L’arbitro arcobaleno
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L’arbitro arcobaleno

“L’arbitro arcobaleno” è il tuo romanzo di esordio. Perché hai scritto un libro sull’omosessualità nello sport? «Perché è ancora un tabù. Nello sport si può parlare di molti temi con i ragazzi: di doping, di razzismo, di sessualità, ma non di omosessualità. È come se non esistesse. Lo sport è intriso di machismo, esaspera un’avversione viscerale nei confronti dell’omosessualità. A volte gli allenatori – e i ragazzi stessi – fanno leva sullo spauracchio del maschio poco virile e aggressivo per stimolare le prestazioni. Frasi come «non sarai mica gay» e altri eufemismi impronunciabili sono ancora di uso frequente sui campi da gioco. Io vorrei sfatare il mito che solo i “maschi eterosessuali” sono bravi nello sport. Di riflesso, mi piacerebbe dare un contributo al rispetto delle diversità e all’integrazione di ogni ragazzo nello sport indipendentemente dalla razza e dall’orientamento sessuale. Il fatto che io sia eterosessuale, spazza via il dubbio che voglia fare una crociata in favore del movimento gay. A me preme soprattutto tutelare i loro diritti nello sport, come nella vita quotidiana». (Tio.ch)

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