Dalla rassegna stampa Mercato

Dolce & Gabbana in Lussemburgo «Non era solo a scopo fiscale»

Dolce & Gabbana in Lussemburgo «Non era solo a scopo fiscale»

Maria Silvia Sacchi

Dopo l’assoluzione sul fronte penale, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno ottenuto ieri anche una importante vittoria sul fronte fiscale nella complessa contesa che da anni li contrappone all’Agenzia delle entrate. La Cassazione ha annullato, rinviandola, la sentenza della commissione tributaria regionale della Lombardia sulla esterovestizione di Gado, la società lussemburghese a cui i due stilisti nel 2004 avevano ceduto i marchi del gruppo, prima posseduti personalmente. Secondo la pretesa del fisco — che era stata confermata nel primo e nel secondo grado — Gado era stata costituita all’estero solo per ottenere un regime fiscale più favorevole. Ma questa impostazione è stata capovolta dalla Cassazione. A detta della Corte, perché vi sia esterovestizione non basta che la società ottenga un risparmio fiscale e che riceva direttive dall’Italia, ma non deve avere alcuna attività economica nel Paese terzo, altrimenti verrebbe leso il «principio di libertà di stabilimento». Nel caso specifico, hanno deciso i giudici, Gado svolgeva effettivamente un’attività in Lussemburgo ed era dotata di una propria organizzazione, ancorché le direttive provenissero dalla sede centrale di Milano. Soddisfatti i legali dei due stilisti. Secondo Eugenio Briguglio, socio dello Studio Biscozzi Nobili che ha assistito Domenico Dolce e Stefano Gabbana, «la Cassazione ha applicato in modo cristallino e ben motivato il principio di libertà di stabilimento che costituisce un principio fondante dell’Ue. Auspico quindi che questa sentenza possa costituire un cambio di rotta negli accertamenti a carico delle società estere controllate da società italiane favorendo l’arduo percorso di internazionalizzazione delle imprese».

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