Dalla rassegna stampa Cinema

Chloë Grace Moretz a 21 anni è pronta al grande salto

… Nessuno dovrebbe permettersi di dare per scontato le preferenze sessuali degli altri, magari proiettando su di loro le proprie ossessioni…

Chloë Grace Moretz a 21 anni è pronta al grande salto

E con cameron post può riuscirci

Gioca nel campionato più impegnativo e esclusivo. Lo stesso della decana di tutte, Elizabeth Taylor, dove le campionesse portano nomi come Jodie Foster, Jennifer Connelly, Winona Ryder, Kirsten Dunst, Natalie Portman, Scarlett Johansson, Kirsten Stewart. Arrivate sotto le luci della ribalta da giovanissime, in alcuni casi ancora bambine e sopravvissute con successo al passaggio in prima linea. Chloë Grace Moretz non aveva ancora compiuto cinque anni quando ha iniziato a recitare, a otto si è fatta notare come Chelsea Lutz con Amityville Horror, a tredici si è conquistata il primo ruolo da protagonista, la Hit Girl di Kick Ass, senza macchia e senza paura capace di sgominare bande di criminali al fianco del Big Daddy Nicholas Cage. Ha imparato presto la prima lezione di Hollywood: da quelle parti si gioca per vincere se si è capaci di acquisire il passo della maratoneta, troppe le meteore che si perdono per strada.

Amministrare il talento è un’arte in cui la ragazza, 21 anni compiuti lo scorso febbraio, si sta esercitando con ottimi risultati. E, dopo una quarantina di film — guidata anche da registi come Martin Scorsese (Hugo Cabret), Tim Burton (Dark Shadows), Olivier Assayas (Sils Maria) — si è presa un sabbatico di un anno e mezzo: «Per capire cosa veramente mi interessa in questo momento della vita e aiutarmi a comprendere chi sono e cosa voglio». Pausa di riflessione utile a scegliere i due film successivi. Un nuovo horror (ne ha già all’attivo cinque, tra cui Blood Story e Lo sguardo di Satana – Carrie), ma molto d’autore: il remake del classico di Dario Argento firmato Guadagnino, Suspiria (arriverà nelle nostre sale in gennaio, in piena atmosfera pre-Oscar) dove interpreta la studentessa Patricia Hingle. «La cosa più vicina a un moderno Stanley Kubrick che ho visto, vi porterà in un mondo simile a quello di Shining in molti modi, sarete impiantati nel cervello di un filmmaker che vi farà vedere cose mai viste prima. Io recito quasi sempre in tedesco, sembro una persona molto diversa, farete fatica a riconoscermi». L’altro è l’opera seconda di una regista di origini iraniane poco più che trentenne, Desiree Akhavan, figlia di rifugiati dalla rivoluzione khomeinista, che è stato il caso all’ultimo Sundance Festival, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria: La diseducazione di Cameron Post (appena uscito da noi) , tratto dal romanzo di Emily M. Danforth, cronaca verissima, anche se incredibile, della rieducazione di giovani ragazzi omosessuali in un centro religioso, chiamato «God’s Promise». Il suo personaggio,la Cameron del titolo, ci finisce dopo essere stata beccata a una festa di scuola mentre bacia un’amica. Quando la regista glielo ha proposto («Avere lei in quel ruolo ha reso tutto credibile: si è reinventata, ha regalato una forza unica al personaggio e al film. È lontana dall’immagine stereotipata della giovane lesbica e questo rende la sua Cameron più vera»), l’attrice non ha avuto esitazioni. Era proprio un lavoro così che stava cercando: sorprendente e naturale insieme.

Il film è ambientato nel Montana del 1993 (ma la pratica delle terapie di conversione dei gay è tuttora legale in Usa in 36 stati), nel cuore dell’America profonda, ottusa e bigotta che lei conosce bene. Ci è nata (in Georgia, ad Atlanta, nel 1997), figlia di un’infermiera e di un chirurgo plastico. Ne ha fatto diretta esperienza grazie a due dei quattro fratelli maggiori Brandon, Trevor, Colin e Ethan (che, racconta spesso, le hanno fatto un po’ da papà, un po’ da bodyguard, un po’ da complici). «La forza del film è portare luce nelle tenebre. Avendo due fratelli gay e essendo cresciuta a contatto con la comunità lgbt mi è sempre risultato chiaro che l’umorismo e un tocco di leggerezza possono essere strumenti importanti per reagire contro l’intolleranza e gli ostacoli. La leggerezza aiuta a trovare una via d’uscita dall’oscurità, a superare i momenti duri». Anche di questi ha esperienza diretta. Quando aveva undici anni la madre Teri ha affrontato un tumore al fegato, poco dopo il padre se ne è andato da casa. «Tutto questo mi ha aiutato a capire che i genitori non sono figure divine. Non sono stati scelti dal cielo. Sono umani. Sono esseri umani, possono sbagliare, possono morire in ogni momento. Fanno errori. Piangono. Litigano. Questo, fin da bambina, ha messo tutto nella giusta prospettiva».

Si racconta volentieri, quindici anni di contatto con la stampa l’hanno, per così dire, vaccinata. E ha imparato a fissare confini precisi. «Siamo tutti esseri umani, cerchiamo le persone giuste di cui innamorarci, e di essere la miglior versione di noi stessi. Nessuno dovrebbe permettersi di dare per scontato le preferenze sessuali degli altri, magari proiettando su di loro le proprie ossessioni. Perché non lasciare semplicemente libere le persone di essere quello che sono?». Traduzione: sul privato non si va. In tema di maschi, in compenso, regala risposte notevoli, che paiono prese in prestito alle ragazze toste dei suoi film. «Anche nella vita reale sono una donna alfa. Ho imparato tecniche di autodifesa, so come maneggiare un’arma. Questo può allontanare i ragazzi, si sentono privati di compiti solitamente maschili. Ma sono alta un metro e 60 e chiedo spesso il loro aiuto per spostare pesi e oggetti. Questo li tranquillizza».

Parla decisamente più volentieri della madre, «la donna che ammiro di più, ha cresciuto me e i miei fratelli da madre single, ho imparato osservandola il significato della parola femminismo. Che per me vuol dire collaborazione tra uomini e donne in nome dell’uguaglianza». In quanto a modelli artistici, anche qui idee chiarissime. Ieri Audrey Hepburn («Ho visto da bambina Colazione da Tiffany, ho intuito cosa riusciva a fare sullo schermo, il modo in cui guardare il suo viso ti rende felice, e ho capito che volevo farlo anche io»). Oggi Julianne Moore. «Attrice straordinaria e grande amica: quando mi serve un consiglio è a lei che mi rivolgo».

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