Dalla rassegna stampa USA  Estero

Come e perché Trump fa la guerra alle persone transgender

Come e perché Trump fa la guerra alle persone transgender

Un articolo del New York Times, uscito domenica scorsa, ha svelato un progetto dell’amministrazione Trump che, di fatto, priverebbe circa un milione e mezzo di americani del loro diritto a essere identificati con la propria identità di genere. Tecnicamente, si tratterebbe di una nota per rendere più chiaro il Title IX, un emendamento del 1972 alla legge sui diritti civili del 1964, fatto per includere tra le discriminazioni vietate anche quelle basate sul sesso delle persone.

O maschio o femmina
Secondo il ministero della sanità federale, il sesso di una persona, per tutto ciò che riguarderà il suo rapporto con la macchina governativa, sarà definito come “maschio o femmina in base ai tratti biologici immutabili, identificabili alla nascita o prima”. Quindi per il governo federale americano il genere di una persona sarà quello “scritto sul certificato di nascita originale, ad eccezione dei casi basati su prove biologiche”.

Questo dovrebbe servire, a detta dei promotori, a “uniformare” il concetto di sesso della persona, dato che durante gli anni di Obama sarebbe stata “erroneamente” inclusa la definizione di identità di genere, e con essa tutte le protezioni. Per ottenere una piena “copertura” e una “uniformità” da parte dei tribunali, la nota chiede che questo standard venga adottato anche dai ministeri dell’istruzione, della giustizia e del lavoro.

Transfobi al governo
Roger Severino, il direttore dell’ufficio per i diritti umani del ministero, non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sul tema, ma, prima di assumere l’incarico nella presente amministrazione, aveva definito con l’espressione “ideologia radicale di genere” la proposta di permettere alle persone transgender di usare il bagno secondo la propria identità di genere. Inoltre, lo stesso Severino in un suo articolo del 2016 aveva già fatto proposte per cui “il termine sesso non possa essere interpretato in alcun modo come identità di genere”.

Anche le posizioni del procuratore generale (equivalente, con le dovute distinzioni, al nostro ministro della giustizia) Jeff Sessions non danno troppe speranze al fronte per la difesa dei diritti delle persone trans: nell’ottobre del 2017 aveva già scritto una nota alle varie agenzie per stabilire che le leggi che proibiscono discriminazioni sul posto di lavoro non coprono l’identità di genere “in quanto tale”.

“Non ci cancellerete”
La proposta svelata dal New York Times non ha tardato a provocare una più che comprensibile reazione da parte delle associazioni per i diritti delle persone trans e, in generale, degli attivisti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) e di quelli per i diritti civili. Poche ore dopo l’uscita dell’articolo, era già diventato virale l’hashtag #WontBeErased e già durante la serata di domenica si erano organizzate due manifestazioni: una a New York e una a Washington, dove alcune centinaia di persone hanno gridato lo slogan “non ci cancellerete” di fronte alla Casa Bianca.

“Questa non è una questione rossa o blu [i colori che rappresentano rispettivamente repubblicani e democratici; ndr] – ha detto tra gli applausi Masen Davis, a capo del gruppo Freedom for All Americans (Libertà per tutti gli americani) – ma una cosa che riguarda gli esseri umani”.

“Quando questa amministrazione ne ha avuto la possibilità – dice Sarah Warbelow, direttrice di Human Rights Campaign (Campagna per i diritti umani) – ha sempre scelto di voltare le spalle alle persone transgender”. Jay Brown, della stessa associazione, rincara la dose, ricordando a Trump che ci sono 10 milioni di elettori LGBTQIA “e altri milioni che sono loro alleati“. “Abbiamo giusto tre parole per voi: ‘Novembre sta arrivando’” ha concluso, facendo riferimento alle ormai prossime elezioni di midterm che dovranno rinnovare tutta la Camera e parte del Senato federale.

Dalle urne ai tribunali
Per quanto i sondaggi possano dare l’idea che i democratici vincano queste elezioni, questi si troverebbero, nella migliore delle ipotesi, con una Camera a maggioranza democratica, ma con un Senato ancora più saldo nelle mani di Trump. Per il presidente sarebbe una situazione perfetta, con l’opposizione troppo debole per potere anche solo pensare a una procedura di impeachment, ma abbastanza “forte” da potere essere usata come scusa, e causa, per l’immobilismo e presentarsi presso i suoi elettori affermando che “non lo hanno fatto lavorare”.

Ma il campo di battaglia degli ultrà religiosi sembra essersi spostato verso le aule di tribunale. Probabilmente, più che la Casa Bianca o il Congresso, il loro vero obiettivo nel 2016 era la Corte Suprema. La nomina a giudice del discusso Brett Kavanaugh ha riempito di fiducia questi gruppi che, attraverso l’espressione magica “libertà religiosa”, potrebbero fare tornare indietro di decenni i diritti civili, semplicemente facendo in modo che le varie leggi che garantiscono il diritto delle persone LGBTQIA di non essere discriminate, siano annullate dalle corti supreme locali o federali.

Cause pilota
Le associazioni fondamentaliste sembra che, da questo punto di vista, stiano facendo gioco di squadra: lo scorso 6 ottobre un gruppo di pressione che rappresenta 25 chiese in Texas ha aperto una causa legale in una corte federale chiedendo di annullare le leggi contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere nella città di Austin, in quanto queste violerebbero la “libertà religiosa”, la Costituzione del Texas e quella degli Stati Uniti.

Un paio di giorni dopo, un’altra associazione fondamentalista cristiana, “Texas Values” (Valori texani), ha fatto causa, stavolta a livello statale, contro analoghe leggi anti-discriminatorie nella politica abitativa, sempre invocando la “libertà religiosa”. Ai gruppi di attivisti per i diritti civili è chiaro che, se queste due “cause pilota” dovessero avere successo, “sarà aperta la stagione delle discriminazioni” nei confronti delle persone LGBTQIA “non solo in Texas, ma in tutto il paese”.

Contro tutte le donne
Mischa Haider, attivista transgender dell’Università di Harvard, sostiene sul Guardian che l’attacco alle donne transgender portato avanti da Trump nasconde il vero obiettivo. Infatti, è troppo piccolo il “fronte” delle persone trans per essere un vero pericolo per un “uomo forte” come lui: l’obiettivo sarebbero le donne nel loro insieme, più che le donne trans.

“La sola esistenza di persone transgender mina alla base l’egemonia maschile, perché va a offuscare il confine che divide uomini e donne. Le direttive dell’amministrazione Trump, che vogliono che il sesso sia binario, immutabile e determinato esclusivamente dai cromosomi e dall’anatomia genitale, sono tentativi per marcare una linea rossa tra uomini e donne.

“Affinché un meccanismo di oppressione esista tra due classi nella nostra società, è cruciale che ci sia una chiara differenza tra queste. Come i bambini di etnia mista sono un anatema per qualsiasi segregazionista, in quanto una persona che sia al tempo stesso bianca e nera mette in discussione l’inviolabile superiorità delle persone bianche, un’area grigia tra maschile e femminile può annullare il concetto di patriarcato”.

Zilraag
©2018 Il Grande Colibrì

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