Quarta giornata al Florence Queer Festival

Intervista al regista militante Ramin Goudarzi Nejad, autore di “Cul de Sac”, un film che denuncia il difficile esilio degli omosessuali iraniani (o di qualsiasi altro paese omofobo).

Nostra intervista al regista Ramin Goudarzi Nejad autore di Cul de Sac (UK,2010) film che racconta la vicenda reale di Kiana Firouz, una studentessa lesbica iraniana costretta a fuggire in Inghilterra, dopo che le autorità erano venute a conoscenza che stava girando un documentario sull’omosessualità. Traduce Fabrizio Ungaro.

Domanda – Ci chiediamo se Cul de Sac ha ricevuto in qualche modo solidarietà nella vasta comunità iraniana in Inghilterra.
Ramin Goudarzi Nejad – Tengo a precisare che Cul de Sac non è semplicemente un documentario ma un docu-dramma, quindi ci sono anche alcuni elementi di finzione narrativa che vanno a completare i fatti reali. Per quanto riguarda il coinvolgimento della comunità iraniana in Gran Bretagna, voglio precisare che noi non volevamo indirizzarci direttamente alla comunità iraniana, ma piuttosto volevamo richiamare l’attenzione del governo inglese e degli altri governi democratici, soprattutto quelli che nel 1951 hanno firmato la Convenzione di Ginevra, per quanto riguarda il Diritto di Asilo. Cul de Sac tratta nello specifico della condizione degli omosessuali e delle lesbiche iraniani, e in particolare racconta la storia di una ragazza iraniana lesbica, ma ovviamente non si tratta solo di un problema iraniano, e il discorso può essere esteso a tutti quei paesi dove sono al governo regimi non democratici che a vari livelli perseguono l’omosessualità.

Domanda – In Cul de Sac compaiono delle poesie, ci chiediamo se siano state scritte di pugno dalla protagonista Kiana.
Ramin Goudarzi Nejad – No, le poesie sono state scritte quasi tutte dalla co-regista e co-protagonista Mahshad Torkan e io ho fatto qualche piccola modifica. C’è anche una poesia scritta da Kiana (I’m in love again). Abbiamo voluto utilizzare anche la poesia oltre che l’immagine per sottolineare gli stati d’animo e dare ancora più forza al soggetto. Come regista credo che in alcuni casi, come quello che abbiamo visto, la vita di una persona omosessuale possa essere raccontata come una poesia triste.

Domanda – In ‘Cul de Sac’ Kiana ha una storia di amore con una ragazza inglese, questa storia a un certo punto s’interrompe. E’ una storia reale o è finzione narrativa, che cosa in realtà è successo?
Ramin Goudarzi Nejad – La storia narrata è vera, quella vista sullo schermo era la vera compagna di Kiana che è stata molto presente nel supportare Kiana nella richiesta di asilo. Puntare però solo sulla loro storia poteva essere controproducente perché essendoci in Gran Bretagna un gran numero di richiedenti asilo da paesi islamici perché perseguitati nel paese di origine, le autorità inglesi tendono in molti casi a voler dimostrare che non si tratta di persone omosessuali, ma che si spacciano per omosessuali e che inscenano una finta relazione gay solo per avere i documenti. Ad un certo punto abbiamo trovato strategico che la fidanzata si sfilasse dalla storia, e diversamente dall’inizio del film dove l’accento era più centrato sulla storia sentimentale, ci siamo focalizzati più sull’aspetto delle difficoltà incontrate dai richiedenti asilo.

Domanda. Quali sono gli elementi di finzione e quali quelli di realtà presenti nel film. Quali personaggi del film sono veri e quali interpretati da un attore ?
Ramin Goudarzi Nejad – Praticamente il cento per cento di quello che è narrato in Cul del Sac è quello che è successo, soprattutto per quanto riguarda le vicende della vita di Kiana, la sua vita privata e le difficoltà che ha vissuto. L’elemento di finzione, non perché non sia vero, ma perché è stato intrecciato alla storia di Kiana, è la vicenda di Mirian, l’amica di Kiana che fugge dall’Iran e muore nell’attraversamento della Manica. Questa è una delle tante storie vere che sono successe, come è vero che molti espatriati cercano di aiutare chi stà cercando di raggiungere la Gran Bretagna. Quindi la vicenda è reale e tutti gli attori interpretano se stessi, Mashad fa davvero la giornalista, Kiana è la vera Kiana, l’avvocato è un vero avvocato .

Domanda – Ci chiediamo se Cul de Sac abbia avuto una qualche risonanza in Iran e se abbia innescato una qualche reazione positiva, se avete avuto dei feedback dall’Iran.
Ramin Goudarzi Nejad – Che il film arrivi in alcun modo in Iran è assolutamente escluso, in Iran anche una storia di amore eterosessuale non ha possibilità di circolare, ma non era questo il nostro intento. Le persone omosessuali non hanno alcuna possibilità di vivere liberamente in Iran e non hanno alcuna voce, nessuno li ascolta e per questo motivo a migliaia cercano di lasciare il paese. Però una volta raggiunto il libero occidente continuano a non avere alcuna voce, perché devono provare, tra mille difficoltà di essere veramente gay e lesbiche, e sappiamo che non è una cosa facile da provare. E così spesso non sono creduti, vengono abbandonati e rispediti nel paese di origine. Lo scopo di questo film è quello di pungolare l’opinione pubblica , di far crescere il livello di informazione, di consapevolezza su quanto succede, affinchè i Paesi firmatari della Convenzione di Ginevra si attivino con una qualche forma di ombrello protettivo per queste persone, perché altrimenti ci troviamo in una situazione senza uscita, come dice il titolo Cul de Sac. Nel momento in cui viene negato il visto, il rischio è quello di essere rispediti in Iran e questo equivale ad una condanna a morte. Quindi questo film è più rivolto agli occidentali che non al regime iraniano, per il quale non c’è alcuna possibilità al momento che possa cambiare.

