Dalla rassegna stampa Cinema

Alla cerimonia i premiati non escono dallo schermo

La serata si è aperta con l’addio a Ennio Fantastichini, scomparso ieri

Alla cerimonia i premiati non escono dallo schermo

Tanti videomessaggi e pochi ospiti

La serata si è aperta con l’addio a Ennio Fantastichini, scomparso ieri
Poi Moretti provoca: «Posti vuoti, quando ero direttore non succedeva»

Paolo Morelli

La cerimonia di chiusura del 36esimo Torino Film Festival è iniziata con un breve e appassionato ricordo di Ennio Fantastichini. L’attore è scomparso ieri sera, dopo aver perso la sua battaglia con la leucemia, e la notizia è arrivata pochi minuti prima dell’avvio delle premiazioni, con la madrina del festival, Lucia Mascino, che con commozione l’ha annunciato al pubblico. Proprio qui, 5 anni fa, l’attore fu ospite del Tff per il film di Claudio Amendola, «La mossa del pinguino».

Dopo l’omaggio, la cerimonia ha quindi ripreso il suo ritmo serrato e sobrio, caratterizzato dalla scioltezza della direttrice, Emanuela Martini. Davanti, una sala non troppo affollata. A stemperare il clima cupo, che si era creato in sala a causa del triste annuncio, è stato il belga Guillaume Senez. Il suo film, «Nos batailles» ha ricevuto il Premio Cipputi, ma il regista non era presente e ha quindi inviato un videomessaggio. Non un semplice saluto, ma una piccola messa in scena sullo stile del celebre video di «Subterranean Homesick Blues» di Bob Dylan. Senez teneva in mano dei fogli con su scritti messaggi di ringraziamento in italiano, indirizzati al festival e alla giuria, che sono stati mostrati uno dopo l’altro. Operazione ripetuta anche in occasione della consegna del premio del pubblico. Unica differenza: la frase «grazie alla giuria» era stata simpaticamente cancellata per scrivere «grazie al pubblico».

Molti, infatti, sono stati i videomessaggi, perché i premiati erano già ripartiti quasi tutti. Situazione che purtroppo si verifica spesso alla chiusura del festival. Questa volta, però, c’è stato un «colpo»: avere Grace Passô, premiata come migliore attrice per il film «Temporada». «Io sono brasiliana — ha detto — e non posso che ringraziare la voce di Marielle Franco, uccisa senza una ragione, mentre nel nostro Paese c’è ancora Lula in prigione».

Una serata scivolata via veloce, chiusa dai ringraziamenti della madrina al festival, «per il calore e l’accoglienza», e della direttrice allo staff, al Museo del Cinema e soprattutto al pubblico.

Quello che poi è arrivato in massa al Reposi per assistere a «Santiago, Italia» di Nanni Moretti. «L’idea del film — ha detto — è nata un anno e mezzo fa. Quando, a Santiago, l’ambasciatore italiano in Cile Marco Ricci (presente in sala, ndr) mi raccontò una bella storia italiana di cui andare orgogliosi». Il film è stato poi girato tra Italia e Cile, con oltre 40 ore di interviste. «È una storia di accoglienza — ha aggiunto Moretti — da raccontare in un momento in cui in Italia si va nella direzione opposta». Poi il regista, tra il serio e il faceto, si è interrotto per commentare la presenza di alcuni posti vuoti in sala. «C’è della gente fuori, fatela entrare, mi avevate detto che era esaurito. Quando ero direttore, queste cose non succedevano». Una battuta che ha colto di sorpresa la platea. La risposta della direttrice non si è fatta attendere: «Le persone rimaste fuori le abbiamo già fatte entrare», ha detto sorridente.

E quella di ieri è stata una giornata conclusiva segnata anche dalle questioni di bilancio, con il presidente del Museo, Sergio Toffetti, che ha esultato durante la consueta conferenza di chiusura negli spazi Rai. «Nessuno se n’è accorto — ha detto —, ma quest’anno c’è stato un risparmio del 2 per cento. E grazie alla complicità del comitato di gestione, una parte di questi fondi sarà utilizzata per partecipare all’asta per il vestito di Sophia Loren in “Una giornata particolare”». La celebre vestaglia, disegnata da Ettore Scola per il costumista Enrico Sabbatini, sarà messa in vendita l’11 dicembre a Roma, da Minerva Auctions. Per aggiudicarselo, il Museo potrebbe arrivare a sborsare anche 20 mila euro. I fondi restanti, dato che il risparmio generale dal Tff di quest’anno si aggirerebbe intorno ai 40 mila euro, torneranno nella disponibilità del museo. Ma i conti saranno fatti a fine anno. Toffetti ha parlato di «gestione oculata della spesa», ringraziando lo staff del festival, e di «rispetto per le leggi», che in alcuni casi ha permesso effettivamente un risparmio, grazie al fatto di non aver rinnovato i contratti di quelle persone che avevano raggiunto il numero massimo di rinnovi per i tempi determinati.

L’edizione del festival chiusa ieri, con le repliche dei film vincitori in programma oggi al Massimo (oltre all’omaggio a Bertolucci), ha sancito anche la nascita del comparto di Torino Film Industry, giudicato più che soddisfacente dagli enti coinvolti, Torino Short Film Market, Torino Film Lab e Film Commission.

L’appuntamento con il Torino Film Festival è rimandato all’anno prossimo, con la 37esima edizione in programma dal 22 al 30 novembre 2019.


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