PARTE DOMANI IL 26mo GLBT FILM FESTIVAL

La presentazione del Festival sulle pagine de la “La Stampa” (Torinosette) e una sintesi del Festival. Il premio “Dorian Gray” al maestro Lindsey Kemp. Per la prima volta in programma ben 12 titoli italiani, tra i quali l’atteso doc “Angels on Death Row” di Alessandro Golinelli e …

da La Stampa (Torinosette)

Glbt Film Fest Il mondo visto con occhi diversi

Da Sodoma a Hollywood è alla sua 26ª edizione: oltre 120 film tra sezioni competitive e non, omaggi, anteprime internazionali

DANIELE CAVALLA

Kate Davis propone con David Heilbroner «Stonewall Uprising»
«Diversamente etero» di Marica Lizzadro (Italia 2011)
«Porno Melodrama» di Romas Zabarauskas (Lituania 2011)

Cambia casa il «Glbt Film Festival – Da Sodoma a Hollywood». La ventiseiesima edizione in programma dal 28 aprile al 4 maggio si svolge infatti, nell’ambito di «Esperienza Italia 150», al Massimo, la multisala del Museo Nazionale del Cinema. In pratica, negli spazi dove è cresciuto e si è affermato a livello internazionale. E cambia anche il locale scelto per l’inaugurazione di giovedì 28 aprile: non più l’Ideal Cityplex di piazza Statuto ma l’Uci Cinemas Lingotto. La serata nella sala 6 dell’ex Pathè comincia alle 21 con i saluti e i ringraziamenti di rito del direttore Giovanni Minerba a cui segue l’attesa performance di Noemi, nei giorni scorsi a Torino per presentare il suo album «RossoNoemi» comprendente il singolo «Vuoto a perdere» scritto per lei da Vasco Rossi. Alle 22 spazio alle immagini con il cortometraggio belga «Au Commencement» di Laurent Leprince, divertente cartoni animato che cerca di rispondere alla domanda «L’omosessualità è scritta nei geni oppure deriva da fattori ambientali?», che precede il lungometraggio scelto dal Festival per aprire questa ventiseiesima edizione «Fyra år till (Four More Years)» di Tova Magnusson. I biglietti d’ingresso per la serata costano 15 euro.

Il ricco cartellone di quest’anno comprende oltre centoventi film, tra lungometraggi, documentari e cortometraggi, tra sezioni competitive e non, omaggi, retrospettive, anteprime internazionali provenienti dai cinque continenti.

Anche quest’anno sarà attribuito il Premio Dorian Gray (una statuetta raffigurante la silhouette di Oscar Wilde ideata e realizzata da Ugo Nespolo), istituito per la prima volta in occasione del venticinquennale: il primo a riceverlo, nel 2010, è stato James Ivory mentre ora tocca a un altro mostro sacro della scena mondiale quale Lindsey Kemp.

Tre i Focus di approfondimento: «Iran, nodo alla gola» è una testimonianza e un atto d’accusa nei confronti del regime di Ahmadinejad e s’inaugura con l’anteprima del documentario «Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s Case» di Alessandro Golinelli e Rocco Bernini, una testimonianza sulla pena di morte in Iran a partire dal caso di Ebrahim Hamidi, il ragazzo 21enne condannato a morte per presunta omosessualità; «Omofobia, l’odio mangia l’anima» comprende i film che denunciano l’omofobia in tutte le sue forme, da quelle fortemente repressive provenienti da paesi quali l’India e la Lettonia a quelle più sottili e striscianti del mondo occidentale; «Il mondo della Moda» riguarda il suo glamour, gli stilisti che hanno segnato un’epoca e influenzato il costume e vanta la partecipazione della top model Veruschka, «la donna più bella del mondo» secondo il grande fotografo Richard Avedon. La nuova sezione «Vintage» prende vita a partire da questa edizione e, di anno in anno, presenterà film di culto del passato dimenticati o da riscoprire. In questo caso sarà dedicata interamente all’Italia: «Vintage 150, il nostro Risorgimento» presenta dieci titoli che ripercorrono, dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, le tematiche dell’omosessualità in rapporto all’evoluzione del costume e al momento storico. Fra i titoli «Senso» di Luchino Visconti, «Salò» di Pier Paolo Pasolini, «Il conformista» di Bernardo Bertolucci.

