Dalla rassegna stampa Cronaca

I cugini vincono in tribunale «Via i vincoli dalla casa di Dalla»

I cugini vincono in tribunale «Via i vincoli dalla casa di Dalla»
Il Consiglio di Stato dà torto a ministero e Soprintendenza sulle collezioni

L’eccentrica dimora di via d’Azeglio resterà la sede della Fondazione

Daniela Corneo

Gli eredi di Lucio Dalla hanno sconfitto il ministero dei Beni culturali. Che adesso dovrà pure pagare loro le spese legali sostenute per la loro battaglia, vinta definitivamente grazie a una sentenza del Consiglio di Stato. I fatti risalgono al 2014. L’allora ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, aprì il conflitto con un tweet: «Avviate le procedure per il vincolo sulla collezione di Dalla. Un patrimonio da non disperdere, ma da conservare e valorizzare». Una mossa, quella dell’ex ministro dem, che arrivava a sostegno di una decisione della Direzione regionale dei Beni culturali, allora a guida Carla Di Francesco. Fu lei a mettere il vincolo a oggetti, quadri, foto, ricordi della casa del cantautore bolognese, ritenendoli un pezzo di storia del costume del nostro Paese. Un vincolo che, da subito, fu vissuto dagli eredi dell’artista bolognese come un «affronto» e una mancanza di fiducia nei loro confronti.

I parenti del cantautore, che nel 2012 hanno ereditato tutto il suo patrimonio in mancanza di un testamento, fecero ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna per contrastare la decisione di Soprintendenza e ministero. E il Consiglio di Stato ha emesso la sua sentenza definitiva: quel vincolo non si può mettere. E lo motiva, si legge nel testo della sentenza pubblicato ieri online sul sito dell’ultimo grado di giudizio in ambito amministrativo, dicendo che «la Soprintendenza ha imposto un illegittimo e generico vincolo sul tutto, rinviando a un successivo accordo con la proprietà la chiara individuazione si cosa effettivamente sottoporre a vincolo. Non si ha un vincolo su beni determinati, ma si è di fronte a un vincolo “affettivo” caratterizzato da palese aleatorietà e indeterminatezza. È così mancata l’attività istruttoria che non è mai stata compiuta».

Ma non solo: per il Consiglio di Stato tutti gli oggetti e gli arredi contenuti nell’abitazione di Dalla in via D’Azeglio non si possono considerare una collezione. «I beni invece sono stati trattati come se si trattasse di una collezione. Sono stati vincolati gli arredi solo perché appartenevano all’artista, senza che sia stato dimostrato il presunto legame inscindibile tra gli stessi e soprattutto il legame con la produzione artistica e la rilevanza culturale di tale legame», mette nero su bianco il Consiglio di Stato.

Insomma: per i parenti di Lucio Dalla adesso giustizia è fatta. Ma questo non significa che l’aver provato l’illegittimità del vincolo posto quattro anni fa dal ministero dei Beni culturali e dalla Soprintendenza regionale cambierà in qualche modo le sorti degli oggetti, dei quadri e degli arredi che gli estimatori del cantautore vanno periodicamente a visitare nella sua casa-museo. Quelli resteranno lì, dove sono oggi, e continueranno a essere parte integrante della Fondazione Lucio Dalla, la cui intenzione è quella di continuare a ricordare il cantautore bolognese e organizzare iniziative che ne celebrino l’arte e il legame con la sua città.

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«Museo» sold out,ma serve continuità

è la casa di via d’Azeglio, quella col campanello del commendator Sputo, il centro dei ricordi dei fan di Lucio Dalla. L’onfalo avvolgente e stupefacente del mondo del «ragno», come lo chiamavano gli amici, in cui tutti vorrebbero entrare e restare per ore. Perché non era e non è una semplice casa, ma uno spazio speciale che oscilla fra le stelle e il mare — i suoi orizzonti letterari —, ricco di opere d’arte e di tutte le passioni che l’hanno accompagnato nella sua brillante vita: ecco perché fin dal primo momento, dopo la sua scomparsa nel marzo 2012, è stata pensata come casa-museo, unico e vero luogo di «riconoscimento» dell’artista. Aprirla al pubblico, organizzarla e gestirla come un museo è stato un tema dibattuto e ancora attualissimo, ma che al momento la Fondazione che porta il suo nome e creata dagli eredi non riesce a realizzare. Impegno importante anche dal punto di vista finanziario. I soldi lasciati dall’artista non sono pochi (molti beni peraltro sono stati alienati), ma i cugini eredi (e i loro figli) sono tanti. In questi primi sei anni senza Lucio, la casa di via d’Azeglio è stata aperta nel marzo 2015 (arrivò anche l’allora ministro Franceschini), del 2017 e del 2018. Apertura sempre apprezzatissima (e avvenuta grazie contributi esterni). Pare difficile però rendere questa opportunità permanente. Da sola, la Fondazione dice di non farcela. Negli ultimi due anni è intervenuta la Cna finanziando le visite guidate: sempre sold out, sia in primavera durante l’anniversario, sia in estate e poi in questo mese di settembre (nei weekend, venerdì e sabato, le visite sono abbinate a percorsi tematici legati a Lucio). Un successo clamoroso. Merito in primis di Cna (c’è anche il contributo della Camera di Commercio e la logistica di Elastica) impegnata a promuovere la città con il progetto Bologna città Culturale e Creativa. Dopo settembre però è arrivata una pausa di riflessione e le visite sono state interrotte. Forse serve un’azione più corale da parte di tutta la città, a partire da Palazzo d’Accursio.

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