UN SEMINARIO SULLA SCUOLA AL TOGAY 2008

Organizzata da vari enti una giornata su omosessualità e scuola nell’ambito del festival gay torinese. I primi titoli del concorso. Le foto della giornata.

La seconda giornata del Festival è iniziata con la proiezione di “It’s Still Elementary” a cui è seguito un workshop dal titolo “Incontro di scambio ed approfondimento sulle tematiche legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere nelle scuole” organizzato da: Festival GLBT, Museo del Cinema, Servizi Pari Opportunità di Comune e Provincia e Coord. Torino Pride. Il film è stato introdotto dal direttore Minerba, che si è detto compiaciuto dell’ampia partecipazione di pubblico, e dalla regista Debra Chasnoff che ha spiegato le motivazioni che l’hanno portata a ritornare sul suo primo film, “It’s Elementary”, ripercorrendone le vicissitudini sia durante la lavorazione che negli anni successivi.

L’originalità del film consiste infatti nel presentarci con interviste e dichiarazioni i protagonisti del documentario “It’s Elementary” dieci anni dopo. Il documentario ci racconta anche come è stato accolto ed utilizzato il film originale in questi 10 anni, con le difficoltà e gli ostracismi incontrati in ambienti scolastici conservatori dove veniva accusato di essere uno strumento di propaganda per allevare nuove leve di partners gay da immettere nel giro degli omosessuali. Viene sottolineata anche la grande difficoltà incontrata quando si pensò di trasmettere il documentario su canali televisivi scatenando una levata di scudi da parte delle associazioni religiose. Tra il pubblico era presente il regista Claudio Cipelletti, autore del documentario Nessuno uguale. Adolescenti e omosessualità” (1998) che in Italia ha svolto la stessa funzione di “It’s Elementary”. Minerba nella presentazione ha ricordato che Cipelletti sta ora lavorando per un nuovo documentario sul tema dei genitori omosessuali.

Nel pomeriggio abbiamo assistito al primo gruppo di cortometraggi in concorso, molti dei quali sul tema dell’adolescenza e del primo amore omosessuale. Deludente “Siempre Juntos” (15′) di Claudio Sodi Zapata, un giovane e carinissimo messicano che nella presentazione della sua opera ci aveva fatto sperare in qualcosa di meglio. Il film ci racconta le conseguenze tragiche (troppo) della fine di una storia. (Voto: 5)

“Im Fluss” (5′) di Cecilia Barriga e Claudia Lorenz ha invece il coraggio di confrontarsi con la decadenza fisica dovuta all’avanzare dell’età e l’impeto del sentimento amoroso che rimane sempre altissimo nella relazione delle due anziane protagoniste. Voto 7½

“Katon Fugue” (10′) di Boo Junfeng, opera forse un po’ pretenziosa e cerebrale che ci mostra il disappunto di un figlio segretamente gay causato dall’invadenza di una madre preoccupata. (Voto 6)

“Nakedyouth” (10′) di Kojiro Shishido, un cartone figurativamente splendido (spesso vedendolo ci si dimentica di stare guardando un’animazione) che ci racconta il difficile coming out di un giovane studente innamorato del suo migliore amico. Voto 7

“En el cielo como en la tierra” (20) di Natalia Lopez è un piccolo film che affronta le problematiche di ragazzini abbandonati a se stessi da famiglie povere e disgregate. L’amicizia e la nascita di nuovi sentimenti sono gli unici bagliori di speranza. Voto 8

“Donkeygirl” (14′) di Ties Schenk è un bellissimo corto sull’amore che sboccia tra una ragazzina araba che si sposta a dorso di un asino e la coetanea olandese con motorino e passione per la pesca. Lo scambio dei due mezzi di locomozione sarà l’occasione per l’avvicinamento sentimentale delle due fanciulle. Voto 7½

“Sexy Thing” (14′) di Denie Pentecost ci mostra con crudezza e tragicità la distruzione di un nucleo famigliare causata dalle avance del padre verso la giovanissima figlia, difesa dalla sua migliore amica. Voto 7

“En Liten Tiger” (29′) di Anna-Carin Andersson, forse il corto più accattivante della giornata, è una piccola commedia su una famiglia composta da due madri e un ragazzino alle prese con un vicinato curioso e critico. I temi della diversità, dell’integrazione e dell’accettazione sono presentati in modo originale e divertente. Voto 7½