Per la sezione Midnight Madness, tre notti «eccessive» dedicate ai B-movie e ai cult movie e al trash ecco arrivare sotto la Mole un testimonial d’eccezione come Dario Argento.

Il comitato di selezione dei film è composto dal direttore Minerba, da Fabio Bo, Angelo Acerbi, Margherita Giacobino, Alessandro Golinelli, Christos Acrivulis e Flavio Armone, oltre ai consulenti Nancy K. Fishman, Pierre Hombrebueno e Simone Morandi.

Immancabili polemiche hanno preceduto l’inizio di Cinema Gay: la Regione ha tolto il patrocinio, il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna l’ha invece assegnato.

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Il direttore

PER IL CINEMA, E PER I DIRITTI: DI TUTTI

DI GIOVANNI MINERBA

«Enfermo» («Sick») di Leandro Crovetto (Argentina 2010)

Questo è un anno importante per l’Italia, per la sua Unità e per il senso di appartenenza e di identità di tutti cittadini italiani.

La 26ª edizione del nostro Festival si svolge nell’ambito di Esperienza Italia 150, e siamo felici di poter continuare ad affermare di riconoscerci nell’espressione dell’articolo 9 della Costituzione, che la Repubblica, attraverso gli Enti territoriali, ha sempre sostenuto la nostra manifestazione pur se tra molte difficoltà.

In questi 26 anni il Torino Glbt Film Festival ha fatto la sua parte stando dalla parte della Costituzione nella tutela delle libertà di tutti, e adesso più che mai – è orgoglioso e pronto per continuare a farla. Questo grazie appunto a quanti hanno creduto in noi, senza barriere di appartenenza politica e senza paura degli orientamenti sessuali, e che hanno concesso strumenti e risorse contribuendo, anno dopo anno, ad affermare e consolidare un progetto, culturale e sociale, che affonda le proprie radici nel lontano 1986.

Continuiamo a credere che lo stesso spirito animi il Museo Nazionale del Cinema che ci sostiene e vigila, e alcuni coraggiosi sponsor e partner che da tempo credono in questo Festival: il ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la Provincia e la Città di Torino, la Fondazione Crt con un modesto ma importante apporto; o che sono al nostro fianco per la prima volta (l’Oreal, Parks). Crediamo che essi pensino che una nuova, moderna aspirazione a pari diritti e opportunità, a minori svantaggi, abbia trovato una casa ideale di rappresentazione e rivendicazione.

Il nostro Festival ha l’onore di aver fatto conoscere per la prima volta in Italia, in Europa e qualche volta nel mondo, autori molto interessanti, alcuni dei quali sono diventati celebri, con la candidatura all’Oscar, fino a ricevere la leggendaria statuetta nelle proprie mani. Gus Van Sant, François Ozon, Todd Haynes, Rob Epstein, Jeffrey Friedman, Derek Jarman, Brillante Mendoza, Gregg Araki, Lisa Cholodenko, per citarne alcuni.

Senza questo Festival molto cinema sarebbe invisibile; ma soprattutto pensiamo esso sia necessario per dare ad una comunità l’opportunità civile, culturale e politica di affermare la propria visibilità, rivendicare i propri desideri, chiedere riconoscimento ai propri diritti.

Vogliamo crederci. Perché crediamo sia giusto quanto affermava Calamandrei: «Tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società».

E so che il mio pensiero è quello di Ottavio.

Ed è il pensiero di chi insieme a me condivide con passione il raggiungimento di un obiettivo e di un risultato importanti.

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I GIURATI PER I VARI CONCORSI PROPOSTI DAL FESTIVAL 2011

Sono cinque i componenti della giuria Lungometraggi di questa ventiseiesima edizione del Torino Glbt.

Carmine Amoroso è un regista che ha realizzato sino ad ora due film: l’esordio risale al 1996, s’intitola «Come mi vuoi» e vanta Monica Bellucci e Vincent Cassel nel cast, mentre quattro anni fa ha vinto premi ai festival di tutto il mondo grazie a «Cover Boy: l’ultima rivoluzione» interpretato fra gli altri da Luciana Littizzetto.

Gianni Farinetti è uno scrittore originario di Bra ma residente a Torino, il cui ultimo recente libro è «Regina di cuori» edito da Marsilio.

