Dalla rassegna stampa Cinema

E Stanley Donen inventò il musical

… in anticipo sui tempi anche quando nel ’69 dirige «Quei due», storia della relazione gay con Burton e Harrison …

E Stanley Donen inventò il musical

Omaggio al regista 94enne, maestro del genere

Maurizio Porro

Non c’è nulla, dice l’oggi 94enne Stanley Donen, che non possa essere espresso con un bel musical, specie se si hanno a disposizione i compositori più bravi del mondo. A questo grande regista dai forti cromosomi teatrali, che strinse per 15 anni un sodalizio con Gene Kelly riprendendolo con virtuosismo tecnico eccezionale, la Cineteca dedica la retrospettiva di 11 film, «The king of musical», che s’inaugura con «Due per la strada». È un ricordo coniugato sotto forma di musical e commedia, altro genere dove Donen è regale, anche nella malinconia. Parliamo del regista che ha inventato e diretto nel ’52 il numero singin’ and dancin’ più famoso della storia, con Gene Kelly attaccato al lampione e fradicio d’acqua e d’amore in «Cantando sotto la pioggia», diretto a quattro mani con lo stesso Kelly. Proprio questi due Donen e Kelly (insieme a Minnelli e poi verranno Wise e Bob Fosse) cambiarono la storia del musical, traslocandolo da frequentate quinte di Broadway per uscire all’aperto. Nascono capolavori come «Un giorno a New York» dove tre marinai in licenza (Kelly, Sinatra, Munshin) incontrano ragazze come Vera Ellen e Ann Miller e «Singin’ in the rain» un top irripetibile, con artisti scatenati come Debbie Reynolds, l’impagabile Donald O’Connor che vince anche la forza di gravità e Cyd Charisse.

Donen era esperto nel raccontare la vita, anche i dolori, attraverso la danza e la musica: fu bambino danzatore prodigio, a soli 10 anni a Broadway. Dove restò tutta la vita, partendo dalla chorus line nel 1940 di «Pal Joey» e dove conoscerà Gene Kelly, complice di un pezzo scatenato della storia del cinema. Non si dimentica «7 spose per 7 fratelli», trionfo country dal cast eccezionale (Howard Keel e Jane Powell in testa, Adamo e Milly), ancor oggi popolarissimo per la venatura sentimentale e allegramente proletaria. Nella commedia ironica, elegante, sofisticata come un profumo di marca, Donen valorizza signore indimenticabili come Ingrid Bergman che amoreggia con Cary Grant, l’attore prediletto («Indiscreto» gioiello sofisticato del 58) o come Audrey Hepburn che diresse in «Cenerentola a Parigi» (57), mandandola tra le edipiche braccia di Fred Astaire e ritrova on the road in «Due per la strada» con Albert Finney e poi in «Sciarada» thriller ancora con Grant. E ci sono battibecchi con Deborah Kerr, Doris Day, Kay Kendall («Ancora una volta con sentimento»), la nostra Sophia Loren («Arabesque») e perfino Jane Mansfield in «Baciala per me», sempre con mr. Grant. Stanley è un commediante che gioca di fioretto e cocktail e rende tutti gentleman, perfino l’action man Robert Mitchum nel classico «L’erba del vicino è sempre più verde», è sempre in anticipo sui tempi anche quando nel ’69 dirige «Quei due», storia della relazione gay con Burton e Harrison o quando omaggia il cinema che fu in «Il boxeur e la ballerina», la sua vera recherche dietro le quinte di un mondo ormai svanito.


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