“Fairytale of Kathmandu” di Neasa Ni Chianain è il primo documentario in concorso. Un’opera coinvolgente ma controversa che provoca le più contrastate reazioni del pubblico come ha dimostrato anche l’intenso dibattito con la regista e la montatrice Una Ni Dhonghaile che è seguito alla proiezione film. Occorre subito dire che il film è molto bello e interessante, soprattutto per l’intrigante storia che racconta e anche per il modo con cui viene presentata, anche se da molti giudicato troppo ambiguo. Il film si presenta come un’indagine sul poeta irlandese cinquantenne Cathal, molto conosciuto ed apprezzato in patria, amante del Nepal dove si reca spesso e dove coltiva una nutrita serie di amicizie con ragazzi minorenni. La regista, con questo film si pone l’obiettivo di scoprire la natura di queste amicizie, cosa significhino per il poeta e per i ragazzi, cioè che tipo di coinvolgimento sessuale e sentimentale nascondano.
Alla fine della proiezione la regista e la montatrice hanno risposto a diverse domande degli spettatori. Per brevità riassumiamo solo alcune delle risposte date dalle autrici:
“Il fatto che rende diversa questa storia dalle altre d’abuso sui minori è che qui il poeta si presenta come un benefattore che vuole aiutare giovani ad istruirsi, mentre in realtà potrebbe trattrasi di sfruttamento.
Prima di montare il film ci siamo chieste se questo film fosse necessario, se ci fosse una “storia” da raccontare. Ci siamo accorte che il centro della questione era che molti dei ragazzi non erano ancora maggiorenni (17 anni in Nepal), se si fosse trattato di maggiorenni non ci sarebbe stato nulla da dire, si sarebbe trattato di un’azione di beneficenza, mentre questi ragazzi si sentono confusi, feriti e non amano questa persona. Non è solo confusione legata al proprio orientamento sessuale, a volte questi ragazzi provano dei sentimenti veri e profondi per Chatal e s’innamorano di lui, ma entrano in crisi quando si sentono messi da parte magari per un ragazzo più giovane.
Se le organizzazioni Internazionali che si occupano dei diritti dei minori non si fossero preoccupate per questo caso, non avremmo ritenuto che ci fosse una storia da raccontare.”

Alla domanda se questi rapporti del poeta coi giovani nepalesi potessero essere stati d’aiuto ad eventuali omosessuali, la regista ha risposto che: “Abbiamo messo insieme circa 300 ore di girato durante due viaggi successivi in Nepal, in tutto questo materiale conteneva la storia di un ragazzo che c’era stato presentato come il fidanzato del poeta, ma che la famiglia stava per fare sposare. Non c’è stato possibile integrare questa storia nel film, quando siamo rientrate dal viaggio il ragazzo era già sposato ed è quello che vediamo nel film lavorare in gioielleria”.
“Quando abbiamo visionato il materiale, ci siamo poste il problema di come rappresentare Cathal: avremmo potuto cominciare dalla fine mettendo la confessione all’inizio, ma questo lo avrebbe presentato subito in maniera negativa. Oppure presentare gli eventi in maniera cronologica, come abbiamo scelto di fare, cominciando da quando i ragazzi sono felici e si trovano bene fino a quando iniziano a capire di essere stati sfruttati e violati nella loro intimità. Ho chiesto a Cathal se sapeva se questi ragazzi erano omosessuali e mi ha risposto che non lo sapeva.”
Voto 8

