Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti
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Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti

Filosofi e poeti hanno di solito un rapporto opposto con le parole: per gli uni sono soprattutto contenitori di concetti, per gli altri oggetti quasi materiali da maneggiare prima di tutto con i sensi. Difficilmente la stessa persona riesce a passare da un uso del linguaggio all’altro. Lo fa la filosofa Nicla Vassallo, che con la sua seconda raccolta Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti (Mimesis Edizioni) torna a vestire i panni della poetessa.
Eppure nei suoi versi si scorge prima di tutto la pensatrice, non solo e non tanto perché — come scrive nel testo che chiude il libro — ha cercato di «inserire gocce di filosofia nella poesia» ma perché vi disegna una sorta di biografia sentimentale e insieme intellettuale, benché non cronologicamente ordinata.
L’io narrante delle poesie (che è certo un personaggio letterario ma dietro al quale, visti i riferimenti geografici, esistenziali, teorici e anche della cultura pop, si indovina almeno in parte l’autrice) unisce nel proprio percorso di vita desiderio carnale e desiderio di conoscenza, convinta che l’unione dei corpi sia meno perfetta se non c’è anche quella delle menti. Corpi femminili, che così si sottraggono all’idea che l’eterosessualità sia un destino scontato per le donne, e che cercano una corrispondenza totale, su tutti i piani.
«Per isolarci nella concupiscenza/ e rifugiarci nella conoscenza,/ fatte non foste per viver come brute,/ conoscenza carnale per te/ conoscenza proposizionale per me/ e, hai ragione l’una riesce a legarsi all’altra» si legge in uno dei componimenti. L’unione però è quasi sempre destinata a fallire: «Di che posso nutrire il mio cuore?/ Non delle troppe donzelle/ dozzinali, che viaggiano dai trent’anni in avanti» si chiede l’io narrante in un’altra poesia, «e neanche le donzelle sui trent’anni fan per me/ coi loro anni adolescenziali da letture elementari, / nei miei divoravo Il trentesimo anno di Ingeborg».
La filosofa riemerge immancabilmente nel senso fortissimo di elitarismo (altrove più volte rivendicato da Vassallo) che è parte integrante del suo percorso. Da qui il titolo: le donzelle hanno sì l’insolenza di suscitare i desideri della poetessa, ma quasi mai sono alla sua altezza che, grazie alla filosofia, è metafisica. (Elena Tebano, Corsera)

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