Dalla rassegna stampa Cinema

«CROCE E DELIZIA» Padri e nonni, se la normalità è gay

di Paolo Conti

L’amore tra due uomini maturi: Gassmann e Bentivoglio protagonisti di un film anti-Vizietto

«È bello, ogni tanto, lasciarsi sorprendere dalla vita». Fabrizio Bentivoglio, ovvero Tony, sorride mostrando rughe e capelli bianchi. La vita lo ha sorpreso davvero: si è innamorato di Carlo, cioè Alessandro Gassmann, e Carlo di lui. Sono due uomini maturi, entrambi padri di famiglia e anche nonni. Tony è un altoborghese separato, ricco e agiato. Carlo ha una pescheria, è vedovo e rimpiange la moglie. Incarnano mondi diversi: Tony è colto, cosmopolita, poliglotta, indossa camicie di lino mentre Carlo conosce solo il romanesco, è istintivo, verace e gira in sandali.

Però si sono conosciuti in un ambulatorio medico e, imprevedibilmente per entrambi, hanno ritrovato l’amore perché, ammettono, ognuno dei due sa come guardare l’anima dell’altro. Solo che stavolta «l’altro» appartiene al proprio sesso, quello maschile. Hanno accettato con fatica la complessa novità e poi deciso di sposarsi con un’unione civile, andando a vivere insieme. Ora devono comunicarlo alle loro due famiglie destinate a diventare una sola, allargata, come avviene in tutte le storie eterosessuali, in mezzo a liti e contraddizioni.

E’ la trama di Croce e delizia, il nuovo film di Simone Godano (che firma il soggetto con Giulia Steigerwalt, autrice della sceneggiatura) prodotto da Matteo Rovere e Roberto Sessa per Warner, Picomedia e Groenlandia. Nel cast (il film uscirà il 28 febbraio) anche Jasmine Trinca, Filippo Scicchitano, Lunetta Savinio e Anna Galiena. Il costume italiano cinematografico cambia. E la tematica omosessuale, forse dopo lo sdoganamento di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, si libera da vecchi stereotipi (mossette, gridolini, travestimenti) e racconta un amore così com’è, ovvero l’incontro tra due persone che incidentalmente sono due uomini. In qualche modo Croce e delizia è una specie di anti-Vizietto, lo storico film del 1978 di Edouard Molinaro con Ugo Tognazzi e Michel Serrault che raccontava il mondo gay «all’antica».

Bentivoglio e Gassmann non si risparmiano, interpretano la storia come si deve, si abbracciano e si baciano con trasporto.

La pellicola aprirà un dibattito e un confronto proprio perché racconta l’imprevisto degli imprevisti. Poi succede che la colta e raffinata famiglia di Tony, inclusa l’ex moglie, affronta problematicamente ma con eleganza una novità comunque complicata. Invece la famiglia di Carlo, soprattutto suo figlio Sandro, si ribella rumorosamente e sconfinando nella rissa. Non racconteremo certo il finale, ma il film segna un punto di svolta soprattutto perché i protagonisti sono due attori amatissimi dal pubblico femminile di più di una generazione: un contropiede che potrà stupire. Così come sarà divertente scoprire che le reazioni all’interno dei nuclei familiari già esistenti sono sempre le stesse, e poco cambia se i futuri (e attempati) sposi sono due uomini.

Conferma Gabriele Piazzoni, dal novembre 2015 segretario generale dell’Arcigay- Associazione LGBTI italiana: «Il fenomeno è più diffuso di quanto non si creda. Sono molte le persone che da giovani hanno represso o rimosso il proprio orientamento, crescendo in un’Italia in cui l’omosessualità era ritenuta vergognosa e proibita, e in età matura scoprono una identità autentica. Il clima di questo Paese, per fortuna, si è evoluto e oggi il cinema affronta un tema che appartiene al patrimonio diffuso delle esperienze di vita producendo film per tutti, sottraendo questo tipo di storie a un circuito autoreferenziale che per anni ha protetto “certe” storie. Oggi non ce n’è più bisogno».

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