“A Outra Margem” di Luis Filipe Rocha ha aperto molto onorevolmente il concorso lungometraggi, ottenendo un applauso di quasi 10 minuti alla fine della proiezione. Il regista ha introdotto il film con queste parole:“Ho gia diretto dieci film e non ne ho uno preferito, però l’ultimo, essendo quello più recente, rappresenta per me un caso speciale. Ciò che mi piace nel fare i film è che mi aiuta a capire cose distanti da me e ad impararne di nuove, quando ho terminato un film mi sento un po’ diverso da come ero in principio. La possibilità, girando un film, di mantenere la semplicità e l’umiltà di fronte alle cose del mondo offre la possibilità di continuare a crescere; ciò che mi ha dato questo film è la sensazione di essere cresciuto.”
Il film è coinvolgente e si caratterizza per il fatto di presentarci un microcosmo famigliare positivo e pieno di buoni sentimenti nonostante sia composto da un padre omofobo, un gay reduce da un tentativo di suicidio mancato e una madre single con figlio down.
Riportiamo alcune risposte date dal regista alla fine del film. Alla domanda sulla genesi di questo film Rocha ha risposto: “ero in un momento terribile della mia vita. Dopo la morte del mio migliore amico, a cui il film è dedicato, ero io stesso in depressione. Sono fuggito dal Portogallo e ho iniziato a scrivere il film per combattere il dolore e ricominciare a vivere. Quando ho capito che stavo scrivendo una storia tra un travestito e un giovane down mi sono fermato un attimo e ho pensato che erano due generi di persone che non conoscevo. Allora ho cercato di conoscere meglio queste realtà e ho ricominciato a scrivere e a lavorare. E’ stata un’esperienza unica, anche perchè tutta la troupe, compresi i tecnici, si sentiva coinvolta e solidale. Alla fine del film si è creata un’atmosfera piena di affetto e di amore, la stessa che percepite guardando il film.” Una domanda del pubblico voleva conoscere il significato di una scena del film che poteva apparire ambigua, quella in cui c’è una insistita carellata sull’automobile del protagonista coi vetri appannati come se all’interno ci fosse un incontro sessuale. Il regista ha risposto: “non volevo dire qualcosa in particolare. Spesso le cose bizzarre e rare sono solo nei pregiudizi e nella testa della gente” Voto 7

La traversee (The crossing) di Sébastien Lifshitz, presentato all’interno dell’omaggio che il festival dedica al regista, è un’opera del 2001 in cui appare già evidente la forte cifra stilistica dell’autore.
Il regista sceglie di raccontare, in forma di documentario, ciò che non è raccontabile: l’assenza e la ricerca del padre del suo compagno. Nonostante che sullo schermo compaia solo il ragazzo in cerca del padre mai conosciuto, sentiamo che il vero protagonista è Lifshitz stesso, il suo modo di raccontare la storia, la sua ferrea volontà di arrivare fino alla fine, qualunque essa sia.
Le parole, affidate ai pochi scambi di battute che il ragazzo intrattiene con gli abitanti, ma soprattutto alle inquisitorie domande del regista che indaga sulle ragioni di questa spedizione americana, facendo emergere tutto il vuoto che l’assenza ha lasciato dentro il ragazzo. Opera straordinario per tensione narrativa e rigore stilistico del regista. Voto 8

Meet the Spartans (3ciento – Chi l’ha duro… la vince!) in uscita il 24-04-2008.
Dal titolo italiano intuiamo che in questa parodia del film ‘300’ le battute a sfondo sessuale si sprecano e non sono di grana fine, per questo motivo ne consigliamo la visione sopratutto agli amanti del genere. Già 300 si prestava bene alla parodia a sfondo sessuale con tutti quei bei bistecconi completamente depilati e dagli addominali perfetti , con il protagonista Leonida che ci mostrava il posteriore al chiaro di luna e con l’imperatore Serse che era praticamente un travestito.
In questa parodia abbiamo invece che Serse è un orsetto eterosessuale, mentre Leonida è più ambiguo: trascura sessualmente la bella moglie, bacia sulla bocca sia Serse che il suo capitano, corteggia il bellissimo figlio del capitano e presentandosi all’ambasciatore persiano gli mostra come a Sparta le coppie di uomini usino slinguazzarsi tra di loro.
I soldati spartani qui sono solo 13 perché Leonida aveva esplicitamente richiesto solo soldati ben dotati, con abbronzatura mediterranea e corpo palestrato.
Gli spartani marciano per la guerra tenendosi per mano, saltellando e cantando ‘I will Survive’. Ogni Spartano protegge sempre le spalle del suo compagno, standogli in groppa e qualche volta appoggiadogli qualcosa che non è la spada. I combattimenti si svolgono con gare di step in cui i soldati mostrano le chiappe.
Nel film si prendono in giro molti personaggi famosi (sopratutto le povere Paris Hilton e Britney Spears) compresi diversi personaggi televisivi americani che per noi sono completamente sconosciuti. Voto 5

Claudio Cipelletti
Debra Chasnoff
Claudio Sodi Zapata
Neasa Ni Chianain
Una Ni Dhonghaile
Ricke Merighi
Luis Filipe Rocha

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