Dalla rassegna stampa Media

Utero in affitto – Pro Vita risponde a Vladimir Luxuria

Utero in affitto – Pro Vita risponde a Vladimir Luxuria

Blitz Quotidiano ha pubblicato su YouTube una “intervista doppia” a Pro Vita e a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria.

Poiché la Redazione ha ritenuto di dover tagliare parte delle dichiarazioni rilasciate dalla nostra Francesca Romana Poleggi (presentata come fondatrice di Pro Vita, in realtà co-fondatrice, insieme al Presidente Toni Brandi e ad altre persone) e ha lasciato l’ultima parola a Guadagno, vogliamo in questa sede offrirle la possibilità di completare i discorsi che risultano appena accennati, e con l’occasione replicare alle affermazioni del suo interlocutore.

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1- La decisione della Raggi di censurare e multare i manifesti contro l’utero in affitto.
Non solo, come ho detto, è discriminatoria nei confronti di chi esprime liberamente un’opinione e quindi lede l’art.21 Cost. La censura di quei manifesti compie una sorta di apologia di reato in quanto il messaggio palese di Pro Vita è la condanna di coloro che violano l’art.12, comma 6, l. 40/2004, che vieta – appunto – l’utero in affitto.

Da un lato, in quei manifesti non c’è alcun giudizio di valore sulle persone con tendenze omosessuali di per sé; dall’altro non esiste nella legge positiva e men che meno nella legge naturale, né per loro né per altri, il “diritto a un figlio”. Perciò il manifesto non lede alcun diritto. Piuttosto esiste in natura il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre.

2- L’utero in affitto è una pratica violenta
Guadagno parla di «linguaggio violento che istiga all’odio»: ma non è il linguaggio del manifesto a essere violento. È l’utero in affitto una pratica violenta nei confronti di donne e bambini e quindi odiosa.

Quanto all’immagine “sconvolgente” del bambino che piange: ha mai protestato qualcuno per le fotografie pubblicate dall’Unicef che ritraggono i bambini africani scheletrici e con gli occhi pieni di mosche?

3- È vero, i bambini non sono sugli scaffali: vengono assemblati su ordinazione
Dice Guadagno che non esiste un «supermercato con i bambini sugli scaffali»: vero! Esistono i cataloghi dei venditori di ovuli e spermatozoi, con tanto di foto e caratteristiche genetiche. Lì i compratori scelgono “gli ingredienti”. Se vogliono e se possono aggiungono del loro (se offrono loro stessi parte dei gameti) e poi il bambino viene assemblato su un vetrino. Ha quindi ragione, Guadagno: il bambino non sta sugli scaffali, viene fatto su misura, a richiesta. E – come ormai si usa in tutte le cliniche che fanno fecondazione artificiale – si producono un certo numero di bambini a livello embrionale, si scartano eugeneticamente quelli non graditi, se ne congelano alcuni “di riserva” e se ne impiantano due o tre, sperando che attecchiscano. Difficilmente si annideranno tutti. Anzi. La fecondazione artificiale riesce 1 o 2 volte su 10 tentativi (e di tutti quei morticini a nessuno importa). Ma nel caso poi se ne impiantassero troppi si procederebbe ad aborto selettivo (e la donna che ha dato l’utero in affitto non si può rifiutare).

4 – La falsa distinzione tra utero in affitto e maternità surrogata
Guadagno sostiene di essere contrario all’utero in affitto, ma favorevole alla maternità surrogata offerta da donne che, economicamente indipendenti, volontariamente, in Paesi dove venga garantito il rispetto delle regole, forniscano il loro utero per custodire e partorire un figlio a coppie sterili o omosessuali.