Mehdi Ben Attia ha cominciato nel 1998 a lavorare come sceneggiatore per la televisione, per il grande schermo collabora alla stesura di «Loin» e «Impardonnables« diretti da André Téchiné. Due anni fa ha esordito nel lungometraggio girando «The String (Le Fil)» con Claudia Cardinale, pellicola presentata al Torino GLBT Film Festival 2010.

Pratibha Parmar con i suoi film, proiettati in tutto il mondo ha vinto numerosi riconoscimenti. Tra i documentari da lei girati figurano l’innovativo «A Place of Rage», «The Righteous Babes» e «Jodie: An Icon», presentato al Torino GLBT Film Festival 2008, oltre ai pluripremiati «Khush» e «Warrior Marks». Attualmente sta realizzando un lungometraggio tratto da un’opera del Premio Pulitzer Alice Walker.

Per quanto riguarda i Documentari, tre i giurati: Henrik Neuman collabora alla programmazione del «Mix Copenhagen LesbianGayBiTrans Film Festival», Riccardo Amorini si occupa di distribuzione e marketing per la Fandango, il documentarista e regista Daniele Segre è docente al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Tre anche i componenti della giuria per i Cortometraggi: Lene Thomsen Andino, coordinatrice del Mix Copenhagen LesbianGayBiTrans, il brasiliano Joao Federici fondatore della csa di produzione Ideias & Ideais, e il regista Max Croci, vincitore del Nastro d’Argento con «Volevo sapere sull’amore».

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Gli svedesi lo fanno meglio

FABIO BO

«Four more years», il film che apre il Festival, racconta una storia di sesso e politica, però con garbo ed eleganza

Il film Due immagini di «Four More Years» della svedese Tova MagnussonNorling. Qui accanto Noemi

Il compromesso storico può funzionare sotto le lenzuola? La democrazia parlamentare vale anche in amore?

Il film che inaugura il Festival non potrebbe essere più attuale: si parla, infatti, di sesso e politica ma senza ostentazioni, morbosità, gossip, scandali. Sarà che «Four More Years» arriva dalla Svezia e dunque da un Paese considerato, e non da oggi, un esempio di limpidezza istituzionale ma anche di estrema libertà nei costumi. E poi i toni scelti dalla regista Tova Magnusson-Norling sono quelli della commedia, dove gli equivoci e le situazioni impreviste sono affrontati con leggerezza, i dialoghi scritti con arguzia, i personaggi simpatici e di bell’aspetto.

Quando il quarantenne David, leader del partito liberale che ha appena perso le elezioni, sposato a una bella moglie, si sente, quasi suo malgrado, attratto da un suo collega della fazione opposta, l’affascinante (e apertamente gay) Martin, segretario dell’attuale Primo ministro socialdemocratico, il problema che si trova ad affrontare è più squisitamente politico che, per così dire, erotico. Certo la propria omosessualità con la quale si trova a fare i conti scatena in lui dilemmi non facili da dirimere: la carriera, il matrimonio, il partito, i genitori religiosissimi. Ma la sua preoccupazione principale (e lo spunto dal quale il film trae linfa per i suoi momenti più brillanti) riguarda l’ambito ideologico più che l’intimità: l’amore per un uomo di sinistra può suscitare un conflitto d’interessi (e uno scandalo) molto più complicati da gestire che una questione di cuore tra maschietti.

David dovrà affrontare un doppio coming out e, soprattutto, conciliare la sua vita pubblica con quella privata; lo farà egregiamente grazie all’aiuto dell’innamoratissimo Martin e – sorpresa! – anche della moglie.

Dalla Camera dei deputati alla camera da letto: «Four More Years» scherza con la politica e la sessualità con disinvoltura ed eleganza anche grazie ai suoi due attori, Bjorn Kjellman ed Eric Ericsson, che si calano nella parte con un candore romantico e molto naturale. D’altra parte la regista, oltre a ritagliarsi il ruolo della disincantata moglie di David, allestisce una commedia che s’ispira (esplicitamente) a Lubitsch e a Wilder, una storia che potremmo definire post-gay che va oltre (ma proprio oltre) qualsiasi stereotipo e un happyend nel quale l’amore trionfa alla grande e la politica, una volta tanto, soccombe.

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LE FESTE

I locali dove andare a ballare dopo i film All’Azucar Cafè c’è “Baciami stupida”

Come sempre ampio il cartellone delle feste con cui concludere le serate di «Da Sodoma a Hollywood».

