Dalla rassegna stampa Teatro

Zeffirelli, un «Rigoletto» inedito per il teatro del sultano

…Franco, 95 anni a febbraio, da quasi venti convive con i malanni. Le cure mediche lo hanno tenuto in vita e tolto quasi la parola…

L’OPERA IN SCENA ALLA ROYAL OPERA HOUSE MUSCAT
Zeffirelli, un «Rigoletto» inedito per il teatro del sultano

Valerio Cappelli

ROMA Arrivano gli ospiti e vogliono la foto ricordo accanto al maestro. E poi, nella villa di Franco Zeffirelli, si fanno i selfie senza creature umane ma con immagini, con le foto del grande regista accanto ai giganti del ‘900, Liz Taylor e Pavarotti, Streisand e Visconti, Eduardo e Nureyev, Bernstein e Kleiber, naturalmente Maria Callas, e poi i politici, Clinton, Ciampi e Berlusconi la cui cornice sovrasta quella riservata a Putin.

Siamo qui perché alla Royal Opera House di Muscat, capitale del ricco sultanato in Oman, nel settembre 2020, per i 50 anni del regno di Qaboos bin Said Al Said, Franco Zeffirelli metterà in scena il Rigoletto. È uno spettacolo la cui origine risale al 2011, ma non fu mai rappresentato dunque è inedito, il suo quarto Rigoletto dopo Genova (1957), Londra e Trieste.

Una coproduzione di Arena di Verona, Opera di Roma, Vilnius e Zagabria. Franco fa il suo ingresso in carrozzina, sotto di lui scodinzola Blanche (citazione da Tennessee Williams), un jack russell la cui sorella abbaia come solo alcune voci liriche: è stata lasciata in camera, per lei no party. Elegante, il maestro indossa giacca e foulard, e una camicia in cachemire con la goccia ricurva che richiama l’Islam. Agli ospiti, nel giardino perfettamente curato, in questo primo sole dopo mille saette, aiutato da un assistente dice con i suoi guizzanti occhi azzurri: «Mi fate coraggio che siate qui per me, mi scuso per la voce, vorrei stare meglio. Sono vecchio, ma non ho intenzione di mollare». «È ancora lì che vuole lavorare, è la cosa che lo tiene in vita», dice amorevolmente Pippo, uno dei suoi due figli adottivi, ne custodisce l’eredità artistica, vicepresidente della Fondazione Zeffirelli.

Franco, 95 anni a febbraio, da quasi venti convive con i malanni. Le cure mediche lo hanno tenuto in vita e tolto quasi la parola. Il suo assistente alla regia è Stefano Trespidi: «Tra noi c’è un rapporto emotivo, comunichiamo con uno sguardo, una parola e capisco le sue intenzioni».

Dieci anni fa disegnò i bozzetti, poi elaborati al computer. Che Rigoletto sarà? «Si ritrovano i tratti di magnificenza e di estetica di Zeffirelli, rispetto del libretto, taglio cinematografico e allo stesso tempo intimismo».

Interni luminosi, esterni notturni. Nel primo atto colonne istoriate del palazzo ducale, putti nudi (verranno coperti per ragioni di censura), una scalinata con inserti di lame d’oro e di rame; il secondo atto è il cortile della casa, che diventa una «prigione» per Gilda; nel finale sulle rive del Mincio il relitto di una nave simboleggia la distruzione, e rimanda a certi dettagli del Giorgione.


da La Repubblica

OMAN E OPERA IL RITORNO SILENZIOSO DI ZEFFIRELLI

Rodolfo di Giammarco

Ci voleva l’annuncio della sua regia di un nuovo Rigoletto prodotto e inscenato nell’Oman nel 2020 per spingere Franco Zeffirelli, 95 anni, a un incontro pubblico nel salone tappezzato di foto di grandi della scena al pianterreno della statuaria villa sull’Appia Antica. Il Maestro pensa sempre al lavoro, anche se parla molto sottovoce perché affaticato ai polmoni e soggetto a lievi scompensi cardiaci, e s’esprime a gesti, distribuisce continui sorrisi, stringe la mano ai tanti ospiti e addetti affluiti a un annuncio condiviso da uno stato arabo e da più istituzioni italiane, con partner europei.
La futura nuova edizione del Rigoletto, melodramma cui aveva già messo mano tre volte a Genova, a Trieste e a Londra, si riallaccerà alla sua passione per il belcanto cui per ultimo s’era dedicato nel 2012, per un Don Giovanni a Verona.
Le ragioni di salute lo hanno poi convinto a un rallentamento degli impegni e a un convergere delle attenzioni sulla nascita della sua Fondazione, di cui è vicepresidente uno dei suoi due figli adottivi, Pippo Corsi Zeffirelli, che gli è scrupolosamente vicino, lo accompagna, e ieri, guidandolo, ha parlato in sua vece. A creare le premesse di un’altra grande impresa dell’artista 95enne è una committenza legata al successo della sua Turandot che nel 2011 inaugurò il Royal Opera House di Muscat, capitale dell’Oman, il cui odierno direttore Umberto Fanni ha pensato bene già da due anni di rilanciare uno dei progetti iniziali di Zeffirelli, l’opera verdiana, di cui erano predisposti i vari e splendidi bozzetti, ora rigenerati col computer e posti in mostra nella villa (con correttivi da apporre lì dove i putti sospesi in aria sono da “vestire”, per il pudore islamico). Un invariato team di fedeli collaboratori di Zeffirelli, costituito dall’assistente alla regia Stefano Trespidi, dall’assistente scenografo Carlo Centolavigna e dal costumista Maurizio Millenotti, ha a più riprese incontrato il Maestro, ed è stato concepito un impatto visivo all’insegna di un’innovazione della tradizione tenendo conto del marmo e del legno dell’Opera House, di coralità di respiro cinematografico, di oscuri e misteriosi esterni, di intimità per alcuni personaggi.
Alle scenografie collaborerà l’Arena di Verona, ai costumi penserà il Teatro dell’Opera di Roma. Il debutto è previsto per il settembre 2020 a Muscat, con repliche a Verona e Roma, e presso i primi coproduttori, il Teatro Nazionale dell’Opera della Lituania di Vilnius, e il Teatro Nazionale Croato di Zagabria. Come sarò il Rigoletto di Zeffirelli?
Attraversato da pulsioni, ossessivo, ma non cupo.

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