavori, in una situazione analoga non se ne sarebbe separato. Una parte del ricavato dell’asta fu donata ad associazioni che si occupano di lotta all’AIDS.
L’epopea artistica di Yves Saint Laurent partì nell’ottobre del 1957, quando a Montecatini muore improvvisamente a soli 52 anni Christian Dior, artefice nel dopoguerra della rinascita della moda nel mondo. Saint Laurent suo giovane assistente timido, paranoico e molto riservato si ritrova cosi catapultato al ruolo di capo designer di questa grande Maison. Qui resterà cinque anni, fino a quando nel 1962 lascia la Maison Dior (il presidente della Dior non aveva apprezzato che Saint Laurent si fosse fatto riformare dal servizio militare mentre era in corso la guerra con l’Algeria) e apre la propria Maison, insieme a Bergè e a un finanziatore americano, chiamandola con le proprie iniziali. E da li partì la carriera sfolgorante che tutti conosciamo.
Dieci anni dopo Saint Laurent farà scandalo facendosi ritrarre nudo con i capelli lunghi per il lancio di un profumo, lui che era molto timido. Nonostante i suoi problemi caratteriali egli riuscì nel suo lavoro a rompere molti schemi nella percezione della moda. della donna e anche del genere, entrando quindi di diritto nelle nostre tematiche GLBT.
Il successo Yves Saint Laurent verrà consacrato verso il grande pubblico durante i mondiali di calcio in Francia nel 1998, aperti da una lunga sfilata di modelle della sua Maison con i suoi modelli più belli; furono i mondiali di calcio più queer che si siano mai visti.
Il documentario parte dal commuovente discorso con il quale Saint Laurent lascia il suo lavoro, ormai ammalato e deluso dai cambiamenti del mondo della moda che avevano messo la sua Maison nelle mani di avide società di affari. (R. Mariella)

BAD ROMANCE di Francois Chang

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7/10
  
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erotismo
queer

Incredibile pensare che questo è un film prodotto in Cina (sovvenzionato da una Università pubblica) sia per i contenuti (storie d’amore omosessuale) che per le immagini (nudità e amplessi omo chiaramente esibiti). Il film ci racconta, incrociandole, tre storie d’amore assai infelici, due omo ed una etero. Abbiamo personaggi gay, lesbici e bisessuali. La storia gay è senz’altro la meglio riuscita e quella più intrigante e misteriosa. Racconta di una amore unilaterale che dura da diversi anni e che finalmente potrebbe risolversi… Peccato che l’impegno del regista nell’esprimersi con tecniche di ripresa e montaggio che dovrebbero essere innovative, risultino a volte un po’ confuse e dispersive. Occorre però considerare che il regista Francois Chang ha solo 24 anni e questo è il suo primo lungometraggio, per cui siamo sicuri che le tante sue ottime qualità avranno modo di assestarsi fruttuosamente nelle prossime opere.

MULI di Adolfo B. Alix Jr.

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8/10
  
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queer

Secondo film del regista dopo “Daybreak” visto al festival lo scorso anno. Film completamente diverso dal primo (che era un’accattivante camera-film), epico nella storia pluridecennale che racconta, ambientata nella lussureggiante natura montagnosa delle Filippine, tra amori gay dichiarati e velati, tra il lavoro di conduzione di un albergo e l’impegno politico nel partito comunista sotto la dittatura di Marcos. Interessante quest’ultimo perché simile a quanto avvenuto nel nostro paese, col dibattito sugli omosessuali all’interno del partito comunista (la liberazione sociale viene prima della liberazione personale, dicono i dirigenti comunisti locali mentre il nostro eroe mette le due cose allo stesso livello). Anche in questo film abbiamo ripetute (ma non eccessive, come , giustificate, nel precedente film) scene di amplessi gay, mentre risulta interessante la dinamica, quasi famigliare, che si viene a creare tra il personale che conduce l’albergo, tra i quali un gay effeminato che sarà vittima di un’aggressione omofoba e un donna da sempre innamorata del protagonista che sa essere gay (gli dice di essere disposta ad aspettare la sua vecchiaia per potergli stare vicino). Il filo conduttore di questa lunga e complessa storia è l’amore che nasce tra il protagonista Jun, proprietario dell’albergo (avuto in eredità), e un suo cliente, il bell’Errol, che però è sposato con figli e può venirr a trovarlo solo in un periodo dell’anno. Nel tempo libero Jun vive altri amori e storie di dolore. Un grande affresco, forse con qualche sbavatura e ridondanza, che però ci rende assai bene l’atmosfera e l’evolversi della vita all’ombra degli importanti eventi sociali e politici dell’epoca.