Nel programma tuttora in continua evoluzione spicca sabato 30 aprile all’Azucar Cafè al Cortile del Maglio, via Andreis 18, il «Baciami Stüpida Party – Speciale 26° Torino Glbt Film Festival». S’inizia alle 22 con Cristiana Alicata che presenta il suo nuovo romanzo «Verrai a trovarmi d’inverno» edito da Hacca; intervengono Silvia Garbarino de «La Stampa» e Giustina Iannelli, giornalista. Alle 23 appuntamento con il party: si balla sulle proposte musicali del dj. King Bob, ospite dalla serata Beatrix mentre come vj è attesa Anna Olmo. La festa si protrae sino alle 4 del mattino di domenica 1 maggio.

Tre le feste previste la sera di venerdì 29 aprile, secondo giorno di Festival: si svolgono al Caffè Progresso, con aperitivo a partire dalle 20 per «Bears & Friends» nel locale di corso San Maurizio 69, al Cafè Liber (corso Vercelli 2) con «Liber e Lelle» con inizio alle 23, al Centralino (via Delle Rosino 16) per «Bananamia» con dj. Superpippo e McMary J. Biagio al mixer.

Domenica 1 maggio si balla dalle 19,30 nell’appuntamento «Queever» a La Gare di via Sacchi 65 con Ricky Martini dj.

Queste feste non sono organizzate dal Festival ma dagli stessi locali.

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L’ospite

IL CINEMA E’ COME LA MUSICA LIBERATORIO E PIENO DI PASSIONE

DI NOEMI

Il cinema è una delle mie grandi passioni, capace di veicolare i sentimenti e le idee più disparate, come la musica, immediato ed irresistibile, in grado di annullare distanze e differenze se trainato da una grande passione. Lo spirito con cui ho accettato l’invito al Festival è proprio questo: la passione. Quando salgo sul palco lo faccio sempre come se fosse l’ultima volta, ho un grande rispetto per chi mi segue e ci tengo a dare tutta me stessa a chi mi ascolta.

Come la musica, che per me è una forma di espressione molto naturale, riesco a tirare fuori le mie energie, i miei pensieri, e buttarli fuori è molto liberatorio. Nelle mie canzoni, che le scriva io o no, c’è sempre un pezzo di me, trovo che sia importante per arrivare a chi ti ascolta in maniera diretta. Per me è quasi una terapia!

Sarò all’inaugurazione del Torino Glbt Film Festival perché quando penso alle persone che mi ascoltano non mi capita mai di dividerle per categorie. Vedo solo degli esseri umani che mi capiscono e con cui sono in empatia, a prescindere dai loro gusti sessuali, mi sembrerebbe anacronistico. Alla fine sono delle differenze superate da un pezzo!

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dal sito del Festival

Torino 28 aprile – UCI Cinemas Lingottto
29 aprile – 4 maggio 2011 Multisala Cinema Massimo

TUTTO IL FESTIVAL IN SINTESI:

Il 26° Torino GLBT Film Festival, diretto da Giovanni Minerba, si svolge nell’ambito di Esperienza Italia 150 dal 29 aprile al 4 maggio 2011 nella Multisala Cinema Massimo, nel cuore della cittadella torinese del cinema, ai piedi della Mole Antonelliana e del Museo Nazionale del Cinema: dunque un ritorno al passato, negli spazi e nelle sale dove è cresciuto e si è affermato affacciandosi alla ribalta internazionale. L’evento speciale di inaugurazione del Festival si tiene presso l’UCI Cinemas Lingotto la sera di giovedì 28 aprile.

L’immagine guida e il video-trailer sono opera di Massimo Fenati, creatore della celebre coppia di pinguini gay Gus&Waldo, le cui avventure sono state pubblicate in tutto il mondo. Il progetto è una rappresentazione originale e anticonformista dell’arcobaleno gay, delle sue sfaccettature e delle sue diversità, ma anche di una grande festa del cinema, di un evento popolare che coinvolge l’intera città.

Ospite della cerimonia di apertura è Noemi. Dopo L’amore si odia, una canzone destinata a lasciare il segno, grazie anche alla collaborazione con Fiorella Mannoia con la quale ha dato vita a uno straordinario duetto, il suo nuovo album RossoNoemi – il cui primo singolo Vuoto a perdere è stato scritto da Vasco Rossi e Gaetano Curreri – è tra i grandi successi discografici del momento.

