Dalla rassegna stampa Cinema

Elton John sfida i Queen in sala "Non è il solito film musicale"

SILVIA BIZIO,
“Rocketman”: il biopic sulla popstar diretto da Dexter Fletcher

LOS ANGELES
Dopo Freddie Mercury, Elton John. Due grandi star britanniche, icone degli anni 70 e 80, entrambi gay.
E, ironia della sorte, Rocketman, il film sull’autore di Candle in the wind in uscita il 30 maggio, è stato diretto da Dexter Fletcher, lo stesso regista che ha terminato (non accreditato) le riprese di Bohemian Rhapsody dopo che Bryan Singer era stato licenziato dalla produzione. Ci si chiede quindi: riuscirà Rocketman a replicare il successo del film sul cantante dei Queen? Le analogie non mancano, ma una grande differenza spicca: Elton John è vivo, e la sua lunga e carismatica ombra ha guidato la realizzazione del film. È stato lui a dettare lo stile e la struttura del racconto del film con la Paramount e a commissionare la sceneggiatura a Lee Hall (l’autore di Billy Elliot, che lo stesso John ha adattato in musical per il teatro).
Per interpretare se stesso Elton John avrebbe voluto Justin Timberlake, che però non se l’è sentita di dar volto un suo idolo.
Poi si era pensato a Tom Hardy, tiratosi indietro perché insicuro sulle proprie abilità canore. La scelta è infine caduta sull’inglese Taron Egerton, 29 anni, che prima di diventare attore era cantante di varie rock band.
Fletcher, incontrato sul set a Londra, precisa: «Non bisogna pensare a Rocketman come a un tipico biopic musicale: Elton lo ha definito “uno sguardo surreale sulla mia vita”. Insomma è un progetto che ricorda più lo stile di Moulin Rouge! che quello più tradizionale di Bohemian Rhapsody ». Egerton precisa: «Sono le canzoni a esprimere le fasi importanti della sua vita e i momenti più emozionanti o drammatici. Elton John non è il solo personaggio che canta.
È un film divertente, provocatorio e spiritoso, non autocelebrativo.
John è una persona troppo intelligente per cadere in tentazioni agiografiche.
E a differenza di Rami Malek in Bohemian Rhapsody, io sul set canto davvero, non mi limito al playback».
Egerton dice di essersi divertito molto a indossare i vistosi e sgargianti costumi con cui Elton John si esibiva, compresi pantaloni a campana, pelliccia e gli immancabili enormi occhiali bianchi. Per il momento del film basato sulla canzone Saturday night’s alright ( for fighting)
Egerton è affiancato dal giovane attore Matthew Illesley, che interpreta il dodicenne Reginald Dwight (vero nome di Elton John). In Rocketman Elton John viene visto in varie fasi della sua vita: a sei anni, poi a 12, poi adolescente, quindi a 20 anni, fino al ricovero per disintossicazione, quando il cantante aveva 43 anni: «Ma il filo narrativo non è lineare, va avanti e indietro nel tempo, intreccia sogni e realtà», dice Egerton. Tra i curatori delle musiche di Rocketman c’è Giles Martin, figlio del leggendario George Martin, produttore dei Beatles. «Elton mi ha dato tutta la sua fiducia fin dall’inizio», dice, «ci conosciamo da sempre: lui e mio padre erano molto uniti. Ci dava il copione approvato e veniva spesso sul set, dandoci consigli.
Guardava il girato, osservando con occhio analitico i costumi, cui tiene tantissimo, e le scenografie, le ricostruzioni dei vari periodi della sua vita».
Fletcher riflette sugli ultimi film musicali di successo al cinema: « Mamma mia! è finzione pura.
Bohemian Rhapsody un film biografico vero e proprio.
Rocketman è un’altra cosa: è un musical, ma è difficile etichettarlo, racconta tramite emozioni più che con la ricostruzione dei fatti. Elton John non lo puoi raccontare in un film di due ore. Lo puoi solo immaginare, e cantare».
La popstar nel frattempo sta completando un libro di memorie, che uscirà a ottobre. «Non sono uno incline alla nostalgia», aveva dichiarato un paio di anni fa a proposito del libro. «Sono anzi spesso accusato di guardare sempre avanti, al futuro, senza soffermarmi su quello che è avvenuto. Ma scrivere le memorie ha qualcosa di catartico. Mi ha fatto capire che vita pazzesca abbia avuto il privilegio di vivere».

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