LEADING LADIES di Daniel Beahm ed Erika Randall Beahm

voto
7/10
  
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queer

La famiglia Campari è un gineceo che vive a ritmo di musica: la madre Sheri, una donna molto autoritaria, vive il proprio sogno di diventare una ballerina professionista attraverso le proprie figlie, la bella ed aggraziata Tasi e la più introversa e mascolina Toni. Ad accompagnarle in questo percorso c’è il ballerino Cedric, dichiaratamente gay e molto in sintonia con Toni. Quest’ultima si è ormai abituata a vivere all’ombra delle altre donne della famiglia, come se non potesse mai brillare di luce propria ma soltanto di luce riflessa. Fino a quando Cedric la porta in una sala da ballo dove conosce Mona, una ragazza dolce tanto quanto decisa. Tra le due scocca subito la scintilla e, dopo aver ballato per tutta la sera, passano la notte insieme. Intanto Tasi, ultimamente più lunatica e irascibile del solito, finisce in ospedale e confessa alla sorella, alla quale è legatissima, di essere incinta di due gemelli. Questo fa saltare i piani di Sheri, che stava aiutando la figlia a prepararsi per le gare che le avrebbero fatto spiccare il volo come ballerina. Cedric e Tasi decidono di puntare tutto su Toni, che accetta solo alla condizione di potersi scegliere “my partner”, senza specificarne il genere. Lei ha infatti in mente di prendere la parte di Cedric, quindi del ballerino maschio della coppia, e di duettare con Mona. Quando Tasi capisce la situazione ne rimane un po’ colpita, ma non ha problemi ad accettare, anzi è quasi grata del fatto che l’attenzione negativa di Sheri ora si riversi tutta su Toni. Far ballare Mona si rivela un’impresa più difficile, ma anche più divertente, del previsto, ma dopo una lunga serie di prove, che ricalcano molto le scene di “Dirty Dancing”, il nuovo duo è pronto per esibirsi. Resta solo un ostacolo: la giuria consentirà alla coppia numero 11, tutta al femminile, di gareggiare?
Film-musical molto divertente e leggero, che vanta un cast ricco di ballerini professionisti. (G. Borghesi)

NUVOLA BENEDETTA di Chiara Pacilli

Cortometraggio che rivisita il disagio provocato dalla nube del vulcano islandese lo scorso anno. Già il Festival era in concomitanza con l’ostensione della Sacra Sindone a Torino, inoltre questa nuvola ha bloccato arrivi e partenze per tutta la durata della manifestazione. Ma forse c’è un lato positivo in tutto ciò: uno dei due protagonisti, non potendo prendere l’aereo per tornare a casa, resta bloccato a Torino, per la felicità dell’altro. Le cose accadono sempre per un motivo! (G. Borghesi)

CAMMINANDO VERSO di Roberto Cuzzillo

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5/10
  
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queer

Antonia, lesbica dichiarata, condivide il suo appartamento con Emina, una donna bosniaca venuta in Italia per scappare dalla guerra e dal proprio passato. Tuttavia dimenticare certe esperienze non è facile, anzi forse sarebbe meglio affrontare i propri fantasmi una volta per tutte, perché smettano di perseguitare. Il fortuito incontro con Neso, serbo bosniaco a sua volta in fuga dalla guerra per un futuro migliore, potrà forse aiutare Emina a ritrovare la propria strada, mentre ciò che unisce Emina ed Antonia resta soltanto, per dirla con le parole di quest’ultima, “un’energia muta”.
Film alquanto noioso e contorto, a tratti anche fastidioso, come nelle scene di autolesionismo. Di sicuro la scarsa avvenenza delle protagoniste non aiuta. Falle anche a livello di trama: è difficile “camminare verso” Emina e seguirla nel suo percorso tra passato, presente e futuro. E dopo un po’ forse passa anche la voglia di provarci. (G. Borghesi)

