Dalla rassegna stampa Cinema

Due fratelli, una malattia e quei vecchi conflitti

Due fratelli, una malattia e quei vecchi conflitti

EMILIANO MORREALE

Il titolo del film è evidentemente antifrastico: anche se in qualche scena si sorride, c’è ben poco di euforico nella vita dei personaggi. Semmai, per uno di loro, l’imprenditore Matteo (Scamarcio), si tratta di un’euforia di facciata, di una volontà di agire e di controllare chi gli sta intorno, sul lavoro e nella vita privata (Matteo è omosessuale, frequentatore di marchette e casto convivente con un amico che lo adora). Il fratello Ettore (Mastandrea) invece insegna scienze a scuola, ha appena lasciato la moglie ed è in una crisi umana profonda.
Un po’ moralista un po’ inetto, comunque sconfitto dalla vita, ha un cancro ma non sa di aver pochi mesi di vita. A gestire la situazione tenendosi informato, nascondendo la verità al fratello e seguendo le sue cure, sarà proprio Matteo.
È l’occasione per un confronto tra i due diversissimi fratelli, per il loro ritrovarsi ma anche per il risorgere di conflitti sopiti. Da un lato il film sconcerta, perché racconta una storia già vista, quasi un inventario del cinema medio d’autore (la sceneggiatura è scritta con Francesca Marciano e Valia Santella, e la collaborazione di Walter Siti): un personaggio cinico simbolo dell’Italia senza scrupoli e un fratello fallito ma puro, la riscoperta dei valori della vita, un milieu borghese in cui far rispecchiare lo spettatore. E poi la provincia con i parenti, la gita al mare, la trasferta all’estero (dicono a Lourdes, ma poi li vediamo in Bosnia), l’immancabile scena in piscina, l’estasi surreale, certi dialoghi che spiegano tutto eccetera. Ma da questo materiale la regia sembra scartare continuamente, soffermandosi sulle pause e sui momenti di sospensione, col risultato di trovare nelle pieghe, nei gesti, nelle atmosfere un riscatto ai luoghi comuni. Il che rende il film più interessante alla seconda visione che alla prima.
Ma la cosa più interessante è il confronto tra i due attori protagonisti Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio (quest’ultimo prende sempre più spazio nel procedere della storia). Del primo (perfettamente a suo agio in un ruolo che può ricordare quello della serie tv La linea verticale) si conosceva già da tempo la straordinaria forza, la capacità di tenere in piedi un film quasi da solo.
Ma è il secondo ad aver fatto, film dopo film, un percorso di crescita fino a raggiungere qui forse la sua migliore interpretazione. E anche in questo caso, indubbiamente, il merito va non solo alla sua riservata ma efficacissima sponda attoriale, ma anche alla regia di Valeria Golino.

Voto: 3/5

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