• G. Mangiarotti

Amaro Amore

Mentre siamo felici di veder arrivare sui nostri schermi opere italiane che affrontano la tematica omosessuale (in un anno abbiamo visto ben sei titoli), dobbiamo dire che siamo ancora in attesa di un film che riesca a coniugare in modo soddisfacente contenuti e forma. Anche questo esordio di Francesco Henderson Pepe non ci ha soddisfatti, nonostante la ricchezza dei temi (forse troppi), la bellezza di un’isola incantatrice, Salina dell’arcipelago delle Eolie (forse un po’ troppo cartolinesca) e un ottimo cast (che però non rende quanto potrebbe). La debolezza principale del film è comunque nella sceneggiatura, che per voler raccontare troppo, non riesce ad esplicitarsi come dovrebbe. Ad esempio al cinema non dovrebbe succedere che arrivi a capire situazioni e sentimenti solo quando vengono espressi verbalmente dai protagonisti. Lo spettatore scopre infatti che i tre personaggi principali del film si ritrovano innamorati solo quando lo dicono apertamente. Noi avremmo voluto capirlo prima che lo esprimessero a parole, anzichè lasciarci un po’ esterefatti davanti alle loro dichiarazioni. Dicevamo che si è messa troppa carne al fuoco: l’omosessualità, l’omofobia, l’incesto, l’amore quasi in tutte le sue forme (gay, etero, giovani e maturi, tra maturi, e anche la falsa allusione ad un amore lesbico), la ricerca delle origini, il rapporto genitori e figli, e, come se non bastasse, anche l’ombra di un mistero che anzichè stuzzicarci ci complica la visione del film dall’inizio alla fine. Un’ultima annotazione negativa la merita anche la musica, ridondante e invadente, che spesso distrae anzichè accompagnarci nella scoperta delle emozioni e dei sentimenti.

Dopo questo elenco purtroppo assai negativo dobbiamo elencare anche qualche momento felice del film. Ci è sembrato ben delineato il personaggio di Santino, con la sua omofobia interiorizzata, la paura di scoprirsi a se stesso e agli altri come omosessuale, e nello stesso tempo la scoperta di un sentimento vero. Il primo bacio con André (Malik Zidi, bravo attore scoperto da Ozon in ” Gocce d’acqua su pietre roventi”), brevissimo ma lungo quel secondo in più sufficiente a rivelare qualcosa, seguito da una fuga precipitosa con parole di collera verso l’amico (ma in realtà anche verso se stesso), esprimono molto bene il dramma interiore del personaggio. Anche i seguenti incontri con André, evitati ma in realtà attesi, sono godibili e credibili. Si fa un po attendere ma alla fine arriva anche la scena d’amore gay, che giustamente si mette alla pari delle precedenti scene d’amore etero, sia per le nudità esibite che per la forza della passione.

Interessante anche la storia d’amore tra la giovane Linda (Lavinia Longhi) e il maturo Yorgo (Yorgo Voyagis) che mette a confronto il desiderio amoroso della giovane con le perplessità dell’uomo maturo e stanco. Sempre brava Angela Molina (qui disturba un po’ l’accento spagnolo) nel ruolo di una madre anziana, abbandonata (e tradita) dal marito, ora divisa tra un nuovo amore e la cura dell’unico figlio, Santino, possessivo e moralista come la tradizione e la cultura isolana gli hanno insegnato. La storia dei due fratelli in vacanza sull’isola, il loro rapporto (sembra che una non sappia dell’omosessualità dell’altro), lo scontro che pian piano emerge tra i due, fino alla rivelazione finale, è invece la parte più debole del film. Come l’affrettato e confuso finale, con un mistero svelato troppo tardi e che sembra quindi appartenere ad un’altro film.

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