FILM D’APERTURA

Preceduto dal divertente cortometraggio animato Au Commencement di Laurent Leprince, il film di apertura della 26ª edizione è Four More Years della svedese Tova Magnusson-Norling, una commedia degli equivoci sullo sfondo di temi di grande attualità come sesso e politica. La storia è quella di David, leader politico del partito liberale, sconfitto alle recenti elezioni, sposato con una bella donna (interpretata dalla stessa regista), attratto da un suo collega della fazione opposta. Dalla Camera dei deputati alla camera da letto: Four More Years scherza sulla politica e la sessualità con disinvoltura ed eleganza anche grazie ai suoi due attori, Bjorn Kjellman (presente a Torino) ed Eric Ericsson, che si calano nella parte con un candore romantico e molto naturale. Una storia che si potrebbe definire post-gay e che va decisamente oltre qualsiasi stereotipo con un happy-end nel quale l’amore trionfa alla grande e la politica, una volta tanto, soccombe.

PREMIO ALLA CARRIERA

Il Premio Dorian Gray, istituito nel 2010 in occasione del venticinquennale del Festival, è stato assegnato lo scorso anno a James Ivory.
Per questa edizione è stato attribuito al Maestro Lindsay Kemp, l’artista poliedrico (ballerino, mimo, attore, coreografo, insegnante) che ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo a partire dagli anni Settanta con il suo celeberrimo Flowers e ha partecipato a diversi film tra i quali Sebastiane e Jubilee di Derek Jarman, Valentino e Messia Selvaggio di Ken Russell, Velvet Goldmine di Todd Haynes. Un grande rivisitatore e innovatore dell’estetica camp.

LE GIURIE

Come ogni anno il Festival propone tre sezioni competitive (Concorso Lungometraggi, Concorso Documentari, Concorso Cortometraggi), sottoposte al giudizio di tre giurie internazionali. Per il Concorso Lungometraggi assegneranno il Premio Ottavio Mai: i registi Pratibha Parmar, Carmine Amoroso e Mehdi Ben Attia, la giornalista Maria Pia Fusco e lo scrittore Gianni Farinetti. Per il Concorso Documentari: il regista Daniele Segre, gli operatori culturali Henrik Neumann e Riccardo Amorini. Per il Concorso Cortometraggi: la programmer danese Lene Thomsen Andino, il produttore João Federici e il regista Max Croci. Saranno inoltre attribuiti, comeda tradizione, anche i premi del pubblico.

Carmine Amoroso, Mehdi Ben Attia, Gianni Farinetti

I FILM

Sono oltre 120 i film programmati in rappresentanza di 35 paesi. Come è ormai consuetudine, spetta agli StatiUniti il record dei titoli presenti (26) di cui due nel Concorso Lungometraggi e due in quello dei Documentari. Folta anche la rappresentanza tra gli europei (9 film tedeschi, 7 francesi, 7 britannici, 6 spagnoli). Ma la vera novità è costituita da una significativa pattuglia di opere italiane come non succedeva da tempo, ben 12. Tra queste, nel Concorso Documentari 365 without 377 di Adele Tulli (prodotto da Ivan Cotroneo), in quello dei Cortometraggi, [email protected] di Sigfrido Giammona; mentre nella sezione Binari Lungometraggi l’anteprima del giovane autore torinese Roberto Cuzzillo Camminando verso e quella assoluta all’interno del Focus Iran, Nodo alla gola (Angels on Death Row di Rocco Bernini e Alessandro Golinelli) alla cui realizzazione ha collaborato lo stesso Festival. Anche la nuova sezione Vintage, in occasione dei 150 anni dell’unità Italia, è dedicata al cinema italiano. Dal continente asiatico, infine, arrivano 12 film (tra i quali per la prima volta uno dal Nepal) e dal centro-sud America, 16 di cui la parte del leone spetta ai brasiliani (ben 7). Tra i lungometraggi (in concorso) da segnalare Insects in the Backyard diretto (e interpretato) dalla thailandese Tanwarin Sukkhapisit: è la prima volta che una regista transessuale gareggia per il Premio Ottavio Mai.