DIVERSAMENTE ETERO di Marica Lizzadro

voto
7/10
  
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queer

La rappresentazione della figura femminile nella televisione italiana è da sempre oggetto di studi e fonte di perplessità. Per quanto riguarda invece la rappresentazione delle lesbiche non si può dire lo stesso, dal momento che sono quasi completamente assenti e invisibili. In questo senso Sarah e Veronica, due concorrenti del Grande Fratello 10, rompono gli schemi con un bacio che si sono scambiate quasi per gioco la sera di Capodanno e con “il sogno” di un amore che da lì è scaturito. Probabilmente anche su indicazione del GF, le due ragazze hanno cominciato a corteggiarsi e stare insieme all’interno della casa, promettendosi vicendevolmente di aspettarsi una volta fuori per mandare avanti la loro storia. Non sono mancati purtroppo atteggiamenti omofobi da parte del programma, che ha preferito censurare, non mandandoli in onda, molti dei baci e dei dialoghi fra le due donne, piuttosto che bloccare o punire altri due concorrenti della casa per i loro commenti decisamente troppo sopra le righe. A schierarsi dalla parte di Sarah e Veronica (rispettivamente ex coniglietta di Playboy e cubista) si è formato un vero e proprio fanclub: i Sognatori. Questi si sono impegnati a seguire la storia tra le due donne 24 ore su 24 sulla pay-tv e a pubblicare i video più salienti su youtube, creando un vero e proprio reality all’interno del reality. Inoltre dichiarano più volte, anche in trasmissioni di rilievo come “Pomeriggio Cinque”, di essere circa in 4000 e di arrivare da ogni parte del mondo, dall’Alaska all’Australia. E’ incredibile come questa banalissima storia, nata tutta da un bacio molto probabilmente dato per gioco o per volontà della mano invisibile del Grande Fratello, si sia convertita in un sogno da seguire e inseguire per migliaia di persone, anche al di fuori dell’Italia, in paesi come la Spagna o l’Olanda, sicuramente molto all’avanguardia sul tema dell’omosessualità.
Una volta entrambe fuori dalla casa, questo gruppo di Sognatori si impegna per organizzare serate di incontro con le loro beniamine: affluenza prevista, 300 persone, affluenza effettiva, 1000 persone. Milano è il teatro di molti di questi ritrovi, mostrando il suo dark side, la sua faccia più trash.
Il sogno però si infrange a causa delle ripetute e continue smentite da parte di Sarah e Veronica, che si godono il loro canto del cigno e poi si tirano indietro dichiarandosi etero e dicendo di non aver mai intrapreso una storia. I Sognatori restano ovviamente molto delusi da questo atteggiamento e ci si comincia a rendere conto che forse la storia di queste due donne era solo un pretesto per avere un modello da seguire, un sogno da rincorrere: il proprio. Parlare in chat e ritrovarsi poi durante gli eventi organizzati dal fanclub per alcune persone diventa fondamentale. Koro per esempio trova la forza di lasciare il proprio lavoro, trasferirsi dall’Austria a Milano per un periodo e finalmente trovare una compagna da poter vivere liberamente. Come simbolo di cosa ha significato per lei quest’esperienza, si è tatuata sulla gamba la scritta “il Sogno”. Ludi e sua madre invece si sono riconciliate, forse per la prima volta da quando la ragazza ha detto di sé alla famiglia, proprio grazie alla storia di Sarah e Veronica e a come questa veniva rappresentata in tv e percepita dal pubblico televisivo. Due donne, che per motivi di privacy non rivelano la propria identità, hanno proprio incarnato e dato vita al Sogno vivendo il loro, trovando la forza e il coraggio di lasciare i rispettivi mariti per stare insieme, una volta compresi i propri sentimenti e accettato il proprio orientamento sessuale.
4000 fan, 4000 storie. 4000 persone che si sono identificate con Sarah e Veronica e con la loro storia, probabilmente data l’evidente mancanza di altri modelli, sicuramente più edificanti, da seguire. Il Sogno è solo l’inizio. E’ ciò che vivi con occhio estraneo e che può piano piano instillarsi anche in te. E’ l’acqua cheta che ti fa capire chi sei e che piano piano buca anche gli spigoli più duri della propria personalità. Ma se tutto questo sfuggisse di mano? (G. Borghesi)