Domanda – Avete già in programma un nuovo progetto, che in qualche modo continui il discorso iniziato in Cul de Sac, oppure le difficoltà che avete incontrato sono state tali da farvi dedicare a progetti diversi ?
Ramin Goudarzi Nejad – Sono stato il primo cineasta iraniano a occuparmi della condizione degli omosessuali in Iran, pur facendolo dalla Gran Bretagna. I miei ultimi due lavori, il primo era del 2007, si sono occupati della condizione delle donne lesbiche iraniane. Come regista ho deciso di lavorare, da sempre e anche in futuro, su soggetti che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di essere raccontati da altri. La mia missione è di dare voce a chi non ce l’ha ed è quindi molto probabile che tornerò ad occuparmi nei prossimi anni di omosessualità in Iran.
Questo film non ha ricevuto alcun tipo di finanziamento, né pubblico né privato, né governativo né da parte di NGO, ed è invece fondamentale trovare dei finanziamenti, affinché questi progetti possano essere realizzati. Al momento Cul de Sac non ha trovato alcuna distribuzione, perché l’argomento è molto spinoso e i potenziali distributori stanno spesso molto attenti a quelle che possono essere le conseguenze nel distribuire progetti con certi contenuti. Quindi al momento tutto il costo del film è stato auto-finanziato.

La quarta giornata del Florence Queer Film Festival è iniziata con la replica del bellissimo film Ander. Quindi è stata la volta del documentario “Topp Twins: The Untouchable Girls” di Leanne Pooley (Nuova Zelanda, 2009). Le gemelle Jools e LyndaTopp sono due cantanti di musica country e attrici comiche di mezza età, dichiaratamente lesbiche , popolarissime nel loro paese, la Nuova Zelanda. Nate in una fattoria e grandi amanti degli animali, soprattutto dei cavalli, con un fratello anch’egli gay, già da ragazze hanno coniugato la loro attività di cantanti e di comiche con l’impegno civile per la pace, contro il nucleare, a favore dei diritti per la minoranza Maori e per l’abolizione della legge che puniva in Nuova Zelanda il sesso tra adulti maschi consenzienti. Le due sorelle vivono in una grande fattoria, insieme alle loro compagne. Il loro innato talento comico le ha rese molto popolari anche tra quei Neozelandesi che non condividevano il loro impegno politico. Una vera forza della natura.

Il primo film della serata è stato The Owls(Le civette), film molto amato dalle ragazze, della celebre regista di colore Cheryl Dunye (The Watermelon Woman) racconta di un omicidio accidentale avvenuto durante una festa a base di alcol e cocaina in una lussuosa villa con piscina di West Hollywood dove si ritrovano due coppie di lesbiche di mezza età che dieci anni prima erano state famose con il loro gruppo rock The Screech. L’incidente viene tenuto nascosto ma l’arrivo inaspettato di uno sconosciuto, dal sesso indefinito, fa precipitare le cose. Il film, all’apparenza un giallo, è in realtà quasi una performance di video arte che ha per oggetto il passaggio del tempo che corrompe tutte le cose.

In seconda serata è stato trasmesso “Plan B” (Argentina, 2009) del regista esordiente argentino Marco Berger. Presente in sala il distributore Cosimo Santoro (Queer Frame). Piccola storia basso budget, molto divertente, anche se forse un po’ lenta, ambientata in una Buenos Aires povera e disordinata, come il protagonista del film, Bruno, che continua ad avere rapporti sessuali con la sua ex ragazza, che però ora stà con un altro, Pablo. Volendo riprendersi la ragazza tutta per se, Bruno si fa venire un’idea geniale. Diventa amico di Pablo e a poco a poco lo corteggia per mettere in crisi le sue sicurezze riguardo alla sua identità sessuale. Bruno aggancia Pablo in palestra, i due iniziano a frequentarsi e sempre più spesso uno dorme a casa dell’altro. Bruno è fisicamente molto bello e il regista ce lo mostra più volte, con inquadrature curiose, in mutandine steso sul letto a riposarsi con l’amico. Il piano ha talmente successo che non solo Pablo lascia la sua ragazza ma, a quel punto, la poverina non interessa più neanche a Bruno. A chiusura della serata è stata trasmessa, a grande richiesta, la replica del documentario “Fish out of Water”. (Testo e foto di R. Mariella, video di A. Schiavone)

Alcune immagini della giornata:

Fabrizio Ungaro e Ramin Goudarzi Nejdar Fabrizio Ungaro e Ramin Goudarzi Nejdar
Ramin Goudarzi Nejdar Mashad Torkan
Bruno Casini e Brian Keane Bruno Casini e Brian Keane
Bruno Casini e Giovanni Minerba (ToGay) Bruno Casini, Fabrizio Ungaro, Silvia Minelli e Brian Keane
Fabrizio Ungaro, Antonio Schiavone e Bruno Casini Fabrizio Ungaro, Roberto Mariella e Bruno Casini
Roberta Vannucci e Bruno Casini Fabrizio Ungaro e Bruno Casini

Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.