Dalla rassegna stampa Australia  Estero

Pocock, il rugbista che placca l'omofobia

Pocock, il rugbista che placca l’omofobia

Si è sposato con la compagna solo dopo che l’Australia ha legalizzato le unioni gay e lesbiche. Le sue battaglie civili sono ormai celebri. E’ stato arrestato, isolato, insultato: ma David non molla

David Pocock è un rugbista che – come tutti gli sportivi intelligenti – sa benissimo che la vita non finisce dove è segnata la linea che delimita il campo di gioco. David è capitano dell’Australia, una delle squadre più forti del mondo; e forse non è capitano a caso: ha personalità, carisma, usa la testa. Sa di essere un modello per molti ragazzi, anche per questo non ha paura di schierarsi.

Qualche giorno fa si è sposato con quella che ha definito «la mia miglior amica». Festa senza invitati, ma pregna di significato.

Perché David ed Emma Palandri – prima di sposarsi, mano nella mano, sotto un grande albero – hanno aspettato che il loro paese si dotasse di una legge per le unioni gay e lesbiche. L’aveva promesso nel 2010, quando già si era unito a Emma in maniera non ufficiale. Tra i primi a felicitarsi con Pocock ed Emma è stato Nigel Owens, il miglior arbitro al mondo, che da tempo ha dichiarato la propria omosessualità.

Ieri come oggi Pocock rappresenta un’anomalia nel panorama degli sportivi. E’ un attivista. Con le sue scelte quotidiane, con le sue prese di posizione, con le sue parole; David «fa politica». Negli ultimi anni più volte è andato in tivù per pronunciarsi a favore della soppressione delle discriminazioni contro gli omosessuali. Più volte è intervenuto pubblicamente per ribadire il suo sì alla legalizzazione del matrimonio egualitario.

Nel 2015, durante una partita, andò dall’arbitro e denunciò gli insulti omofonici di alcuni giocatori avversari. A testa alta, con la schiena dritta. Come quando è stato arrestato – nel 2014 – per aver manifestato con altri uomini per avere occupato un sito minerario carbonifero. Stava protestando per l’utilizzo di combustibili che liberano nell’atmosfera anidride carbonica. A trent’anni, nel pieno di una carriera ricca di successi, David sta combattendo la sua personale battaglia contro l’ingiustizia, anche a costo di interrompere il proprio percorso sportivo, come è successo nel 2017 quando – di comune accordo con la Federazione australiana – non ha vestito la maglia della nazionale.

Non è facile vivere in un contesto che spesso reputa «pericolose» le sue idee. Il compagno di nazionale, Israel Folau, poco tempo fa ha affermato pubblicamente che i gay hanno come unica destinazione l’inferno. La Federazione di Rugby l’ha isolato, mai le sue battaglie civili sono state appoggiate in maniera compatta dal movimento di cui David fa parte.

In Australia – dove avere rapporti legali con persone dello stesso sesso è legale dal 1994 – I matrimoni gay erano vietati dal 2004. Ci sono voluti tredici anni (il governo ha approvato la nuova legge nel 2017), 20 proposte di legge andate a vuoto e un referendum popolare, cui ovviamente David ha aderito. «Ora la legge è fatta – ha detto Pocock – penso che sia stata fatta anche giustizia. Dovremmo essere tutti grati agli attivisti che la hanno resa possibile, perché credo che la società così migliori».

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