LE REAZIONI AGLI OSCAR 2006 - UNA INIZIATIVA DI "HOLLYWOOD PARTY"

Sbollita l’istintiva delusione e amarezza per la mancata vittoria come miglior film…

Sbollita l’istintiva delusione e amarezza per la mancata vittoria come miglior film dell’anno per Brokeback Mountain, che tutti davano per sicura, cerchiamo di analizzarne i motivi. In America molti critici la spiegano rilevando che la società americana possiede ormai una cultura più urbana che rurale e dovendo scegliere tra il film di Ang Lee e “Crash”, che parla dei problemi sociali in una metropoli di oggi, si sono identificati maggiormente in quest’ultimo. Altri critici hanno detto che premiare Brokeback Mountain col massimo riconoscimento avrebbe significato intromettersi pesantemente su tematiche come i matrimoni gay che dividono ancora fortemente il paese. Altri dicono semplicemente che ormai il dibattito sulle tematiche gay a Hollywood ma anche nel paese, ha raggiunto la saturazione, facendo nascere un desiderio di diversificazione. Fatto sta che anche la cerimonia di premiazione degli Oscar, iniziata con un filmato sulla selezione del conduttore della serata che sembrava dover partecipare ad un gay pride più che ad una cerimonia per gli Oscar, e proseguita con un bellissimo montaggio di spezzoni di vecchi film western che dimostrano come l’omosessualità non fosse una novità per quel genere, era tutta costruita sulla probabile e attesa vittoria del film di Ang Lee. Eppure quando alla fine è stato proclamato vincitore il film “Crash” tutta la platea è esplosa in una liberatoria ovazione con moltissimi che si alzavano in piedi ad applaudire. Scampato pericolo. Hollywood è tornata ad essere Hollywood e non la paladina dei diritti civili dei gay.
Sciocchi e illusi quelli che avevano pensato e sperato diversamente. Soprattutto i gay che pensavano ormai di avere vinto una battaglia importante e forse definitiva. Se avesse vinto Brokeback Mountain oggi tutti i giornali e i media del mondo avrebbero parlato di questa vittoria come di una loro (nostra) vittoria. Io ho pianto quando Ang Lee, ricevendo l’Oscar per la regia, ha ringraziato Jack ed Ennis per “averci fatto capire come tanti gay e tante donne non siano ancora oggi accettati dalla società”. Lo dimostra il suo film e l’ha dimostrato anche il verdetto di Holliwood.
Eppure in America i gay e il movimento gay si dichiarano oggi soddisfatti di come sono andate le cose. Sono più pragmatici di noi e questo probabilmente serve a mantenere alto il morale e la volontà combattiva. Neil Giuliano, il presidente della “Gay and Lesbian Alliance Against Defamation” ha detto che la partecipazione agli Oscar di film lgbt è stata grandiosa (ben 15 nomination tra Brokeback Mountain, Transamerica e Capote) e che questi film “hanno focalizzato la conversazione sulle nostre tematiche facendone acquisire alla gente una maggiore consapovolezza e conoscenza a vantaggio di tutta la comunità gay”. Jennifer Morris, condirettore del festival gay di S. Francisco (il più importante nel mondo) ha detto che questo è un anno rivoluzionario per il cinema gay, tutta l’attenzione richiamata da film come Brokeback Mountain, Transamerica e altri, aiuterà moltissimo la crescita di questo cinema e il suo impatto positivo sulla società.
In Italia le reazioni sulla stampa e nei media a questi premi sono state invece, quasi all’unanimità, positive. Molti commentatori hanno detto che BM era un film sopravvalutato [sic!] ed hanno rilevato il forte impegno sociale di quasi tutti i film selezionati per gli Oscar. Molte TV e radio nazionali hanno così potuto evitare di parlare di Brokeback Mountain e dei suoi contenuti, riferendo invece del carattere democratico e antirazzista del film vincitore.
Una piacevole eccezione ci è stata offerta dal programma Hollywood Party, la bella (ma molto dipende dai conduttori di turno) trasmissione quotidiana di Radio Tre dedicata al mondo del cinema che questa settimana è condotta dal critico Enrico Magrelli e dal regista Maurizio Ponzi. Quest’ultimo ha manifestato tutta la sua delusione per la “mancata vittoria di Brokeback Mountain, uno dei film più belli di questi ultimi anni” ed ha lanciato per questa settimana una rubrica quotidiana dedicata allo “schermo velato” nel cinema italiano, presentando ogni giorno un vecchio film con personaggi o situazioni di omosessualità “velata”. Il primo film raccontato è stato “Sotto il sole di Roma” (1948) di Renato Castellani, dove abbiamo il personaggio di Geppetto, un amico del protagonista, che ha tutte le caratteristiche per essere gay ma che il cinema di quegli anni, probabilmente perdendoci molto (ha sottolineato Ponzi), non poteva dirlo. A fine settimana vi racconteremo gli altri film “velati” presentati. Ringraziamo Radio Tre per questo piccolo miracolo di “Brokeback Mountain”.


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