Dalla rassegna stampa Politica

Vincenzo Spadafora: diritti e immigrati troppe concessioni divideranno

Lo studio di Vincenzo Spadafora a Palazzo Chigi ha sulla parete un Cristo morto del diciassettesimo secolo, a terra il poster di una campagna fatta quando era Garante per l’infanzia e l’adolescenza e tra gli scaffali “La politica nell’era dello storytelling” di Christian Salmon. L’ex consigliere per gli Affari istituzionali di Di Maio ai tempi della vicepresidenza della Camera, ora deputato M5S e sottosegretario per le Pari opportunità e i giovani, ha lanciato la campagna contro la violenza sulle donne partendo dalle ragazze: «Non c’è alcun taglio dei fondi, metà dei 33 milioni previsti in manovra andranno ai centri antiviolenza, che abbiamo censito attraverso il Cnr. L’altra metà servirà per un fondo destinato alle vittime, con cifre non simboliche, e per la nascita di centri di primo soccorso dove le donne possano trovare subito rifugio, supporto psicologico e legale».

Perché ha scelto le ragazze del volley per la campagna informativa?

«Mi ha colpito un dato nella ricerca Ipsos che abbiamo fatto. La fascia d’età che vive di più con in testa lo stereotipo della donna oggetto è quella tra i i 16 e i 25 anni. Siamo di fronte a un arretramento culturale».

Terra da coltivare a chi fa il terzo figlio, un ministro che fa dichiarazioni contro la 194, un disegno di legge che penalizza donne e bambini in caso di divorzio. È un arretramento culturale cui il governo di cui fa parte non pare sottrarsi. Come ci convive?

«La base per restare all’interno di questo governo è la consapevolezza che il Movimento e la Lega sono due forze rigorosamente alternative.

Non potrei rimanere se il percorso prevedesse un’alleanza futura. È solo questo che ci consente oggi di accettare provvedimenti che se fossimo al governo avremmo fatto diversamente».

Avevate presentato emendamenti al dl sicurezza che dovrebbero starle a cuore, come quello sull’accesso dei minori al circuito Sprar. Perché ritirarli?

«Il decreto era in scadenza, ma glielo dico sinceramente: su molte cose non siamo solo noi a non ritrovarci. È il nostro stesso elettorato».

Avete lottato abbastanza?

«No, spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi che potevano caratterizzare la nostra azione. E lo abbiamo fatto già dall’inizio, al momento della scrittura del contratto».

Come il tema dei diritti, che in

quel contratto non è entrato?

«È vero che mancano del tutto.

Penso ai diritti Lgbt, che vanno affrontati dal punto di vista legislativo e da quello culturale. Ma, se questo governo non farà passi avanti, posso garantire che non consentiremo passi indietro. Dico di più: esaurite le priorità del contratto, penso che l’anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia».

Con la Lega? Ne è certo?

«È un problema sotto gli occhi di tutti e affrontarlo non è in contraddizione con quanto dichiarato da alcuni leghisti».

Dieci associazioni Lgbt l’hanno criticata. È una foglia di fico come dicono?

«No, e le spiego perché. Per le persone Lgbt si può fare molto a livello ministeriale, ed è per questo che ho istituito un tavolo a Palazzo Chigi, portando molte persone di quel mondo a riunirsi nella sala Verde. I commessi non avevano mai visto nulla del genere. In più, io resto a favore delle adozioni omosessuali, ma sono consapevole di muovermi in un perimetro che mette un dito nell’occhio al mio caro amico Fontana, che è ministro della Famiglia e non la pensa come me. Mi turo il naso perché so che arriverà un momento in cui le nostre strade si separeranno».

Torniamo al problema culturale e al ddl Pillon. Che farete?

«Quella legge così com’è non passerà mai. Il modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con quello che penso io e che pensa il Movimento, ma collide con la realtà. E io ho sempre pensato che la classe dirigente debba leggere la realtà e non cercare di riportarla indietro. Alcune di queste proposte vanno ben oltre quanto possiamo reggere e non vedranno la luce».

Lei è cattolico praticante.

«Sì, e questo non mi impedisce di criticare le ingerenze della Chiesa su certi temi. E di pensare che quando sei al governo la tua responsabilità politica deve valere per tutti».

Lavorerete sul fine vita?

«Dobbiamo avere un confronto interno su questo. Sarebbe sano che il Movimento utilizzasse questo tempo di governo per definire la sua identità culturale. Finora abbiamo goduto di un consenso trasversale che si sta polarizzando. Alcuni tornano a destra, verso la Lega. Noi non dobbiamo perdere l’occasione di presidiare temi che a Salvini non interessano e che il Pd è troppo impelagato nel suo congresso per difendere».

Minacciate di cacciare chi li presidia, però.

«Quello che rischiano i cosiddetti dissidenti è dovuto alle modalità, non alle questioni che pongono, ci mancherebbe. Quello che ha preoccupato il capo politico è il modo. Anzi, credo che i parlamentari vadano coinvolti di più, che debba esserci continua condivisione tra governo e gruppi.

Al nostro interno ci sono sensibilità e risorse da valorizzare».

Non faremo passi avanti sui temi civili ed etici? Forse, ma nemmeno indietro.

Mi turo il naso e aspetto tempi migliori La legge Pillon così com’è non passerà mai.

Il modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con le idee del M5S, ma con la realtà

Annalisa Cuzzocrea,

24/11/2018

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