Dalla rassegna stampa Cronaca

«Altro che droga l’aggressione causata da offese omofobe»

«Altro che droga l’aggressione causata da offese omofobe»

di Massimo Massenzio

Tentato omicidio a San Salvario, il ragazzo arrestato:

«Io vittima, insultato perché entravo in un locale gay»

L’accusa di tentato omicidio è stata confermata anche dal gip Ambra Cerabona, ma sull’aggressione avvenuta sabato sera a San Salvario, restano ancora molti interrogativi aperti. Durante l’udienza di convalida di ieri mattina, infatti, Marouane El Fentani, il cittadino marocchino accusato di aver ferito con un coccio di bottiglia un 17enne in via Goito, ha ribaltato completamente la versione fornita dalla parte offesa e soprattutto dai suoi amici. «Mi hanno bersagliato con insulti omofobi perché mi trovavo di fronte a un locale gay in attesa di un amico — ha detto El Fentani al giudice — Ero fermo, mi hanno urtato e poi mi hanno colpito e sbattuto a terra. Io non volevo fare del male a nessuno, mi sono semplicemente difeso». Un racconto molto diverso da quello fatto dai ragazzi, che comunque non ha evitato al 28enne marocchino la convalida dell’arresto, nonostante, secondo il gip, la versione fornita «non sia del tutto peregrina».

Determinanti risulteranno le indagini della polizia, coordinate dal pm Anna Maria Loreto. Agli investigatori gli amici di Luca (nome di fantasia), avevano raccontato di essere stati avvicinati in via Berthollet da due uomini, uno dei quali aveva insistentemente offerto una dose di hashish. Il giovane studente avrebbe rifiutato seccamente, ma la sua brusca risposta avrebbe provocato la violenta reazione dell’aggressore. Un pugno, una spinta a terra e poi l’inseguimento con in mano una bottiglia di vetro.

Luca si sarebbe divincolato, avrebbe anche perso il giubbotto rimanendo in maglietta. Una giacca che poi sarebbe ricomparsa quando El Fentani lo ha raggiunto e ferito all’addome con un coccio di vetro. Quando Luca è stramazzato a terra sono intervenuti due poliziotti fuori servizio, uno del commissariato di barriera Nizza, l’altro della questura di Roma, che hanno rincorso El Fentani e lo hanno immobilizzato. Il giovane studente, che abita con il fratello e i genitori nel quartiere Lingotto, è stato trasportato alle Molinette, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. La prognosi è di 30 giorni e, alla luce delle dichiarazioni dell’arrestato, il gip Cerabona ha chiesto agli investigatori approfondimenti, sia sulla dinamica dell’aggressione che sull’entità delle lesioni riportate. L’avvocato Emma Piccatti, che assiste El Fentani, ha chiesto – senza fortuna – che l’arresto non venisse convalidato, ritenendo di non essere stata avvisata «nei termini» dell’avvenuta nomina d’ufficio. Il giudice ha invece deciso che il 28enne marocchino, già noto alle forze dell’ordine e privo di una residenza fissa per poter essere collocato ai domiciliari, dovrà rimanere in carcere. Il suo racconto, adesso, passerà al vaglio degli investigatori. Luca verrà interrogato non appena le sue condizioni di salute lo permetteranno, ma della droga di cui hanno parlato i suoi amici, finora non è stata trovata traccia. Né in strada, né nelle tasche dell’arrestato.


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