Dalla rassegna stampa Costume

DOPO IL SÌ ALL’ADOZIONE - Le mamme gay «Aspettiamo un altro bebè»

DOPO IL SÌ ALL’ADOZIONE – Le mamme gay «Aspettiamo un altro bebè»

verona
Qualche giorno fa la notizia che il tribunale dei minorenni le ha riconosciuto l’adozione del figlio della compagna. La donna ora spiega che la famiglia si allarga perché anche lei è incinta.

Riconosciuta mamma del figlio della «moglie» «Ora avrà un fratellino: sono incinta anch’io»

La prima famiglia omogenitoriale di Verona si allarga

VERONA Gioele è arrivato ventidue mesi fa. A gennaio compierà due anni e, per allora, avrà un fratellino. Intanto da qualche giorno ha una mamma in più. Non che lei sia mai mancata: è stata presente fin dal giorno della nascita. Ma adesso è così anche per la legge, dopo la decisione del tribunale minorile di Venezia (il caso seguito dagli avvocati Umberto Saracco e Valentina Pizzol). È il primo caso di famiglia omogenitoriale «legalmente riconosciuta» in provincia di Verona, la terza in Veneto. Quella di Anastasia con la sua Cristina (i nomi sono di fantasia, per proteggere l’anonimato del bambino e del nascituro) è una storia d’amore che dura da nove anni.

Anastasia, come è maturata la decisione di diventare madri?

«Non è stato qualcosa arrivato all’improvviso, come ogni coppia c’è stato un grande dibattito tra mia moglie e me. Personalmente ho sempre avuto il desiderio di maternità. Lei invece era meno interessata, ma con il tempo ha cambiato idea».

Ma la scelta di rimanere incinta alla fine è stata della sua compagna…

«Si è trattato di un caso, naturalmente benvenuto. Abbiamo programmato a lungo l’evento, abbiamo aspettato di avere entrambe una certa solidità economica, di essere assunte a tempo indeterminato. Solo che è arrivato prima il suo contratto e così ha avuto la possibilità di prendersi prima il congedo. Ma avevamo già deciso che, nel caso avessimo potuto permettercelo, avremmo affrontato una maternità a testa».

E infatti ora tocca lei.

«Mia moglie è rimasta incinta al primo colpo, anche nel mio caso ho avuto fortuna in fretta».

Quando nascerà?

«I nove mesi scadono il 25 dicembre, dunque a Natale».

Come avete fatto per la gravidanza?

«Siamo ricorse entrambe alla fecondazione assistita con donatore anonimo. Tutto in Italia».

Lei è ora già madre «a tutti gli effetti». Cosa cambia?

«La nostra preoccupazione era di natura legale. Io mi sono sempre sentita mamma di Gioele come mia moglie. Ma cosa succede se sta male, se accade qualcosa che non le permette più di esprimere la sua volontà?»

I tutori a quel punto chi sarebbero stati? I nonni?

«Sì, e sia chiaro: con i miei suoceri ho un rapporto splendido. Loro ci appoggiano da sempre e mi hanno sempre assicurato che mi avrebbero considerato in ogni caso come la mamma di Gioele. Ma questo non basta: fino a qualche giorno fa, se avessi avuto bisogno di andare a prendere mio figlio all’asilo avrei dovuto avere una delega. Senza contare le difficoltà che avrei avuto con i medici e all’ospedale».

Lei usa termini come «moglie» e «suoceri». Siete sposate all’estero?

«No, abbiamo fatto un’unione civile nel comune dove risiediamo. Non appena c’è stata la nuova legge ne abbiamo approfittato. Ma ci sentiamo così, una famiglia normale».

È accaduto di recente che dei comuni si siano opposti alla registrazione in anagrafe, temete un ricorso?

«No, assolutamente. Abbiamo un buon rapporto con la nostra amministrazione e con alcuni degli assessori, so che non si opporranno. Forse a Verona città sarebbe andata diversamente… Al momento l’unica che può fare ricorso è mia moglie. Cercherò di non farla arrabbiare (ride)»

La vostra relazione è pubblica, per chi vi conosce, da anni. Mai avuto problemi?

«No, un po’ forse per il contesto in cui viviamo, un po’ perché siamo molto discrete. Non abbiamo mai avuto la necessità di ostentare. Non giriamo sventolando la bandiera arcobaleno».

Qualcuno vi ha mai fatto la classica obiezione secondo la quale per un bambino è sempre meglio avere un padre e una madre?

«Sì, molte volte. Ma sono convinta che qualsiasi bambino abbia la fortuna di avere almeno un bravo genitore che gli dedichi tempo e attenzione crescerà bene. Certo, verrà il momento in cui ci farà la domanda, ci chiederà perché non ha un papà».

E cosa gli risponderete?

«Che se lui c’è è perché c’erano due persone che si volevano bene, esattamente come è successo per i suoi compagni di classe».


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