Dalla rassegna stampa Cinema

COLETTE - Keira, ragazza di campagna simbolo dell’emancipazione

COLETTE – Keira, ragazza di campagna simbolo dell’emancipazione

di Maurizio Porro

Il rischio maggiore di una biografia su Colette (1873-1954) scrittrice francese candidata al Nobel nel ’48 (battuta da Eliot), nota da noi per Gigi e Chéri, era far leva sulla «carineria» da modista da Belle Époque e sul personaggio seriale e libertino di Claudine, 15enne sua alter ego che ebbe un successone anche se pubblicata con la firma del marito nobile in bancarotta.
Il pericolo è evitato da Wash Westmoreland, che ha dedicato il film al compagno Richard Glatzer con cui girò film precedenti, grazie alla verità del racconto che mette in fila molte istanze femminili, dal rapporto impari con il marito imbroglione (sarà «coppia aperta») a quel libero arbitrio artistico che porta Colette, ragazza di campagna, a una vita autonoma come attrice di cabaret in compagnia dell’eccentrica amante russa cui Denise Gough non fa mancare nulla. Certo il personaggio, che poi si riprenderà i diritti d’autore, è simbolo di un cambio di passo del 900 in quella Parigi idealizzata non solo dagli americani per la rottura dei tabù.
Nei suoi libri (La vagabonda) è narrato l’amore per la compagna e l’ambiente libertino e malinconico del music hall in cui la scrittrice si vendica dei peccati piccolo borghesi. Nulla di geniale, tutto come si deve, chiacchiere, scenate e feste, confezione di lusso ma con nastri di psicologia. Keira Knightley ci mette ostinazione, rabbia e segna sul corpo ribelle una firma oggi in 3D, mentre il marito Dominic West aiuta a giudicare senza il minimo dubbio.

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