Dalla rassegna stampa Cinema

"Bohemian Rhapsody" Scandali e litigi il lato oscuro del film fenomeno

ARIANNA FINOS

Da re Mida del cinema al licenziamento sul set: il regista Bryan Singer è stato travolto dalle accuse di molestie, gli studios non lo vogliono più e i premi ritirano le candidature. Ma è record per “Bohemian Rhapsody”, la pellicola maledetta

La mia situazione con Bryan non è stata piacevole, per nulla.
È tutto ciò che posso dire, almeno per ora».
La promessa di Rami Malek di futuri colpi di scena nel burrascoso rapporto con il regista licenziato Singer suggella lo status di film “maledetto di successo” di Bohemian Rhapsody, biopic sui Queen che malgrado il percorso produttivo disastroso si è rivelato il fenomeno di questa stagione cinematografica: 850 milioni di dollari incassati nel mondo, 25 milioni di euro in Italia.
Ma i problemi continuano ad accumularsi. Nuove accuse di abusi su minori rivolte a Singer rischiano di compromettere il gran finale del film nella stagione dei premi. Sia i Bafta inglesi che i Glaad del cinema gay hanno annullato le sue candidature.
Chi teme ripercussioni nella corsa agli Oscar di domenica, però, non ha fatto i conti con la formidabile caratteristica di Bohemian Rhapsody di sopravvivere e anzi nutrirsi degli innumerevoli incidenti che hanno attraversato la produzione.
L’operazione Queen al cinema inizia 13 anni fa, quando il chitarrista Brian May ammette in un’intervista che sì, c’è l’idea di un biopic. Quattro anni dopo al progetto si lega Sacha Baron Cohen, che già nel 2005, agli Mtv Awards, si era presentato con la calzamaglia gialla integrale di Freddie Mercury: «È lui che ci ha scelti, trascinati con il suo entusiasmo. Ma bisogna andare cauti, per non rovinare l’eredità di Freddie». Nel 2013 Cohen fa la prima dichiarazione sul ruolo: «Sono riuscito a prendere le note alte. Sto comprando mutande più strette». Ad affiancare il produttore, Graham King, all’epoca Robert De Niro. Per la regia si fa il nome di Tom Hooper, che con Cohen ha girato Les Miserables. Qualche mese dopo, il colpo di scena: Cohen lascia per disaccordi con i Queen, che hanno l’ultima parola sul progetto. Inizia la girandola dei sostituti. Bruciati Hooper e David Fincher per la regia. I papabili Freddie sono Dominic Cooper e Daniel Radcliffe, che per fortuna si dichiara «del tutto inappropriato al ruolo». Ecco Ben Whishaw, poi nell’ultimo Mary Poppins, che ci spera e prende lezioni di canto.
Brian May s’intristisce per i contrattempi: «Tutto quello che posso dire è che i film hanno un percorso maledettamente lungo».
Nel 2016 Cohen dà fuoco alle polveri: dice che la rottura con i Queen si è consumata perché lui voleva un film divertente, loro commovente e celebrativo. Cita la scena della festa con “nani che portano la coca sul vassoio” che i musicisti avrebbero censurato, ma che poi, nel film in sala, c’è.
Rivela che uno dei Queen avrebbe voluto far morire Freddie a metà film, per raccontare di come loro erano andati avanti, «Brian May è un gran musicista, non un gran produttore». La risposta di May: «Tutte cavolate. Ignorate questi stupidi piagnucolii». E poi, in un’intervista: «Sacha è uno stronzo. Non sarebbe stato credibile come Freddie».
Il 5 novembre del 2016 il cambio di rotta definitivo: nella produzione entra la Fox e porta Bryan Singer, i cui film hanno incassato 3 miliardi di dollari. E entra il nuovo protagonista: Rami Malek. Le cose sembrano viaggiare nel modo giusto. Un anno dopo ecco il cambio di trama: Bryan Singer non torna dalla vacanza in Usa per il giorno del Ringraziamento e anzi chiede una pausa fino a fine anno. Gli attriti sul set ci sono da tempo, dovuti ai continui ritardi di Singer, Malek la prende come una mancanza di professionalità.
Singer ne aveva combinate un po’ anche sul set di X- Men: Apocalisse.
Arrivava al ciak impreparato, ritardatario, con il solito via vai di visitatori in albergo. Ma il film lo aveva finito. Il produttore Graham King però non ci aveva mai lavorato ed era rimasto conquistato dalla ossessione con cui Singer aveva abbracciato il progetto, tappezzando la stanza d’albergo di foto di Mercury.
Stavolta Singer motiva la richiesta di una pausa con le condizioni di salute della madre che rischiano di compromettere anche la sua.
Ma arriva il licenziamento.
Le ultime due settimane le gira Dexter Fletcher, che non compare poi nei crediti. Ad accompagnare l’uscita in sala le recensioni non entusiasmanti ma la reazione del pubblico è entusiasta, impazzisce per “Freddie Malek”, il volto dolce dell’attore californiano.
I grandi incassi si trasformano in 40 milioni nelle tasche di Singer, che però viene travolto dalle accuse di molestie e violenze: l’Atlantic pubblica un dossier di testimonianze delle presunte vittime e lo addita come il massimo predatore hollywoodiano di minorenni degli ultimi vent’anni. «Opera di un giornalista omofobo», replica Singer: intanto è stato congelato il suo nuovo progetto, Red Sonja. L’Academy intanto si è messa al sicuro, tra le cinque candidature per Bohemian Rhapsody non c’è il nome di Singer. Le previsioni degli Oscar dicono che ci sono poche chance di vittoria per il film. Probabile il premio a Malek. I Queen, quel che ne resta, si esibiranno. Chissà se il regista licenziato sarà alla cerimonia. Per rovinare la festa.
O per regalare un’altra pagina memorabile al fortunatissimo film maledetto.

Un set burrascoso ma il biopic sui Queen si è rivelato il caso della stagione al cinema Il passaggio dall’attore protagonista Baron Cohen a Rami Malek candidato all’Oscar

Rami Malek è Freddie Mercury nel film che ripercorre i primi quindici anni dei Queen, dalla nascita della band nel 1970 fino al Live Aid del 1985

Bryan Singer – Ritirate le nomination per via delle accuse di molestie

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