Dalla rassegna stampa Cinema

Robbie, dall’Oscar sfiorato a Elisabetta I

Le metamorfosi di Margot

Robbie, dall’Oscar sfiorato a Elisabetta I

«Amo interpretare donne forti

Hollywood? Un negozio di caramelle»

Giovanna Grassi

los angeles «Gli amici ormai mi chiamano Regina Margot e vanno a vedermi nelle crinoline di Elisabetta I d’Inghilterra con il volto rovinato dal vaiolo».

Scherza Margot Robbie, 28 anni, australiana, attrice sempre più richiesta a Hollywood. Ha sfiorato l’Oscar con Tonya; è la co-protagonista di Maria regina di Scozia; ha appena finito di recitare per Tarantino nei panni di Sharon Tate nel film Once Upon a Time in Hollywood sui delitti di Charles Manson. Tornerà nel sequel di Suicide Squad nei panni di una matta ex psichiatra.

È il suo momento d’oro…

«A Hollywood mi sento spesso come una bambina un negozio di caramelle. Perché sin da quando ero adolescente e andavo a vedere tutti i film con le star americane accarezzavo il sogno di diventare un’attrice. Pensavo a registi come Scorsese e Tarantino. A volte mi capita di non credere che entrambi mi abbiano scelta per i loro film».

Lei si trasforma, anche fisicamente, per interpretare donne particolari, dalla controversa pattinatrice Tonya Harding a Elisabetta I…

«Sì, ed è un periodo in cui le attrici sugli schermi sono davvero wonder women, fantastiche donne anche di potere. Sono contenta che una regista, Josie Rourke, abbia diretto il film storico su Maria Stuarda ed Elisabetta, due sovrane diversissime».

Il potere femminile in questo caso è contrapposto a quello maschile?

«Certamente. Poco importa che Maria Stuarda (interpretata da Saoirse Ronan) sia stata impiccata: aveva dato come spirito libero molte lezioni ai suoi amanti, al marito, ai cortigiani. In quanto alla mia Elisabetta I, riesce a sconfiggere congiure maschili nei suoi confronti, a smussare pesanti tensioni religiose e intrighi di consiglieri».

Portare sugli schermi un personaggio storico è più o meno difficile rispetto a ruoli che richiamano la realtà di oggi?

«È più arduo rendere una figura del passato perché non riesci a liberartene nemmeno se vai a prendere un caffè in una pausa. Quando devi studiare il copione sei anche spronata a fare ricerche, devi entrare veramente nella Storia. Abbiamo girato in un castello dove davvero aveva abitato la mia regina. Per me è stato quanto mai coinvolgente entrare nella sua mente e nella vita privata».

Come sceglie i copioni?

«In base al mio istinto, a ciò che ti suggeriscono le emozioni e il cuore. Inoltre, come australiana, sono incuriosita da tutto ciò che riguarda la cultura anglosassone».

Con quali attrici vorrebbe lavorare?

«Con tante, a cominciare da Julianne Moore. Apprezzo molte scelte coraggiose di Charlize Theron. Tra le giovanissime considero un privilegio aver potuto recitare con Saoirse».

Ha modelli, miti femminili?

«Sicuramente Giovanna d’Arco, la ragazza dalle molte battaglie, Amelia Earhart pioniera dell’aviazione, la scienziata Marie Curie, le scrittrici Virginia Woolf, Doris Lessing, Edith Wharton. Mi interessa sempre scoprire l’universo creativo femminile, in tutti i campi. Le registe, sia pure a fatica, sono in aumento. Ma quante sono le direttrici d’orchestra, direttrici della fotografia?».

Crede alla complicità femminile?

«Sì. E sicuramente, lontane dai giochi di potere, le due regine del nostro film avrebbero potuto l’una essere utile all’altra. Per quanto riguarda il mio personaggio di Elisabetta I, considero attualissimi il suo carisma, le sue posizioni battagliere, aspre, ma sempre significative in campo politico, religioso. Consiglio la lettura e l’approfondimento della sua vita a molti uomini».

Perché?

«Elisabetta sapeva dire sì e no in modo netto e fronteggiare i compromessi privati e sociali».

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