Dalla rassegna stampa Libri

Ciacci: «Io, Spoleto e “La Contessa”, se debuttasse al Due Mondi... »

Il libro del celebre stilista dedicato alla scandalosa vita di Giò Stajano sarà presto anche uno spettacolo teatrale

Ciacci: «Io, Spoleto e “La Contessa”, se debuttasse al Due Mondi… »

Il libro del celebre stilista dedicato alla scandalosa vita di Giò Stajano sarà presto anche uno spettacolo teatrale

di DONATELLA MILIANI

Perugia, 19 dicembre 2019– «In qualunque parte del mondo mi trovi non manco mai di partecipare a due eventi per me fondamentali: il Palio di Siena, città in cui sono nato e il Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove ho lavorato accanto al grande maestro Giancarlo Menotti e dove non nascondo mi piacerebbe andasse in scena l’adattamento teatrale del mio libro, “La Contessa” (Salini editore), dedicato alla scandalosa vita di Giò Stajano che a Spoleto tra l’altro era di casa. Celebre la sua amicizia con Mauro Bronchi delle Sorelle Bandiera». Giovanni Ciacci, stilista amatissimo dalle dive, costumista affermato – ha lavorato e conosciuto tra gli altri grandi registi come Fellini e Zeffirelli -, personaggio televisivo: protagonista di “Detto Fatto” su Raidue e di “Ballando con le Stelle” dove si è esibito, primo uomo al mondo, in coppia con un ballerino, di passaggio in Umbria parla del suo libro sulla storia di uno dei primi omosessuali pubblicamente dichiarati che nel 1983 poi si sottopose a un intervento chirurgico di riattribuzione del sesso.

Chi era Giò Stajano e perchè le è venuta l’idea di questo libro?

«Era una persona che amava la libertà. Nato Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico nel dicembre del 1931 era nipote del gerarca fascista Achille Starace, prediletto del Duce. Persona colta e brillante, artista, ispirò insieme all’amica pittrice Novella Parigini la celebre scena della ”Dolce Vita“ con Anita Ekberg dopo che Fellini li vide immergersi nella fontana della Barcaccia alla fine degli anni ‘50. Nel 1959 pubblicò Roma capovolta, un testo autobiografico che raccontava le sue folli scorribande nell’alta società romana e contemporaneamente descriveva la realtà omosessuale nell’Italia dell’epoca. Il libro fu sequestrato dalle autorità ovviamente e la cosa focalizzò ancor più l’attenzione su di lui. Da scrittrice, attrice, giornalista e pittrice Giò ha poi sempre vissuto la sua vita nel segno della libertà, senza aderire peraltro ad alcun movimento politico».

Un personaggio trasversalmente ‘social’ come diciamo ora?

«Esatto. Merita di essere conosciuto da chi, oggi, pensa che l’essere liberi di vivere come si vuole sia sempre stato normale».

Cosa la accomuna a Stajano?

«Molto, a parte essere gay che oggi non fa notizia. La provincia ad esempio: Stajano del Salento, io di Siena e poi Roma. Lui ci arrivò negli anni della bella vita, io quando tutto era più facile. Lui lanciava messaggi in continuazione ed era capace di provocare con l’arte, esattamente come fa oggi la Abramovich ad esempio. Un modo per far riflettere su certi temi. Lo faccio anch’io. Il libro comunque non è solo il racconto della sua vita ma anche di un’Italia che non c’è più quella dei Menotti, dei Fellini, della Magnani»

Stajano frequentava Spoleto?

«Sì, certo. Il Due Mondi è sempre stato uno straordinario punto di riferimento per gli artisti»

E la fiction?

«Ci sta lavorando in Spagna uno dei collaboratori di Almodovar».

E lei? La vedremo protagonista al Festival dei Due Mondi?

«Chissà… Intanto mi rivedrete a Spoleto dove ho vissuto e dove non manco mai di fare una fuga d’amore quando posso. C’è un romantico hotel che dà proprio sul Ponte delle Torri…».

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