Dalla rassegna stampa Cinema

«Le storie al centro - È un festival operaio»

Marco D’Amore protagonista con Vinicio Marchioni di «Drive Me Home», opera prima di Simone Catania: «Un’amicizia tra due uomini che diventa infatuazione»

«Le storie al centro – È un festival operaio»

Marco D’Amore protagonista con Vinicio Marchioni di «Drive Me Home», opera prima di Simone Catania: «Un’amicizia tra due uomini che diventa infatuazione»

Paolo Morelli

Quello con il Torino Film Festival è, per l’attore Marco D’Amore, un legame «molto forte». «Qui — dice la star di Gomorra — ho debuttato con due cortometraggi scritti insieme a Francesco Ghiaccio». Ora è tornato, protagonista con Vinicio Marchioni di «Drive Me Home», opera prima del regista e produttore Simone Catania. I due attori hanno anche lavorato per la prima volta sullo stesso set, durante cinque settimane di riprese fra Belgio, Germania, Trentino, Torino e la Sicilia. Il film arriva al festival nella sezione di «Festa Mobile» dedicata alle opere promosse da Film Commission Torino Piemonte, «battezzato» ieri da Paolo Tenna, ad di Film Investimenti Piemonte.

«Ho sempre ammirato il Tff — racconta D’Amore — perché si occupa di storie e temi più che di paillettes e vetrine. È un festival operaio nell’accezione cara a Ken Loach». Un nome, peraltro, legato al festival anche per motivi «operai», dato che nel 2012 rifiutò il Gran Premio Torino per solidarietà ai lavoratori Rear durante un contenzioso con il Museo del Cinema. Il riferimento dell’attore era alla concretezza del Torino Film Festival, attento ai contenuti e alla ricerca. E l’opera di Catania mette in scena proprio una ricerca, descrivendo una stretta amicizia tra due uomini, Antonio e Agostino, che vivono all’estero ma sono costretti a tornare nella loro terra d’origine.

«Si allude anche a una infatuazione — rivela il regista — e l’innamoramento può far pensare di andare oltre, ma questo può essere declinato in molti modi, anche nell’amicizia». All’origine c’è la vicenda di Antonio (Vinicio Marchioni), che decide di tornare in Italia quando scopre che la casa dove è cresciuto sta per andare all’asta. Ritrova così Agostino (Marco D’Amore), in un viaggio che si compie sulle ruote di un tir attraverso l’Europa, con ricordi e rivelazioni, verso un approdo inaspettato. «Sono partito dalla solitudine — racconta D’Amore — e mi sono affidato alla sceneggiatura. Il sentimento più importante che ha sconvolto le nostre esistenze è proprio l’amicizia». Ed è un Marco D’Amore inedito, con capelli biondi che lo rendono quasi irriconoscibile. «Era uno degli obiettivi», scherza Simone Catania. «Mi è sembrato subito evidente — aggiunge Marchioni — che questo film parlasse di una storia d’amore amicale. È un viaggio alla ricerca di una identità, cercando un vuoto che entrambi i protagonisti avevano dentro». Sulla realizzazione del film ha pesato, in positivo, anche l’amicizia nata proprio tra i due attori. «Con Marco — dice Marchioni — abbiamo sovrapposto quello che stava succedendo sul set a quanto accadeva ai due personaggi nella sceneggiatura». Alla prima proiezione di ieri sera, tra il pubblico anche l’attore Edoardo Leo e il produttore Fulvio Lucisano. Il film, in programma ancora stamattina alle 9.30 (Massimo 1) e sabato alle 9.15 (Reposi 1), è prodotto dalla torinese Indyca, «creatura» di Simone Catania, con Inthefilm e Rai Cinema. Tra i produttori anche Giampietro Preziosa, Marco Puccioni e Michele Fornasero. [NdR il film – dove Marco D’Amore interpreta un omosessuale, chissà perchè hanno paura a dirlo – arriverà nelle sale solo ad aprile 2019)


da La Repubblica Torino

Il Freddo e l’Immortale on the road “Così siamo diventati amici sul set”

ARIANNA FINOS

In questa edizione 36 del Tff tanti racconti on the road, anche italiani. Dopo la Sardegna assolata di “ Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius è la volta di “Drive me home” di Simone Catania, girato sulle strade di un’Europa plumbea. Protagonisti Vinicio Marchioni e Marco D’amore. Uno sempre incazzato, lavora in una catena di ristoranti italiani, l’altro gira col suo camion, si cucina la pasta al fornelletto e si accontenta degli Espresso alla stazione di servizio. Da ragazzini, sul tetto della casa di uno dei due che era il rifugio, gridavano la loro diversità rispetto al paese siciliano in cui erano cresciuti. Ora sono entrambi alla ricerca delle proprie radici e per uno dei due quel casolare può essere di nuovo casa.
« Il film è un viaggio alla ricerca di due identità attraverso l’Europa — spiega Marchioni — Non solo fisico, ma anche all’interno di un’amicizia e dei sentimenti maschili che si analizzano poco e con molta superficialità. Lungo questo viaggio è nata anche una profonda amicizia tra noi attori». Per D’Amore il viaggio è stato complesso « non solo per l’altezza dei temi, ma anche per il budget ridotto. Ci è capitato alle tre di notte che si fermasse la macchina ad Anversa e di doverla spingere, di fare da attrezzisti di scena, vivere in condizioni più modeste. Ma questo ha riacceso un desiderio di pensare al mestiere come una missione. Certi film meritano il rispetto delle istituzioni » . Il film racconta anche quanto e quanto spesso i giovani lasciano il nostro paese. «I giovani che sono cresciuti con me, nel paese in cui sono nato, sono tutti all’estero. Questa casa, che è il luogo delle radici in cui hai fondato memoria e coscienza, può essere anche un altrove in cui ti senti addirittura più accolto».
Entrambi gli attori sono diventati popolari con due serie culto. Di Ciro l’Immortale di “Gomorra” dice Marchioni, il Freddo di “ Romanzo criminale”: « In una serie in cui non c’erano lati positivi, in cui non entrava luce, Marco è riuscito a infilarsi nelle crepe del personaggio, facendone intravedere l’umanità, è stato unico e incredibile » . D’Amore racconta il primo incontro con il collega: «Vinicio ha invitato gli attori di “Gomorra” il giorno dopo l’uscita al suo ristorante che è la sua casa. Ci ha offerto buon cibo, educato rispetto a quel che ci sarebbe successo. “ Romanzo criminale” per me è stato uno schiaffo. Uscito dall’Accademia mi sentivo rampante, poi ho visto questi ragazzi caricarsi il peso di una serie come quella, con una precisione e qualità che mi hanno messo in difficoltà. Vinicio, inconsapevolmente, mi ha complicato la vita».

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