Una scena di “Insects in the Backyard”

Sempre nel concorso lunghi il film Tomboy della francese Céline Sciamma che è stato acquistato per la distribuzione italiana dalla Teodora Film. Tra i Binari Documentari un occhio di riguardo è riservato all’americano Stonewall Uprising di Kate Davis e David Heilbroner, che sarà presentato in sala dal nipote di Harvey Milk, Stuart Milk, ospite in Italia grazie a Equality Italia, rete sui diritti civili. Stuart Milk, consigliere di Barack Obama, è il Presidente della Fondazione dedicata allo zio Harvey, politico statunitense negli anni ‘70, militante del movimento di liberazione omosessuale e primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay. Altro film da segnalare è Fit, scritto, diretto e interpretato da Rikki Beadle-Blair, già regista della celebre serie-tv Metrosexuality. Il film è stato prodotto da Stonewall, organizzazione inglese a favore dei diritti gay, e sponsorizzato dalla Adidas, per promuovere nelle scuole l’educazione contro il bullismo omofobico.

Stuart Milk

Tra le celebrità ricordiamo, inoltre, la presenza di due corti, presentati in anteprima, diretti da James Franco (The Clerk’s Tale e Masculinity & Me); Marina Vlady, la nota attrice francese, musa di Godard e di Hossein, è l’interprete di Quelque jours de repit di Amor Hakkar (Focus: Iran, nodo alla gola); Sandra Ceccarelli e Francesca Inaudi sono le protagoniste di Il richiamo di Stefano Pasetto (Binari Lunghi) in uscita nelle sale il 6 maggio; Chaz Bono, la figlia lesbica di Sonny&Cher che recentemente ha deciso di diventare uomo, si racconta nel documentario Becoming Chaz di Fenton Bailey e Randy Barbato (Concorso Documentari).

Chaz Bono tra i registi Fenton Bailey e Randy Barbato

FOCUS

Omofobia: l’odio mangia l’anima. Così era intitolato lo scorso anno il Focus dedicato all’omofobia. E (purtroppo) anche in questa edizione (numerosissimi i film inviati per la selezione sull’argomento) si è costretti a insistere, a ribadire il concetto, a denunciare le offese e le minacce perpetuate ai danni dei gay, segnalando alcune situazioni limite, in Occidente come in Oriente, a nord e a sud del mondo.

Il secondo Focus Iran, nodo alla gola è una testimonianza e un atto d’accusa nei confronti del regime di Ahmadinejad e s’inaugura con l’anteprima assoluta del documentario Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s Case di Alessandro Golinelli e Rocco Bernini, una testimonianza sulla pena di morte in Iran a partire dal caso di Ebrahim Hamidi, il ragazzo 21enne condannato a morte per presunta omosessualità. Il film, girato in lingua inglese, è stato realizzato con la collaborazione dello stesso Torino GLBT Film Festival. Tra gli altri titoli della sezione, che comprende film, documentari e corti, anche il franco-algerino Quelque jours de repit di Amor Hakkar proveniente dal Sundance Film Festival 2011.

L’ultimo Focus Think Pink! Non solo moda getta uno sguardo sul mondo della moda e sul suo glamour, sugli stilisti che hanno segnato un’epoca e influenzato il costume. Sarà ospite del Festival la divina Veruschka, la prima top model a essere riconosciuta tale, “la donna più bella del mondo” secondo il grande fotografo Richard Avedon. Verrà presentato in suo onore il film Veruschka diretto da Paul Morrissey e Bernd Böhm con la sceneggiatura scritta dalla stessa protagonista: un documentario d’autore sulla modella-contessa dalla vita leggendaria e che in Italia divenne un simbolo grazie anche a Emilio Pucci, che ne fece l’icona del look optical.

Veruschka

MIDNIGHT MADNESS

Sarà Dario Argento il padrino delle tre notti di Midnight Madness. La sezione – inaugurata lo scorso anno – è un appuntamento con il cinema di genere, ed è nata dall’esigenza di dare visibilità a film che, di solito, trovano poco spazio all’interno delle programmazioni festivaliere: un omaggio al cinema bizzarro, estremo, assurdo, kitsch – letto naturalmente in chiave gay. Tra i titoli The Craving, in anteprima mondiale, della regista Val Castro, iglia artistica dello stesso Argento.

