Dalla rassegna stampa Cinema

Boy Erased - Vite cancellate - Il dramma del giovane gay costretto alla «conversione»

di Maurizio Porro

Sperduto in un paesino dell’Arkansas, un giovane confessa ai genitori la propria omosessualità e ottiene dal padre pastore battista ma non molto evangelico col figlio, il ticket per «Rifugio», il centro rieducativo cristiano per «riconversioni eterosessuali»: ce ne sono ancora ahimè in giro, come già dimostrava un film recente e simile, La diseducazione di Cameron Post. Nel centro-prigione, il ragazzo, che cerca di mettere in discussione la propria stessa natura, trova coetanei che consoliderano invece la sua scelta gay. Tratto dal memoir del 2018 del giornalista Garrard Conley, il film è vistoso nelle scene psicologicamente cruente e nella cialtroneria «medica» del suo apparato scientifico.

Così come non appare molto credibile la famiglia esterrefatta con papà Russell Crowe e mamma Nicole Kidman che farà un coming out di rimorso al tavolo del ristorante, ma nessuno entra nel nocciolo della questione.

L’opera seconda dell’australiano Joel Edgerton è un onesto, didascalico invito a non ostacolare i diritti civili, dati erroneamente per scontati, e le qualità umane e morali delle persone che ci sono vicine. Peccati veniali di cinema a parte, c’è nel senso di Boy Erased – Vite cancellate la voglia sociale di affrontare un tema sempre più attuale. Lucas Hedges, specialista di angosce di ragazzi in panne, da Manchester by the sea a Ben is back, è un protagonista sensibile per cui si parteggia ma che ci insegue poi con un doppio strato di malinconia.

VOTO: 6,5/10

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