Mostra di essere molto poco informato:

Donne che danno l’utero gratis non esistono: c’è sempre un più che congruo rimborso spese, in cambio: e “quei soldi servono per…”, cioè c’è un bisogno, una necessità che le costringe. Se certi diritti sono “indisponibili” è proprio per tutelare i soggetti più deboli e fragili: perché, ad esempio, il diritto alle ferie del lavoratore è irrinunciabile?
In qualche caso è capitato che, davvero gratis, qualche parente (madre , sorella) abbia offerto il grembo per la figlia o il fratello. Una volta nato il bambino si sono scatenate controversie aspre, anche legali: se già le nonne a volte discutono con i figli a proposito dell’educazione dei nipoti, immaginiamo in casi come questi cosa accade. E a quel bambino chi glielo spiega che lui è “figlio della nonna” e “fratello della mamma”?
Guadagno dovrebbe andare a leggere i contratti che firmano “volontariamente” le madri surrogate nei Paesi “civili” dove l’utero in affitto è “regolato dalla legge”: contratti capestro, che rendono la madre surrogata schiava dei committenti per tutta la durata della gravidanza.
E comunque i bambini non si comprano e neanche si regalano: non sono oggetti.
Infine, la Redazione di Blitz Quotidiano non ha tenuto conto delle gravi questioni neuro – biologiche che sorgono con l’utero in affitto, cui ho accennato durante l’intervista:

La madre surrogata è bombardata di ormoni per poter favorire l’impianto di un embrione che non ha geneticamente niente che le appartiene.
Lo stress e le elevate dosi di cortisolo rilasciate dalla madre surrogata (che fa del tutto per non affezionarsi al bambino che ha in grembo) vanno a danneggiare la psiche della madre stessa e l’apparato neurovegetativo del feto. Stress che si accentua al momento del distacco dopo la nascita, e per il piccolo nel momento in cui gli viene a mancare il contatto con la mamma e il suo latte.
Il bambino venduto (o regalato) a seguito di utero in affitto
contrae vere e proprie patologie psichiatriche.
E tutto questo, se anche non ci fosse la psichiatria perinatale a spiegare certe patologie psichiatriche che insorgono nei bambini che subiscono alla nascita certi traumi, basterebbe il buon senso per capirlo.

Per tutti questi motivi, anche intellettuali omosessuali di rilievo hanno condannato l’utero in affitto. In Francia Jean-Mathias Sargologos, Sébastien de Crèvecoeur e Jacques Duffourg-Müller; in Usa, militanti gay di fama internazionale come Gary Powell e femministe storiche come July Bindel, hanno pubblicamente invitato la comunità LGBT a fare un passo indietro rispetto all’utero in affitto e a condannare questa turpe pratica senza se e senza ma.

Dovrebbero rendersi conto – e qualcuno magari lo potrebbe spiegare a Guadagno – che gli omosessuali sono strumentalizzati da chi ha vero interesse alla diffusione di questo ignobile mercimonio: l’industria della fertilità, che fa miliardi sulla pelle di donne e bambini e che manda avanti i gay – con la loro potenza mediatica per la rivendicazione dei “nuovi diritti” – per sdoganare l’utero in affitto, della cui legalizzazione beneficeranno anche tante coppie etero super ricche che garantiranno così per sempre ingentissimi profitti ai suddetti intermediari.

5 – Una famiglia, giuridicamente, non è un “nucleo affettivo”, come invece dice Guadagno.
Infine, un’ultima nota sul concetto di famiglia illustrato da Guadagno.

Nessuna norma italiana definisce la famiglia come un nucleo affettivo. Anzi, alla legge dell’affetto e dei sentimenti non importa proprio niente. Alla legge interessa solo il legame stabile di un uomo e una donna che decidono di procreare e allevare bambini (per motivi sociali e di ordine pubblico).

I “nuclei affettivi” sono comunità di vario genere che hanno la tutela giuridica riservata agli enti di fatto, ma che non sono famiglie.

Su una cosa ha ragione Guadagno: è vero che tutti possono dare affetto, medicine, libri e cantare ninne nanne ai bambini. Sono bravissimi a farlo anche gli assistenti sociali che operano negli orfanotrofi.

Francesca Romana Poleggi

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