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Cristiano Ronaldo

Cristiano Ronaldo
  • Data di nascita05/02/1985
  • Luogo di nascitaPortogallo

Cristiano Ronaldo

Articolo di F. S. Intorcia su La Repubblica:

SOSTIENE Benjamin Button che quando ritorni a casa ritrovi tutto uguale, gli odori, le sensazioni, le cose, e ti rendi conto che l’unico a esser cambiato sei proprio tu. Chissà se Cristiano Ronaldo, tornando a Lisbona per la sfida fra Sporting e Real di stasera, è andato a cercare tracce del ragazzino che dormiva nella stanza numero 34 della pensione Dom José, dove adesso puoi trovare a venti euro una camera con lavandino, bagno in comune. Oppure tra i banchi della Escola Básica de Telheiras, dove gli insegnanti lo vedevano poco o mai: il primo giorno arrivò in ritardo, disse il suo nome e lo presero in giro per l’accento di Madeira, e allora afferrò una sedia, smettetela di ridere, voi. Oggi nella scuola c’è una succursale del museo CR7 inaugurato nel 2013 a Funchal. Adesso che ha una statua in ogni città – quella di Lisbona è in un centro commerciale – Cristiano può permettersi una casa da due milioni con ascensore privato in Avenida da Libertade. Adesso di stanze d’albergo in città ne ha 83, quelle del Pestana CR7 in Rua do Comércio, secondo di una catena di quattro hotel con il suo marchio. Ne aveva già aperto uno a Funchal, i prossimi a Madrid e a New York, dove un’estate fa si è regalato un appartamento da 20 milioni nella Trump Tower, e oggi è vicino di casa del presidente degli States. Oggi è così ricco che, a Koke dell’Atlético che lo insulta nel derby («Maricon», gay), può rispondere col sorriso: «Sì, ma con un mucchio di soldi».
Quando arrivò a Lisbona, a 12 anni, pagato 25mila euro dallo Sporting, era gracile e timido, mangiava al caffè Magriço o al Tobisbar, nei pressi dello stadio, era imbattibile a ping-pong, spendeva il mensile in sala giochi, passeggiava per le vie del centro con dei pesi nelle tasche, per rinforzare le cosce, correva al parco Eduardo VII e la sera studiava per liberarsi del fastidioso accento.
Tornare. È una parola. Il rientro dell’eroe a casa è un filo conduttore della letteratura, del cinema, della musica, va da Omero a Celentano, da Itaca alla via Gluck. Porta con sé almeno un altro sentimento: la vendetta, la nostalgia, il rimpianto. Ulisse torna vestito da mendicante, Dantès con i gioielli di Montecristo, Mattia Pascal con un altro nome. Ronaldo, semplicemente, con un paio di scarpe nuove, celebrative del 6 agosto 2003, la sera in cui s’inaugurava il nuovo stadio Alvalade con un’amichevole, e il ragazzino chiamato Piagnucolone fece ammattire lo United di Ferguson. Due giorni dopo, era a Manchester a firmare il contratto. Pensava di rincasare col primo volo.
Ci sono dei posti da cui i campioni non sanno staccarsi, neppure dopo una vita esagerata. Quando Ibrahimovic tornò a Malmö per la Champions, per la prima volta i suoi compagni del Psg lo videro emozionato. E al titolare dell’albergo che gli aveva riservato la suite presidenziale, Ibra rispose che no, lui non voleva privilegi rispetto alla squadra. Perché lui è ancora quello di Rosengård, e «puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo». Un giorno chiuderà lì la carriera, se non andrà sempre fuggendo di gente in gente.
Tornare è pure il sogno di Leo Messi, che vuole invecchiare a Rosario e giocare ancora con i Newell’s Old Boys, l’ultima volta aveva tredici anni. E il presidente dello Sporting, Bruno de Carvalho, spera ancora che Cristiano chiuda a Lisbona la carriera e si aggrappa a quelle sue parole: «Potrei tornare a giocarci a 41 anni».
Che poi, a Lisbona, Ronaldo è già tornato nel 2007, con la maglia dello United: vinse lui 1-0, segnò di testa in tuffo, e un attimo dopo nascose fra le mani l’enorme ciuffo impomatato sulla fronte, e forse una lacrima. Per un attimo, era tornato Piagnucolone.

Francesco Saverio Intorcia

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