Scena dal film “The Craving”

OPEN EYES

Accanto alle abituali sezioni in concorso e fuori concorso, si affianca la sezione di approfondimento, Open Eyes.
Per l’edizione di quest’anno l’omaggio si intitola Lesbian Romance: eros, happy-end e un pizzico di humour. Una serie di titoli che raccontano l’eterna lotta per il trionfo dell’amore, violente passioni, struggimenti, tenerezze: un affascinante viaggio (spesso esotico) e a lieto fine nel desiderio lesbico. Ospite del Festival sarà la scrittrice e regista Shamim Sarif, inglese di origine indiana ma cresciuta in Sudafrica, che presenta i suoi due film The World Unseen e I Can’t Think Straight.

La regista Shamim Sarif

TEMI

La linea maestra è sempre l’amore, il romanticismo, ma anche la riflessione sul passato. Tra i temi emergenti quello dell’identità sessuale (e del pansessualismo) legato ai primi turbamenti nella giovane età (è il caso di Tomboy). La condizione degli anziani e la memoria storica riguardano molte pellicole, disseminate in tutte le sezioni, da Gen Silent a Stonewall Uprising, da We Were Here a 80 egunean. Il transgender ma anche l’affermarsi dell’intersex è un argomento sempre più presente (Blattangelus, Insects in the Backyard, Romeos, Becoming Chaz). Oltre naturalmente ai temi classici come il coming out (sempre meno presente, sempre meno traumatico), l’amicizia, la famiglia, il desiderio. Da segnalare un nutrito numero di opere che, in un modo o nell’altro, legano in maniera più duttile e meno problematica il mondo omosessuale a quello eterosessuale.

Una scena dal film “Romeos”

VINTAGE: ITALIA 150, IL NOSTRO RISORGIMENTO

La nuova sezione Vintage prende vita a partire da questa edizione e, di anno in anno, presenterà film di culto del passato dimenticati o da riscoprire. Quest’anno è dedicata interamente all’Italia. A modo nostro, per celebrare l’Unità d’Italia.

Vintage: Italia 150, il nostro Risorgimento presenta dieci titoli dagli anni Cinquanta ai giorni nostri che ripercorrono le tematiche dell’omosessualità in rapporto all’evoluzione del costume e al momento storico: dalle opere chiave dei Maestri del cinema (Senso di Luchino Visconti, Salò di Pier Paolo Pasolini, Il conformista di Bernardo Bertolucci) a piccoli film recuperati e che da tempo non si vedono (Bionda fragola di Mino Bellei, Quam Mirabilis di Alberto Rondalli, Quartetto Basileus di Fabio Carpi e Vite di ballatoio di Daniele Segre). A rappresentare i giorni nostri è stato scelto Mirna di Corso Salani, ultimo film del regista prematuramente scomparso.

FUORI PROGRAMMA: FUORI!

In anteprima nazionale (2 maggio, ore 19) il Festival presenta Fuori! Storia del primo movimento di liberazione omosessuale in Italia (1971-2011), documentario realizzato dalla Fondazione che porta il nome dell’omonima associazione che diede vita al primo movimento italiano di liberazione omosessuale. In sala, a presentare il film e il progetto, Enzo Cucco, leader del movimento GLBT italiano.

A QUALCUNO PIACE LIBRO

A qualcuno piace libro, l’appuntamento con la letteratura – curato da Gerry Ferrara e Piero Valetto – torna a partire dal 29 aprile alla libreria Coop. Saranno come di consueto presentati titoli inediti, di grande prestigio, alcuni dei quali scritti da autori al loro esordio. Tra i titoli: In nessun paese (Piemme) di Ivan Scalfarotto; Evviva la neve (Mondatori) di Delia Vaccarello; Quando eravamo froci (Il Saggiatore) di Andrea Pini; Vestire Degenere (Donzelli) di Alessandra Castellani; Felici e Maledetti (Zona) di Bruno Casini; Kiss Face (Lineadaria) di Giorgio Ghibaudo; Puro amore (Infinito) di Daniela Tazzioli; Non ci lasceremo mai (Lantana) di Federica Tuzi; Il Libro dell’Amore di Gus & Waldo di Massimo Fenati (Tea). Accanto a questi appuntamenti un particolare evento, Apericena con l’autore, domenica 1 maggio ore 19,00 al BlahBlah di via Po, durante il quale Lorenza Foschini presenta, in anteprima al pubblico torinese, Il cappotto di Proust edito da Mondadori.

Torino GLBT Film Festival “Da Sodoma a Hollywood” nasce nel 1986 ed è diretto da Giovanni Minerba. Dal 2005 è gestito e amministrato dal Museo Nazionale del Cinema.


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