MIDNIGHT TALKS CON I REGISTI

Alle ore 23 si è svolto al Blah Blah il primo dei due Midnight Talks con i registi, curati da Christos Acrivulis e Alessandro Golinelli. Serate molto informali in cui i registi possono conoscersi, parlare dei loro film e confrontarsi tra di loro seduti ai tavoli di un bar.
Erano presenti tra gli altri Tamer Ruggli regista di ‘Capuccino’, Rashaad Green regista di ‘Gun Hill Road’, Sabine Bernardi regista di ‘Romeo’, Olivier Nicklaus regista di ‘Plan Cul’, Sigfrido Giammona regista di ‘[email protected]’, Romas Zabarauskas regista di ‘Porno Melodrama’, Sebastiano d’Ayala Valva regista di ‘Angel’, Josè Mari Goenaga regista di ’80 egunean’, Yair Piri regista di ‘Reset’, Christopher Ludgate regista di ‘The love permit’, Alexander Atunes Siqueria regista di ‘Mais ou Menos’.
Golinelli ha introdotto l’argomento della serata suggerito da Christos: diversi i film presenti al festival parlano della famiglia. Però questa tematica è affrontata in maniera molto diversa. Alcuni parlano di famiglie tradizionali altri di famiglie piuttosto particolari.
‘Capuccino’ parla di famiglia perché è una storia che parla del rapporto tra un ragazzo e sua madre,’ Gun Hill Road’ parla di un ragazzo che vive in una famiglia molto problematica perché il padre è un ex carcerato e perché fanno parte di una minoranza linguistica e etnica. In un certo senso parla di famiglia anche il corto ‘Plan Cul’ in cui il protagonista ha un figlio con il suo ex compagno. Di famiglia parla il corto italiano ‘[email protected]’ perché è un rapporto tra padre e figlio. ‘Porno Melodrama’ racconta di una famiglia strana, di una coppia che ha costruito una sua famiglia che viene devastata dalla presenza di una amica.. Il film documentario ‘Angel’ parla di un pugile diventato donna che dopo anni che fa il travestito a Parigi, torna presso la sua famiglia in Equador e scopre che le cose non stanno come gliele avevano dipinte. Di una famiglia gay parla il film di Yair Piri ‘Reset’, storia di una coppia che fa dei viaggi nel tempo. La famiglia di ’80 giorni’ è una coppia di anziani che hanno vissuto tutta una vita come famiglia e hanno anche una figlia che vive lontana e si ritrovano a dover mettere il loro rapporto in crisi.
Golinelli fa quindi agli autori la seguente domanda : in questo momento , nel 2011 la famiglia allargata, quella tipo Modern Family, per intenderci, ha una chance in più, è più forte o no rispetto a quella che si aveva prima ? La famiglia tradizionale in molti film viene spezzata, invece, la famiglia non tradizionale funziona o non funziona all’interno dei vostri film?
Dato poi che in molti film è la figura femminile della madre a essere più importante per il gay, un’altra domanda di Golinelli ai registi è stata se noi gay siamo o no mammoni.
L’ultima domanda di Golinelli gli viene ispirata dal corto ‘The love permit’, che non parla di famiglia ma di permesso di amare. Alessandro chiede cosi ad alcuni registi se i protagonisti dei loro film hanno o no il permesso di amare, se sono accettati dagli altri. (R. Mariella)

IMMAGINI DAL FESTIVAL

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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