Dalla rassegna stampa Politica

«I comitati civici? Siamo già a 380 Chi teme per l’Italia guardi a noi»

L’INTERVISTA

«I comitati civici? Siamo già a 380 Chi teme per l’Italia guardi a noi»

di Maria Teresa Meli

Scalfarotto: aperti a tutti, non siamo il Pd

ROMA Ivan Scalfarotto, anche lei ha disertato l’Assemblea Pd?

«No, sono arrivato in tarda mattinata da Torino perché avevamo una riunione dei comitati civici».

I comitati «Ritorno al futuro», quelli che lei coordina, quanti sono adesso?

«Sono 380 comitati, nati in tre settimane e sparsi un po’ in tutta Italia».

È previsto un appuntamento nazionale?

«Intanto ci stiamo muovendo sul territorio. Abbiamo fatto un’iniziativa quando Battiston è stato rimosso dall’Agenzia spaziale italiana in nome della libertà di scienza, abbiamo sostenuto la manifestazione “Sì Tav” a Torino e firmato una petizione per rimettere in piedi “Casa Italia” subito dopo i danni del maltempo».

Niente grande raduno?

«In primavera ci sarà una riunione di tutti i comitati».

Ma i comitati sono «compagni di viaggio» del Pd ?

«Direi di sì, ma guardano anche ad altri partiti. C’è una differenza: la politica si divide sui contenuti, il civismo si unisce sulle regole, a prescindere da come la si pensi. I cittadini che hanno messo mano al portafoglio per pagare la mensa di Lodi ai bambini extracomunitari o il gesto della signora Rosaria che ha difeso quell’immigrato sulla circumvesuviana non sono gesti di parte. Prima di questo governo le regole erano condivise e poi ci si divideva sui contenuti, ora non è più così».

Dunque il Pd da solo non basta più.

«Ormai non basta più dire: “Vieni al Pd, vieni a Sel, prenditi la tessera …”. Probabilmente le persone che erano in piazza a Torino nemmeno l’avrebbero voluta la tessera del Pd oppure avevano tessere diverse in tasca. Il civismo va al di là delle appartenenze politiche. Si può essere del Pd e aderire ai nostri comitati ma si può venire anche da altre esperienze politiche».

I comitati sono il partito di Renzi?

«Ma no. La verità è più semplice e senza dietrologie: ci possono essere persone che hanno idee diversissime sulle politiche del lavoro e sulle politiche fiscali e che però vogliono vivere in un Paese non razzista, non autoritario e che non si trasformi nell’Ungheria. A queste persone non puoi dire vieni nel Pd perché magari ti dicono “non mi interessa o ho un’altra idea politica”. Per questo nascono i comitati».

Questo spiega perché Taradash ha fatto un comitato.

«Certo. Si pensi ai quarantamila di Torino. In quella piazza c’era gente di tutte le età e di tutte le posizioni politiche».

I comitati comunque non nascono contro il Pd?

«Se a un comitato si avvicina un iscritto del Pd nessuno lo caccia, è ovvio, però l’idea è di andare oltre il Pd, di andare a parlare con quel pezzo dell’Italia che è molto preoccupato che il Paese vada su una deriva da democrazia illiberale. A Lodi gli italiani si sono indignati, anche a Torino o a Roma, ma sono rimasti episodi locali, sarebbe bello metterli tutti in connessione, mettere in rete quel malessere e quel desiderio di difendere i pilastri del nostro vivere civile».

Ricapitolando: non è il partito di Renzi, anzi, non è un partito, ma si rivolge a tutte le forze politiche?

«È un movimento che può parlare con persone di tutte le opinioni. E non è un partito perché come comitati non ci vogliamo sostituire alle tradizionali forze politiche. Siamo pronti ad avere rapporti con tutti».

Tranne?

«Sicuramente non con la Lega e i 5 Stelle».

Se i comitati non devono fare politica perché questa preclusione?

«Perché, per esempio, noi non stiamo con chi elegge un’indagata per istigazione all’odio razziale a presidente per la Commissione dei diritti umani».

Andrete alle Europee per conto vostro?

«Certamente no».

La piazza di Torino

«Si pensi alla piazza Sì Tav di Torino: lì c’era gente di tutte le età e posizioni politiche»

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